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La quarta generazione non esiste...

... e la terza non va: le autorità per la sicurezza nucleare bocciano i ‘nuovi’ reattori che l’Italia vuol comprare

Lun 23 Nov 2009 | di Francesco Buda | Energia
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La quarta generazione di reattori nucleari non esiste. E la terza “avanzata” è pressoché un prototipo che scricchiola di brutto. Cioè nemmeno è un bidone completo, ma il disegno imperfetto di un bidone.
Ve ne sono di due tipi fondamentalmente e fanno capo a due soli colossi mondiali, che hanno accentrato le promesse della “rinascita nucleare” (come la chiamano i profeti del verbo nuclearista) e la nuova mitologia dell'industria atomica coi suoi giri di soldi stratosferici, il bidone più propagandato, più pericoloso e incerto, più costoso e più velenoso mai concepito dall'umanità.
Abbiamo gli Epr dei francesi, alla disperata caccia di clienti per centrali che non sono neanche in grado di fare fino in fondo, visto che c'è solo una ditta al mondo, la giapponese Jws, capace di realizzare alcune parti fondamentali di questi reattori.
E poi ci sono gli Ap 1.000 della Toshiba-Westinghouse, società a metà tra Giappone e Stati Uniti. In entrambi i casi la propaganda giura che i nuovi aggeggi sono convenienti, puliti. E soprattutto sicuri e affidabili.
Ma in entrambi i casi i “controllori” li hanno bocciati. A novembre le Autorità per la sicurezza nucleare e la protezione dalla radioattività di Francia, Inghilterra e Finlandia hanno manifestato pubblicamente gravi dubbi e critiche proprio sui due principali sistemi di controllo dei reattori Epr, perché basati su due software non indipendenti tra loro.
In un documento congiunto, contestano il fatto che questa terza generazione avanzata  non garantisce l'automatica ed efficace attivazione del sistema di sicurezza di emergenza in caso di incidenti o guasti al sistema di sicurezza centrale. Cioè la rottura della “sentinella” principale potrebbe mandare in tilt quella “di scorta”. «Sviluppare un nuovo sistema - spiega Larcial Jorel dell’Istituto francese per la sicurezza nucleare - richiede anni».
I reattori “avanzati” nippo-americani, invece, non reggerebbero agli eventi climatici estremi (sempre più frequenti) e ai terremoti. La Nuclear Regulatory Commission, massimo organo in materia negli Usa, ha recentemente affermato a metà ottobre che lo scudo esterno non proteggere le centrali Ap 1.000 da tornado, venti violenti, uragani, oltre a non superare il collaudo antisismico. Ciò comporta un pesante stop ai 14 progetti di cantieri atomici negli Stati Uniti.
Per questi due tipi di reattori solo il nostro Governo ha firmato accordi in Francia e America. Una brutta storia, se pensiamo che gli unici due Epr in costruzione in Europa (Finlandia e Francia) sono ormai delle vere barzellette a suon di miliardi di euro: gravi ritardi, migliaia di difetti tecnici; non accuratezza e carenze nei lavori, subappalti sospetti, cemento e acciaio di dubbia tenuta e qualità, costi più che raddoppiati, scaricabarile e liti giudiziarie tra Governo e società coinvolte nell'affare... Prototipo vuol dire un modello ancora da verificare. Prima di mettere su strada e vendere la Panda, ad esempio, la provano, la ricontrollano, si accertano che sia ok, che non sbandi, che davvero inquini meno, ecc., ecc.
È così persino per i giocattoli dei bimbi. Da luglio 2008 sono vietati gli accendini vecchio tipo e da agosto scorso l'Unione Europea ha messo al bando, dopo severi test, pure i salvagente a paperella. Sono pericolosi per i bimbi. Ebbene, ciò che vale per una utilitaria, per un orsacchiotto, per un pezzo di plastica, è disinvoltamente relativizzato e rinviato al momento della posa in opera e dell'accensione nel caso delle più temibili e complesse macchine mai concepite, le centrali nucleari. Intanto le creano sulla carta, le vendono e le mettono in cantiere. A far da cavie, intere popolazioni.
Poi si vedrà. E i nostri politici belli pronti a firmare i contratti che ci espongono a rischi, indebitano per generazioni e lasciano in eredità scorie radioattive per migliaia di anni.                      


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