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Futuro nelle mie mani

Non perdere la forza dei bimbi per diventare grandi

Ven 15 Gen 2010 | di Patrizia Santo | Attualità

2010 è tempo di manifestarsi. Tutto ci chiama a venir fuori, a scoprirci per quello che siamo veramente. Mica un corteo con slogan e cartelli. Una volta ero abituata a pensare che manifestare fosse quella roba lì. Poi mi sono accorta che io per prima non mi manifestavo.
Da bambina mi esprimevo moltissimo, bastava qualche colore e un po' di carta e creavo mondi e storie fortissime. Sono ripartita da lì. Ho tagliato con chi non mi vedeva né mi rispettava, a cominciare da amici e parenti. Oggi faccio un lavoro che amo, che è proprio un “farsi vedere”, ma guai a fare “esibizioni”. Che bello non dipendere da quello che vogliono gli altri, senza però pretendere dagli altri. La realtà non è uno scarabocchio, eppure ancora oggi senza sentire ciò che veramente ho dentro ed esprimere chi sono – io, unica, irripetibile, con il mio carattere - rischio di subirla la realtà, di adattarmi a ciò che trovo, magari fino ad accontentarmi, restando scontenta.
E se qualcosa va storto, c'è in agguato il senso di colpa, oppure è colpa degli altri. Basta colpe! Sbottoniamoci, non aspettiamo che ci scopra qualcuno. Lo sanno bene i bimbi: loro sono come sono e non stanno lì a nascondersi. Almeno fino a quando qualche “grande” non comincia a foderarli di regole, dettami e paure. La realtà non è un disegno di bimbo, spesso è grigia e rema contro. Ma se prendiamo in mano il timone, andiamo lontano.
Nel lavoro come a scuola, in casa e fuori.
Comincia l'anno nuovo, ma per fare nuovo un anno cosa serve? La vera novità non dipende dal calendario. Né dall'esterno.
I bambini hanno il coraggio della verità, gli adolescenti la forza dell'esplosione, e i giovani le energie per diventare grandi e capaci di cogliere le sfide, anche in tempi di magra. Le possibilità di conoscere aumentano ogni giorno, basti pensare ai social network. Reti che corrono, fanno incontrare e uniscono a ritmo supersonico e con intensità funambolica.
Ma se aspetto che qualcuno faccia le cose al posto mio o si accorga di quanto bella e brava io sia, sono già fuori strada.
La montagna è una grande maestra: quando hai già il cuore sulla vetta, comunque devi fare un passo alla volta per arrivarci. E non puoi evitarne alcuno, li devi fare tutti quei passi. Ci vuole tutta la forza per arrivare su.
E così a scendere: da sopra vedi strapiombi e discese lunghe e ripide. Se pensi di dover arrivare d'un sol colpo, cadi. Si rischia di non arrivare mai. Invece facendo un gradino dopo l'altro, si arriva sani e salvi e più forti di prima. Magari stanca, ma non spenta.
E ogni salita ed ogni discesa le posso fare in modo nuovo, creativo.
Se mi dò l'orientamento giusto, quello mio vero, la strada non sarà mai la stessa, ma la direzione sarà quella giusta che mi porta dove mi serve. Così nel lavoro: cercare, sperimentare, cambiare, crescere. Soprattutto oggi.
Così quando il bimbo gioca. Così quando il bimbo guarda i grandi, se li aspetta forti, creativi, veri e concreti. 



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