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Susanna Tamaro. Dove mi ha portato il cuore

Il talento e la missione della scrittrice italiana più letta al mondo

Gio 05 Nov 2009 | di Giuseppe Stabile | Zona Stabile
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Ci riempie di soddisfazione il continuo apprezzamento per la cura che mettiamo nella selezione dei personaggi e delle notizie che mensilmente proponiamo attraverso le pagine di questa rivista. Questa volta, però, siamo felici di essere stati scelti. Scelti da una lettrice speciale, dalla scrittrice italiana più letta nel mondo, da una donna che esprime il suo grande talento per condurre la lotta più importante: quella per la Vita.

Susanna Tamaro, grazie di aver scelto “Acqua&Sapone” per presentare il suo nuovo libro “Il grande albero”.
«Sono una sincera ammiratrice ed assidua lettrice della vostra rivista: si capisce che dietro c’è un progetto rivolto alla Persona. Tengo molto al mio nuovo libro ed ho voluto presentarlo attraverso il vostro mensile che offre dei messaggi alternativi e migliori rispetto a quelli spesso proposti dai mass media tradizionali. Questo mio ultimo lavoro è una fiaba moderna sull’amore, la natura e la continuità della vita. Rivolgendomi ai ragazzi ed agli adulti capaci ancora di emozionarsi, parlo dei valori fondanti della persona, di quelli spirituali, della famiglia, dell’amicizia, dell’amore, con un invito a tornare a guardare al creato; altrimenti non possiamo arrivare al Creatore».

Cosa sta succedendo ai mezzi di comunicazione?
«Potenzialmente i media sono degli strumenti molto utili, ma troppo spesso diffondono un messaggio di distruzione, producendo un mostruoso lavaggio del cervello. Tutto dipende dal maligno nascosto nelle persone che, usando operatori dell’informazione senza consapevolezza spirituale, sparge odio e violenza. La cultura odierna tende a rimuovere il male e a considerarlo sempre fuori dalle persone. Questo è molto pericoloso perché, se il male non è in me, tutto e tutti sono un nemico: da lì nascono gli abusi ed i regimi di vario tipo».   
   
Da dove iniziare per proporre una cultura più rispettosa?
«Dobbiamo metterci tutti molta buona volontà: ci sono tanti cuori da aprire e menti da illuminare, tante persone che cercano ed aspettano un messaggio di speranza. Ad esempio, le donne, nel migliore dei casi, sono considerate un oggetto. Invece dobbiamo aiutare loro e le famiglie ad avere un modo diver
so di guardare all’esistenza».

Intanto tra la gente il malessere è sempre più diffuso...
«La gente prova insoddisfazione ed infelicità, ma non sa dargli un nome: pensa ad una malattia ed allora ingurgita psicofarmaci, il cui consumo è in spaventoso aumento. Basta guardare in faccia le persone che incontriamo per strada e si capisce quanto stanno male: molti soffrono di attacchi di panico e la depressione è una piaga in forte espansione. Anche i ragazzi sono depressi: significa che è venuta meno una spinta vitale che fa parte dell’uomo. Il cinismo ormai impera su tutto, nella convinzione che c’è un prezzo per comprare qualsiasi cosa. Ma questa è la massima povertà, mentre la ricchezza è quello che hai dentro e che ti rende unico. Bisognerebbe aiutare le persone ad iniziare un cammino spirituale, ma non è facile, perché siamo portati ad accontentarci della finta realtà materiale e tecnologica che ci circonda».

È stato difficile scrivere l’ultimo libro?
«Moltissimo, ho impiegato dieci anni per completarlo. È stato arduo scrivere una fiaba che fosse profonda ed allegra, rivolgendosi al cuore e parlando del Cristianesimo in modo non ideologico. Ad un certo punto accantonai il progetto perché mi sembrava al di fuori delle mie possibilità; poi, però, è arrivato l’aiuto dello Spirito Santo e l’ispirazione folgorante. Questo è il libro che ho scritto con maggiore amore e spero che aiuti a percepire che tutto il creato è immerso nella Sapienza di Dio. Inoltre, sono felice perché tra i protagonisti c’è l’indimenticabile Papa Wojtyla, un vero uomo ed un grande sacerdote che ho avuto la grazia di frequentare personalmente».

Perché ha a cuore il risveglio delle persone?
«Ho fatto un lungo cammino di consapevolezza spirituale e desidero condividerlo con gli altri attraverso il talento della scrittura che Dio mi ha donato. È duro scrivere cercando la Verità nelle parole: bisogna avere una grande carica interiore e si va incontro a tanti momenti difficili. Ma mi riempio di gioia se penso a ciò che è successo con molti miei libri ed in particolare con “Va’ dove ti porta il cuore”: ho ricevuto centinaia di lettere di persone da tutto il mondo che si sono sentite aiutate a cambiare vita».

Come riuscire ad esprimersi rimanendo fedeli alla Verità?
«Bisogna avere tanta umiltà, eliminando il proprio io, con tutto quello che si vuole dire e fare. Si deve lavorare duramente, abbandonandosi ad una forza superiore: a volte sento questo fiume di energia che mi trascende e che va nella pagina, senza sapere cosa scriverò. Questo è il lato più emozionante dello scrivere e questa energia passa nel libro, arrivando fino al lettore. C’è da considerare che io sono credente e che per arrivare a questo tipo di esperienza vivo nella natura, con molti animali, ed ho una intensa vita spirituale, fatta anche di preghiera e meditazione. Ma ognuno deve cercare di esprimere nella Verità la propria creatività: dal falegname alla mamma con i propri figli. Dobbiamo tornare consapevoli che l’esistenza è un percorso verso la sapienza e la saggezza».

Quando ha scoperto di avere questa particolare sensibilità umana e spirituale?
«Fin da bambina ho sempre avuto un'insaziabile fame di ricerca della Verità. Pur vivendo in una famiglia atea, sentivo un grande amore per Gesù e, sostenuta solo da mia nonna, a sette anni ho lottato contro mio padre che non voleva farmi fare la Prima Comunione. Sognavo di diventare medico o missionaria, dato che sono sempre stata molto sensibile alla sofferenza, anche fisica, degli altri. Probabilmente perché anch’io, a causa dei miei genitori, ho avuto un’infanzia terribile ed ho sofferto molto anche per l’abbandono da parte di mio padre. Con lui ho faticosamente tentato di ricostruire una relazione negli ultimi anni della sua vita».

Come è riuscita a superare e guarire le ferite dovute alla sua difficile esperienza familiare?
«Come succede purtroppo a molti bambini, è facile perdersi e confondersi se non si è amati in famiglia e se non si incontrano sani educatori o veri sacerdoti preparati per andare oltre le regolette del Catechismo. Nonostante tutto, anche durante i turbolenti e violenti anni ’70, continuavo a sentire una voce interiore alla quale cercai di rispondere con un approccio pratico e fisico, nel tentativo di vincere i grandi mali che mi portavo nell’anima. Ho fatto yoga e sono diventata esperta istruttrice di arti marziali: questo lavoro sul corpo, insieme alla meditazione sulle mie ferite inconsce, mi ha sciolto i blocchi che avevo per le mancanze d’amore subite, permettendomi di riavvicinarmi  gradualmente al Vangelo ed alla Fede in Cristo».

C’è relazione tra le ferite interiori e le sofferenze fisiche?

«Ho scoperto sulla mia pelle che i blocchi spirituali diventano anche fisici: quando non siamo amati ci chiudiamo e lentamente si blocca anche l'energia del corpo. Naturalmente, è indispensabile entrare nel proprio inconscio per portare alla luce il male che si è insediato in noi per non essere stati amati, ma non basta certo la psicologia per guarire: solo l’Amore di Dio risolve e sconfigge il male, anche se da parte nostra è necessaria l’incarnazione concreta nella vita di tutti i giorni».

Nella nostra società c’è una cultura della persona capace di fornire risposte adeguate alla sofferenza della gente?
«È molto carente, a cominciare dal grande errore di rimanere concentrati solo sulla mente che, seppur importante, è una parte molto piccola delle nostre risorse personali. Inoltre, è necessario impegnarsi affinché la Chiesa entri di più nella vita concreta degli adulti e dei bambini, cercando anche di colmare una grande carenza culturale: è inutile parlare di Dio ad una persona senza considerare le ferite inconsce subite fin dall’infanzia da relazioni prive di amore. Altrimenti le prediche non potranno arrivare e la falsa spiritualità è mortale. Dico questo senza voler giudicare, ma con un grande desiderio nel cuore: aiutiamoci, laici e religiosi, a vivere concretamente la Redenzione personale per portare l’Amore del Vangelo a tutte le persone che nel Mondo soffrono nello Spirito e nel Corpo».

Ha pubblicato varie opere rivolte ai più piccoli. Qual è il suo rapporto con i bambini?

«Li amo moltissimo e, anche se non mi sono sposata, vivo sempre in relazione con molti bambini. Nella mia casa ci sono le tre  figlie di una giovane coppia peruviana che ormai fanno parte della mia famiglia. Passo molto tempo a giocare con loro e con i miei quattro nipoti, di età dagli otto ai sedici anni. Anche se non ho avuto figli miei, mi sento perfettamente realizzata nella mia maternità spirituale: ho messo al mondo tante persone, perché le ho aperte all’amore. In ogni caso, ho cercato di essere ancora più concreta e solidale nella mia lotta per la vita, sia attraverso la mia Fondazione, sia costruendo un asilo nido nel piccolo paese dove vivo: ritengo fondamentale offrire un’educazione sana ai ragazzi. Questa avventura mi ha donato anche una gioia speciale: sulla strada di casa mia, che porta all’asilo, il Comune pianta un albero per ogni bambino che nasce. Così so sempre quanti nuovi bambini sono arrivati! Purtroppo, provo un grande dolore nel guardare la sofferenza negli occhi dei nostri bambini, travolti, tra l’altro, da una dilagante debolezza ed ambiguità che non gli permette neanche più di usare le parole mamma e papà».

In effetti viviamo circondati dall’esaltazione  dell’ambiguità…

«Tutto ciò che è ambiguo cova sempre focolai negativi e di non sviluppo. Purtroppo c’è molta confusione culturale e spirituale che non aiuta le persone, soprattutto i più giovani, a maturare la propria identità sessuale di uomo o donna. È assurdo far passare l’idea che tutti devono essere ambigui, quando sappiamo bene che la grande maggioranza di esperienze omosessuali nasce da una sofferenza interiore inconscia. Oltretutto, si è slegato il lato procreativo dall’atto fisico d’amore, con la tecnica che ha portato una spaventosa devastazione, producendo la perdita del legame biologico e spirituale della relazione. In tutto questo scempio, i mass media affibbiano etichette, obbligando le persone nel loro schema, per farle diventare la macchietta che vogliono usare: non arrivano a pensare che una persona può avere una limpidezza nelle relazioni personali. Anch’io sono stata vittima di questa violenza».

Quali progetti la animano?
«Oltre a cercare di ampliare il raggio d’azione della mia Fondazione, sto scrivendo la sceneggiatura di un film. Io nasco come regista e nel 1993 girai “Nel mio amore” la mia prima pellicola che, nonostante l’ottima accoglienza del pubblico, fu ostacolato in molti modi e mal distribuito per i temi che trattava. Ora vorrei riprovarci, perché il cinema è un mezzo comunicativo potente per far passare contenuti di vita. Sarà un’altra dura battaglia, ma non mi arrendo e non mi scoraggio, perché so che l’esistenza ha senso solo se vissuta per educare all’Amore. Sicura che, come dice lo scoiattolo Crik protagonista di questo mio ultimo libro, “l’Amore vince ogni cosa”».        

 



UNA VITA PER LA VITA
Susanna Tamaro, discendente dello scrittore Italo Svevo, nasce a Trieste nel 1957, il 12 dicembre alle ore 12,12. La sua difficile esperienza familiare, vissuta con i due fratelli, lascerà un profondo segno nelle sue vicende personali ed artistiche. Nel 1976, dopo la maturità magistrale, approda a Roma dove consegue il diploma del Centro Sperimentale di Cinematografia che le permetterà di lavorare al fianco di grandi registi come Federico Fellini, suo convinto estimatore. Alla fine degli anni ’80 la sua vita cambia profondamente: intraprende lo studio delle arti marziali (è una esperta insegnante), scrive il primo dei suoi 17 libri e si trasferisce in un casolare nella campagna di Orvieto dove abita tuttora in una grande fattoria. Il 1994 è l’anno della consacrazione definitiva, arrivata con la pubblicazione di “Va’ dove ti porta il cuore” che, tradotto in molte lingue, ha venduto 14 milioni di copie! Nel 2003 esce il suo primo film da regista “Nel mio amore”. Ha da poco pubblicato il suo ultimo libro “Il grande albero”, una emozionante fiaba moderna.  
 

PER LO SVILUPPO DELLA VITA
La scrittrice triestina, oltre ad aver donato un asilo nido al paese umbro in cui vive, nel 2000 ha creato la Fondazione Tamaro, con lo scopo di sostenere in tutto il mondo progetti a favore di bambini abbandonati e mamme in difficoltà. «Il grande ed improvviso successo dei miei libri - spiega - mi regalò un’agiatezza economica alla quale non ero abituata. Sono molto semplice, vivo dell’essenziale, lontano dalla mondanità. All’inizio neanche lì volevo quei soldi ma, dopo aver comprato casa in campagna, ho deciso di creare una Fondazione, finanziata con una parte dei miei diritti d’autore. In fondo i soldi sono dei miei lettori che, anche se non lo sanno, partecipano ai progetti per lo sviluppo della Vita che seguo personalmente». 


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