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Che schifo di business via telefono

Telefonate e sms per votare concorrenti, scaricare suonerie o telefonare a quiz: e vince sempre il banco furbetto

Lun 26 Ott 2009 | di Maurizio Targa | Soldi
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Immaginate di fare un regalo a qualcuno e che questo sia impacchettato con una carta da imballaggio con sovraimpressa la scritta "Auguri". La scritta apparirà incredibilmente luminosa, come se fosse alimentata da una delle classiche  batterie che siamo abituati ad usare solitamente. In questo caso però l'energia è fornita direttamente dalla stessa cellulosa con cui è composta la carta da imballaggio. Sembra incredibile, ma è così!
è infatti difficile immaginare che da un materiale organico come la carta si possa ottenere energia elettrica, come fosse una batteria metallica.
La scoperta è di un gruppo di ricercatori dell’Università di Uppsala in Svezia, guidati dal professore armeno Albert Mihranyan.
La tecnica è basata su materiali di nuova concezione chiamati “polimeri conduttori” (o anche “elettronica di plastica”), vale a dire una catena di molecole dello stesso tipo in grado di scambiarsi energia. Questi materiali sono ricavabili da qualsiasi tipo di materia organica: legno, erbe, verdure, frutta, alghe, ecc...
Il gruppo di scienziati svedesi ha “spalmato” uno strato del polimero conduttore non più spesso di un capello su un foglio di cellulosa ottenuta da un'alga.  A questo punto due fogli di questa cellulosa trattata con il polimero conduttore sono stati separati tra loro con un altro foglio di cellulosa imbevuto di cloruro di sodio (il normale sale da cucina). La carta multistrato così composta si comporta come una batteria metallica: se ci attacchiamo due elettrodi, può anche ricaricarci il telefonino e anche più velocemente dei normali caricatori.

Quiz via sms? Vince sempre il banco…
Il bravo presentatore, sfoderando il suo sorriso migliore, pone la domanda: «I colli di Roma sono sette o settecentosettantasette?» Quello che incuriosisce, in un certo tipo di quiz televisivo che prevede l’interazione da casa, è l'imbarazzante banalità delle domande: talmente sciocche che solo qualche bimbetto incontrerebbe delle difficoltà nel rispondere. Il motivo? Facile pure quello: inserite in programmi di grande audience, se anche uno su dieci, tra gli spettatori, provasse a rispondere (mille euro in palio, di solito), avremmo centinaia di migliaia di sms dal valore di un euro ciascuno coinvogliati verso la trasmissione. Intascati ogni sera, con un giochino di pochi minuti. Ovvio che le domande siano banali: maggiore sarà il pubblico che tenterà di rispondere, maggiori saranno gli sms che verranno spediti. Ecco chi è veramente pronto per la scalata verso il milione...

Partecipo al quiz? No, compro suonerie
Facendo zapping fra i canali televisivi locali, è facile imbattersi in trasmissioni che propongono quiz con i quali è possibile vincere premi in denaro o cellulari di ultima generazione. Solitamente bisogna indovinare il risultato di una moltiplicazione, un indovinello idiota oppure decifrare una parola ripetuta da una modella senza sonoro, leggendone il labiale. Per vincere il premio, dicono loro, basta chiamare un numero telefonico a pagamento (15 euro a chiamata, tanto per intenderci) e dare la risposta, solitamente molto ma molto facile. Durante la trasmissione la conduttrice, spesso scollacciata, invita a partecipare affermando che il fortunato che prenderà la linea otterrà da subito 15 suonerie per il telefonino. Vanno in diretta molte chiamate, che – stranamente! – danno sempre una risposta sbagliata. La truffa è presto svelata, basta leggere il regolamento del gioco: la trasmissione è una vendita di suonerie e la telefonata, è ben scritto, non implica la partecipazione al gioco, a differenza di quanto affermato dalla conduttrice. Solitamente, dopo aver ricevuto le suonerie, la comunicazione, infatti, si interrompe. Le chiamate - spiega il regolamento – sono gestite da un sistema computerizzato che ha la possibilità di mandare in onda telefonate fittizie, effettuate a scopo dimostrativo dalle centraliniste della trasmissione. Così si spiegano le risposte sbagliate: sono fatte dalle centraliniste della trasmissione!

Il gigantesco bluff delle suonerie gratis!
La musichetta più trendy o lo sfondo più fico sul tuo telefonino? è quasi impossibile non imbattersi, sulle reti televisive ed i giornali più diffusi (non il nostro), in questo tipo di pubblicità: per ricevere gratuitamente la suoneria, ti dicono, basta inviare un SMS o effettuare una chiamata da cellulare o fisso. La suoneria è gratis, ma la telefonata costa un occhio e, soprattutto, quello di cui pochi si accorgono è che telefonando ci si abbona ad un servizio  che continuerà a “regalarci” suonerie e sfondi al modico costo di circa 5 euro a settimana. Nelle clausole c’è pure scritto (piccolissimo) che “il servizio viene fornito non appena inviata la richiesta e non trova pertanto applicazione l'art. 5 del D. Lgs 185/99 (esclusione del diritto di recesso)”. La cancellazione per il malcapitato avverrà dopo giri tortuosi, chiamando a centralini che squillano a vuoto o inviando email ad indirizzi inesistenti. Il mercato suonerie genera un giro annuo d’affari di circa duecento milioni di euro. «è un fenomeno che si sta allargando a macchia d'olio – spiegano dall'Antitrust -: in soli due mesi il numero totale delle suonerie inviate agli utenti ha raggiunto il 1.700.000, per un numero di abbonati pari a circa 317.000 unità».

 


COSA C'E' DIETRO IL TELEVOTO
E' un business a tanti zeri, ma consente una videocrazia in cui il pubblico è sovrano. Dicono. Ma, votando il mio beniamino nel reality piuttosto che a Miss Italia, ho la certezza che contribuirò a farlo vincere? E quanto frutta una consultazione elettorale via televoto? Alla finale di Amici, lo scorso anno, arrivarono 1 milione e 900 mila voti. Sostituite voti con euro ed il conto è fatto, visto che ogni sms costa proprio un euro. La messe non è sempre così abbondante, dipende da quanto appeal esercita la trasmissione: per un reality si parte solitamente con 20-30 mila voti nelle prime puntate e si arriva a 300 mila la sera conclusiva (dati Grande Fratello 2008), una finale di Miss Italia vale circa 800 mila voti/euro, trasmissioni minori qualche decina di migliaia. Sono introiti che fanno indubbiamente gola e le case di produzione ne inseriscono le previsioni in bilancio, come si fa con la pubblicità. Nel 2008 gli utenti unici a televotare sono stati un milione. La torta generata viene spartita in cinque fette, tra operatori telefonici, reti tv, il titolare del format, i produttori del programma e le società che gestiscono il televoto; la parte del leone la fa l’operatore telefonico, che in media incassa tra il 40 e il 50% del totale. È ovvio, per tornare al primo quesito, che il vincitore di un reality o di un talent show veda moltiplicarsi i suoi cachet e per chi lo produce l’investimento in televoti rappresenta una tentazione formidabile, vedi l’autodenuncia di Lele Mora (affermò di aver consentito la vittoria di Walter Nudo all’Isola dei Famosi grazie ad una massiccia dose di televoti convogliati) o altri casi di sospette pastette. Viene da dirsi: vale proprio la pena televotare?  
 


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