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Paolo Brosio: La mia vita salvata dal baratro

L’incontro con la “vera” Madre gli ha ridato la Vita. Ora vuole aiutare altri a risorgere

Ven 08 Gen 2010 | di Giuseppe Stabile | Zona Stabile
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Chi non vorrebbe essere un famoso personaggio televisivo, ospite delle feste più esclusive, sempre in viaggio per il mondo, magari circondato da affascinanti fanciulle? Paolo Brosio, popolare e simpatico giornalista, con anni di lavoro si è conquistato tutto quello che, nei sogni di molti, rappresenta il meglio. Ma qualche mese fa ha scoperto che ci vuole ben altro per essere felice ed ora sente il bisogno di condividerlo.
«Ho avuto una vita molto facile, ma durante il 2008 mi sono trovato in situazioni impreviste che mi hanno provocato un grande dolore: non sapevo come affrontarle e sono precipitato. È stato un periodo molto difficile che mi ha permesso però di riscoprire la Fede, cambiando tutta la mia esistenza, come racconto nel mio libro, “A un passo dal baratro - Perché Medjugorje ha cambiato la mia vita" da poco pubblicato».

Come iniziò la tua brillante carriera giornalistica?
«Cominciai scrivendo per otto anni al quotidiano La Nazione, seguiti da altri sei anni al Secolo XIX. Trasferitomi a Milano, nel 1991 approdai a Mediaset, dove la testata giornalistica stava muovendo i primi passi diretta da Emilio Fede. C'era la  guerra del Golfo e gradualmente iniziò la mia scalata televisiva: la popolarità arrivò con l'inchiesta su Mani Pulite ed i famosi novecento giorni trascorsi sul marciapiede del Palazzo di Giustizia milanese per i continui collegamenti di cronaca».

Come affrontasti l'improvvisa notorietà?
«Ero contento: lavoravo 13 ore al giorno e usavo la  notte per svagarmi. Iniziò però la rincorsa a dei totem che hanno segnato la mia esistenza: oltre il lavoro, i miei obiettivi erano il divertimento, lo sport e le donne. In quel periodo finì il mio primo matrimonio, ma ottenni anche molti successi, attraverso la pubblicazione di libri e vari contratti televisivi, anche con la Rai».

Come valuti oggi quegli anni di crescente popolarità? 
«Come giornalista ritengo di aver fatto un lavoro egregio, dando il massimo con grande rispetto della persona umana. Ho sempre avuto uno spiccato senso di solidarietà civile e nella mia professione ho incontrato molta gente valida. Oggi che ho riscoperto la Fede, ho profondo rispetto per i non credenti, tra i quali ci sono molti che si comportano meglio di quelli che vanno sempre in chiesa ma hanno il cuore duro. Non rinnego nulla del mio passato e del mio ambiente, né mi sento di giudicare nessuno; piuttosto rinnego con convinzione molte cose che ho fatto, soprattutto nell'ultimo periodo della mia esistenza, quando sono stato  travolto dalla sofferenza».

Cosa è successo che ha sconvolto la tua vita?
«Durante il 2008 si sono verificate tre circostanze che mi hanno fatto soffrire moltissimo, davanti alle quali mi sono trovato senza strumenti per reagire. Anzitutto è avvenuta la morte di mio padre, un punto di riferimento molto importante per me, seguita da un attentato incendiario al mio locale in Toscana, con tanti dipendenti in difficoltà per la parziale chiusura estiva. Poi c’è stata la durissima esperienza della separazione dalla mia seconda moglie, la modella Gretel Coello: siamo stati sposati per quasi quattro anni, oltre ai due di fidanzamento, e ci tenevo molto a lei. La cosa più importante è stata rendermi conto che è stato il mio comportamento a pregiudicare il rapporto. Se fossi stato più sereno, più vicino a mia moglie e più responsabile come marito, forse avrei salvato il matrimonio. Ma ero sempre in giro per il mio lavoro e comunque, con il senno del poi... non si cambia la realtà».

Succede a molte persone di trascurare la famiglia e le relazioni personali per gli impegni professionali. 
«Purtroppo è vero, ma onestamente devo riconoscere che la fine del nostro matrimonio è dipesa soprattutto da alcuni miei comportamenti: ero troppo superficiale nell'approccio ai valori, li trattavo alla stregua di un servizio televisivo o di una partita di calcio, senza rendermi conto che si possono ferire le persone. Ad esempio, mi ricordo che dopo una festa di compleanno di mia moglie me ne andai in giro a fare il deficiente con i miei amici come quando ero ragazzo, dicendole che ero andato a lavorare; lei è stata in pensiero tutta la notte e quando la mattina sono tornato non riuscivo a stare in piedi. Un'altra cosa che la mia ex moglie mi rimprovera è di non essere mai andato a trovarla a Cuba, il suo Paese natale; l'ho fatto solo dopo che mi ha lasciato, per tentare di recuperare, ma ormai era tardi».

Quali sono i rapporti attuali con la tua ex moglie?
«I miei errori hanno minato la fiducia del nostro rapporto e da quando ha preso la drastica decisione di lasciarmi abbiamo solo degli sporadici rapporti telefonici o via sms. Vorrei rivederla, parlarci, ma ormai non è più possibile: lei è una donna coerente, come ha dimostrato anche quando, nel momento della separazione, non mi ha chiesto denaro». 

Insomma, in pochi mesi hai dovuto affrontare la morte di tuo padre, la parziale distruzione del tuo locale e la fine del tuo secondo matrimonio. Come hai reagito?
«Di fronte a queste tre difficili situazioni sono crollato. Utilizzavo le armi che conoscevo, cioè il divertimento, per combattere il malessere. Solo che, mentre facevo determinate cose, il dolore non scompariva ed aumentava anche il rimorso: ero schiacciato tra il dolore ed il rimorso. Sono precipitato nella depressione e, piano piano, mi sono avvicinato a dei sacerdoti; non pregavo, ma parlavo con loro e, senza rendermene conto, parlavo con Dio chiedendo aiuto. Nel frattempo avevo oltrepassato ogni decenza e moralità, tuffandomi nel sesso, nell'alcool e nella droga. Ero veramente distrutto, fino a quando... ci fu quella sera benedetta...».

Puoi raccontarci questa tua esperienza così personale e profonda che ha aperto orizzonti nuovi alla tua esistenza?
«Era proprio un anno fa, il 3 gennaio.  Stavo molto male e durante una serata di trasgressione ho buttato all’aria ogni cosa, ho mandato tutti a quel paese ed ho cominciato a pregare, recitando una Ave Maria che inspiegabilmente mi è uscita in modo spontaneo dalla bocca. Ho provato un'emozione ed una gioia incredibili, impossibili da spiegare. Dopo qualche giorno sono andato a Medjugorje a ringraziare la Madonna perché era evidente il collegamento tra la mia preghiera e la Sua Persona. Da quel momento è iniziata una nuova vita, nella quale sono aumentate le tentazioni, ma è cresciuta anche la mia resistenza al male e la capacità di non cadere».

Come ti ponevi nei confronti della religione prima di questa improvvisa conversione?
«Ho ricevuto un'educazione familiare cattolica dai miei genitori, ma crescendo, per la materialità della mia esistenza, mi ero allontanato da certi princìpi, anche se mi ispiravo ad un concetto civile di bontà e solidarietà. Fino a pochi mesi fa non mi importava nulla di andare in Chiesa, mentre oggi sento la grande importanza della preghiera e partecipare alla messa è un desiderio interiore. Il rapporto con Maria è stato straordinario, improvviso, fortissimo e mi ha cambiato la vita: Lei ama ciascuno di noi in maniera veramente speciale e quindi stabilisce con ognuno una relazione diversa, secondo le necessità e sofferenze individuali».

È incredibile sapere che, improvvisamente, il famoso Paolo Brosio ha scoperto il valore della preghiera!
«La preghiera è fondamentale, ma non come dovere: bisogna sentirla nel cuore, altrimenti puoi pregare cento ore di seguito e non serve a nulla. Il primo passo che ogni persona dovrebbe fare è aprire il proprio cuore a Dio, che è la cosa più difficile da spiegare. Successivamente arriva il desiderio di impegnarsi a mettere in pratica nella vita di tutti i giorni le parole del Vangelo. Ma, se non hai l'animo aperto, puoi pregare quanto vuoi ed uscire da una chiesa con il cuore più duro della pietra, cento volte più duro di un ateo ispirato a principi di bontà. Non c'è niente di peggio della falsa spiritualità e dell'ipocrisia».

In questo tuo ultimo libro sei stato molto coraggioso a confessarti pubblicamente. Cosa ti ha spinto a farlo?
«Credo che sia un libro unico, con il quale ho messo me stesso e la mia storia alla disponibilità di tutti. Lo considero come un prontuario delle difficoltà, con un messaggio che può essere utile a molti: mi sono sentito di scriverlo dopo l’incontro con la Madonna che ho voluto raccontare e testimoniare, per dire come si esce da un disastro esistenziale e dalla morte dell'anima e del corpo. Inoltre, spero di riuscire a raccogliere dei fondi per la costruzione di un orfantrofio in Bosnia».

Da dove nasce quest’attenzione per i bambini sofferenti?
«Sono già sedici anni che con una mia fondazione, insieme ad altre persone ed aziende, mi occupo di solidarietà in Italia e nel Mondo, in favore degli anziani e soprattutto dei bambini. Mi sono sempre impegnato per i bambini sofferenti, forse per il desiderio di avere una famiglia che non ho mai avuto. La Madonna a Medjugorje nelle sue apparizioni ci dice ogni giorno che la famiglia è la cosa più importante, la cellula della società, senza la quale non ci può essere niente. In questi mesi mi sono reso conto di dover rimontare parecchio la corrente prima di essere in pari con la mia vita: tra le altre cose, ho sfasciato due famiglie, non ho figli e mi porto nell’anima una grande ferita: quella di aver deciso, appena maggiorenne, di fare un aborto insieme ad una fidanzata. Però sono consapevole che la solidarietà verso i più deboli, da sempre presente dentro di me, ora ha una grande marcia in più: c’è il cuore di Gesù».

Dopo questa tua improvvisa conversione hai instaurato anche una relazione con Gesù?
«La relazione con Cristo mi è arrivata attraverso la Madonna, è attraverso Sua madre che l'ho conosciuto. Il primo passo è stato farmi proteggere da Maria ed io sono andato a ringraziarLa nell'unico posto al Mondo dove oggi Lei appare fisicamente. In quell'occasione ho incontrato Gesù e mi sono relazionato con Lui, mi ci sono avvicinato e l'ho abbracciato fisicamente e spiritualmente. Questo trasforma l'uomo, trasforma tutto. Ma il percorso con Gesù è diverso dall’approccio fulminante con Maria: è una lotta ed una ricerca che si fanno tutti i giorni».

In queste settimane i mass media parlano molto della tua vicenda personale: ti senti rispettato dal modo come trasmettono la tua esperienza?
«Non mi pongo questo problema, quanto piuttosto mi preoccupo che il mio messaggio arrivi il più possibile a tutti: vorrei che la mia  testimonianza  fosse utile a molte persone confuse e sofferenti, soprattutto ai più giovani, che sono ogni giorno travolti senza rendersene conto, e magari bevono e si drogano pensando di fare la cosa giusta». 
 



MEDJUGORJE MI HA CAMBIATO LA VITA
Paolo Brosio nasce ad Asti il 27 settembre 1956. Dopo la laurea in Filosofia del Diritto, lavora per quindici anni in due quotidiani nazionali. Trasferitosi a Milano, nel 1991 approda alla redazione giornalistica di Mediaset dove fa l'inviato del nascente telegiornale di Emilio Fede. La popolarità esplode con i suoi indimenticabili servizi dal Palazzo di Giustizia di Milano durante l'inchiesta Mani Pulite. Da quel momento la sua carriera continua inarrestabile, scrive due libri ed arriva  in Rai, partecipando ad importanti programmi televisivi che mettono in luce anche la sua carica ironica. Nel 2008 la sofferenza provocatagli da alcune vicende personali lo getta nella disperazione, dalla quale esce con il ritorno alla Fede, come testimonia nel toccante libro  “A un passo dal baratro - Perché Medjugorje ha cambiato la mia vita" da poco pubblicato.
 



DICE DI ESSERE LA GOSPA
Il 24 giugno 1981, festa di San Giovanni Battista, a poco più di un mese dall'attentato al Papa mariano per eccellenza Giovanni Paolo II, su una montagna del piccolo paese di Medjugorje nella Erzegovina, sei ragazzi del luogo con età tra i dieci e i diciotto anni, hanno la visione di una giovane e bellissima donna con un bimbo in braccio, che, sospesa nel cielo, dice loro di essere la Gospa (Madonna in lingua croata). Non è la prima volta che la Madre di Dio appare nel Mondo, ma a Medjugorje avviene qualcosa di unico: a distanza di 28 anni, tre dei veggenti originali, Ivan, Marja e Vicka, oggi tutti sposati e con figli, continuano ad avere ogni giorno la visione della Regina della Pace che dona all’umanità i suoi messaggi. Il Santuario è meta di un numero sempre crescente di pellegrini provenienti da ogni nazione, tra i quali anche molti volti noti dello spettacolo e della cultura.
 


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