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Senza Facebook che mondo sarebbe?

Si vive di computer perché si ha paura del giudizio altrui

Ven 06 Nov 2009 | di dalla nostra lettrice Serena Cantalupo | Io Giornalista

Ore 09.30 di un mattino qualunque ti alzi e apri la finestra. No, non è la finestra di una camera, ma una finestra su di un mondo incontrollabile. Ormai accendere il pc diventa un’operazione automatica. Non si è nemmeno totalmente svegli che l’anima da voyeur si sveglia in automatico, così come la nostra connessione Adsl. Devi capire, devi vedere, devi assolutamente sapere chi e cosa hanno pensato poche ore fa i tuoi “amici”… Prima era il classico pettegolezzo dal parrucchiere, ora non si ha più bisogno di un casco in testa e una rivista in mano per sapere delle ultime disgrazie di Tizio o del nuovo amore di Sempronio, basta un clic e hai la visione concreta della vita altrui. A questo punto viene da domandarsi: dove è mai la vecchia tanto declamata privacy, perché “i panni sporchi non si lavano più in casa”, ma condivisi in piazza in quel di Facebook? Troppa è la tentazione di seguire la moda, l’omologarsi al gruppo per evitare una conversazione a dir poco imbarazzante: “oh, hai Facebook che ti mando la richiesta d’amicizia?”. “Veramente no!”… “Come ancora no?!”… Come se possedere un qualsiasi account virtuale possa stabilire il nostro status: ma, se non ti impicci degli affari altrui, non sei nessuno e automaticamente sei tagliato fuori… Da studentessa in Scienze della Comunicazione ora mi chiedo: perché tutta questa ansia di voler far sapere al mondo a cosa stai pensando, cosa condividi o meno? Una risposta ho provato a darmela: non credo sia una semplice richiesta di amicizia, ma una ben più seria richiesta di attenzione, che altri non sanno darci, il voler far sapere se sto male, se sono delusa o semplicemente è solo un modo come un altro per nascondere il viso non più dietro le mani, ma dietro un monitor che non può vedere e giudicare i nostri stati d’animo. Solo che un monitor non può guardarci negli occhi, accarezzare, consolare o piangere con noi. Non può ridere e non ci può sorridere se le cose vanno bene. La vita su Facebook è priva di contatti emotivi e fisici: non ha senso richiedere l’amicizia ad una persona se poi a malapena per strada regaliamo un saluto o un sorriso… Che mondo sarebbe senza facebook? A voi l’ardua sentenza. 


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