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Gratti e vince lo stato

Lun 22 Feb 2010 | di Maurizio Targa | Soldi

Sarà pure cieca, sfacciata, dispettosa: chiamatela come vi pare, ma sembra che gli italiani affidino sempre più spesso la ricerca della loro felicità al gioco e alla fortuna. Il tutto tra le faraoniche promesse del Superenalotto, col suo jackpot baldanzosamente definito “il più alto del mondo” che periodicamente tiene il Paese sotto scacco, attirando persino voli charter di euroturisti scommettitori, condito dai vari Bingo, Gratta&Vinci, Lotto istantaneo, Win for life e chi più ne ha più ne spenda. In Italia, si sa, il gioco d’azzardo è vietato, ma con un’unica e per nulla banale deroga: diventa legale se a tenere il banco è lo Stato. L’azzardo legalizzato è ormai la quinta industria nazionale, fatturando più dei ricavi di tutto il gruppo Fiat, e con tassi di crescita cinesi: secondo l’agenzia Agipronews che ha elaborato dati forniti dai Monopoli di Stato, il 2009 è stato un anno record: sono stati infatti giocati 53,5 miliardi di euro, con proiezione per oltre 58 sul 2010 ed un formidabile +10% di crescita (quale altro settore vanta incrementi a due cifre, nel periodo di recessione che stiamo vivendo?); e le entrate erariali sono state pari a 8,9 miliardi (+15% sul 2008). I dati forniti poi dalla Eurispes sono sbalorditivi: dal 2003 ad oggi gli italiani hanno speso in scommesse 194 miliardi di euro (soffermatevi un attimo: sono quasi 400 mila miliardi di lire!) ed i connazionali in perenne lotta con la dea bendata si stimano in oltre 30 milioni, per un settore che impiega 85 mila addetti e che sembra non conoscere crisi. Occhio all’ultimo numero: 85 mila è anche il numero stimato dei giocatori compulsivi creati dalla fabbrica dei miraggi: quelli che hanno bisogno di cura per uscire dalla dipendenza provocata dal gioco.

Perché, attenzione, avvicinarsi troppo alla fiera dei sogni può far sprofondare nell’incubo ed il dolce tintinnio dell’agognato denaro trasformarsi in funerea marcia di morte.

Chi meno ha, più gioca
Il gioco è in Italia la prima causa del ricorso a debito e/o usura e, beffardamente, il demone si accanisce sulle fasce più deboli. Giocano infatti il 47 per cento degli indigenti, raccontano dal Conagga (Coordinamento nazionale gruppi giocatori d’azzardo), il 56% degli appartenenti al ceto medio-basso, oltre al 66% dei disoccupati. E seduce anche i più giovani: il 39% dei ragazzi tra i 18 e 25 anni gioca abitualmente oltre le proprie possibilità economiche, imitati da poco meno del 30% degli adolescenti compresi tra i 13 ed i 17.
Un dato che ha allarmato il Moige, il Movimento Italiano Genitori, coinvolti spesso nelle richieste di somme di denaro per soddisfare la necessità ludica.

Stato biscazziere
E lo Stato che fa, per scoraggiare questa falsa via d’uscita da una condizione che appare disperata a chi non possieda forza necessaria per provare a farcela da solo? Niente, ovviamente: il boccone è troppo ghiotto, visto che per ogni euro giocato 49 centesimi e mezzo finiscono nelle casse pubbliche e, nel quadro complessivo delle entrate erariali, il gioco equivale al 10% del totale dell’Iva incassata, o alla metà delle entrate per i bolli. Possono i marpioni di Stato rinunciare a questo finanziamento, per giunta volontario, che i sudditi si affannano a versare?
C’è speranza che qualcuno scriva sui Gratta e vinci “il gioco compulsivo nuoce gravemente alla salute” o sulla cedola del Superenalotto “l’eccesso di spesa per il gioco rovina te e la tua famiglia”, o, ancor meglio, che qualcuno inviti a cercare nel proprio immenso potenziale interno le energie necessarie per costruire il proprio progetto di felicità? No naturalmente, anzi il 2010 sarà l’anno in cui saranno con ogni probabilità sdoganati i videopoker, dopo il consolidamento dell’azzardo via internet avvenuto l’anno passato.
Con il via libera ai giochi su internet, infatti, non ci si deve più neanche preoccupare degli orari di chiusura di bar o tabaccai: basta avere una carta di credito a portata di mano e la bisca entra direttamente a casa tua. Comodo, no?  

 


 

  • Al Sud il primato
    Il mercato italiano del gioco, rileva l’Eurispes, rappresenta il 9% del totale mondiale e proprio il nostro Paese, con oltre 800 euro pro capite l’anno, ha il primato planetario per la spesa individuale destinata a giochi e scommesse. Abruzzo, Campania, Sicilia e Sardegna guidano la corsa delle regioni scommettitrici, col 6,5% del reddito familiare investito nella corsa ai sogni.

Ti (ri)diciamo come si vince sicuro
Il metodo per vincere sicuro? Acqua & Sapone l’ha già svelato (vedi "come vincere sicuro" ) e due nostri amici, Franco e Gina, l’hanno messe in pratica aggiudicandosi una bella Mini Ray. L’hanno “vinta” semplicemente non spendendo gli 894 euro che mediamente ogni italiano scialacqua in lotterie, scommesse e altri azzardi inutili in un anno. «Per 10 anni, sia io che mia moglie abbiamo evitato di giocare quel gruzzolo – dice Franco – e ci siamo comprati questo gioiellino». «La possibilità di fare “6” al Superenalotto è di una su oltre 622 milioni – interviene la moglie Gina -. «È bastato non buttare al vento quei soldi, che molti pensano di investire, per vincere la nostra fiammante autovettura!».

 


 

 

Quando vincere diventa una tragedia

Molti diventano vittime delle somme incassate
Quanti l’hanno sognato? Una botta di fondoschiena e mando a quel paese il principale, faccio schiattare mia cognata, bella vita, macchinoni e crociere tutto l’anno. Sogno o incubo?
Domandatelo alla mamma di Stuart Donnelly, ragazzo inglese che dodici anni fa fu il più giovane vincitore milionario della lotteria nazionale britannica.
Nel 1998, a 17 anni, era finito sulle prime pagine di tutti i giornali mentre brindava con un bicchiere di coca-cola in mano: alla sua età non poteva ancora bere champagne.
Dopo la vincita Donnelly divenne una celebrità, ma la notorietà lo mandò in crisi e in un’intervista confessò di essere molto infastidito dai fan e dalla gente che lo fermava. Ammise che le sue attività preferite erano diventate guardare la Tv e navigare in rete e che l’idea di socializzare gli faceva paura.
La madre ha raccontato che il ragazzo sembrava aver perso interesse non solo per i soldi, ma per la vita. È stato trovato morto suicida, a soli 29 anni, nella sua lussuosissima casa nelle campagne scozzesi. E William “Bud” Post? Quando vinse 16 milioni di dollari alla lotteria USA, mai avrebbe immaginato che fosse l’inizio della fine. Il fratello assoldò un killer per prendersi l'eredità, per non parlare dei parenti che nominarono legali vari per avere una quota del bottino. Ma il povero Post non riuscì neanche a gestirlo: negli USA premi così grandi non vengono pagati per intero, ma a rate di 500.000 dollari l’anno; l'uomo si lanciò invece in acquisti per cifre molto più importanti, come un ristorante, una rivendita d'auto, un aereo bimotore e una mega-villa.
Ciò lo portò fatalmente ad indebitarsi fino al collo, costringendolo a mettere all'asta il resto delle rate per pagare il debito, ma non è bastato ed è stato arrestato per aver sparato ad un suo creditore. All'uscita di prigione ha continuato a vivere con una pensione di disabilità di 450 dollari al mese per poi morire d'infarto nel gennaio 2006.
Non mancano esempi neanche da noi, come il “fortunato” tredicista pescarese, suicida dopo il fallimento della catena di lavanderie aperte coi soldi della megavincita, o l’amaro destino di Rosario Leonardi e Antonio Ciro Blenx, vincitori negli anni ’80 di oltre 3 miliardi al Totocalcio ed antrambi suicidi per debiti di gioco.
«Mi dispiace molto - disse la titolare della ricevitoria -, me li ricordo bene, Antonio e Rosario: erano così felici...».

 


 

Perché quel tam tam nei Tg?
I media e l’epocale sbornia collettiva che produce migliaia di “invalidi”

di Alberico Cecchini

Vi siete mai chiesti perché i mass media, soprattutto i telegiornali, dedicano spazi sempre più importanti al gioco d'azzardo?
Sì, d'azzardo, basta con questa ipocrisia del gioco di Stato che se legalizzato non è nulla di male. Si giocano soldi veri e poi di fatto non c'è un limite, si possono perdere fortune o quei quattro soldi che le famiglie più in difficoltà finiscono a sottrarre dal necessario per vivere portandoli all'indigenza.
Certo le persone di norma si regolano. Di norma però in troppe famiglie ci sono persone più fragili che non si regolano, specie dove già esistono gravi problemi e lì lo Stato biscazziere finisce che va ad infierire come un avvoltoio.
Sostenuto dal tam tam martellante dei Tg e dalle chiacchiere delle persone, un gioco apparentemente innocuo diventa una sottile arma di distruzione di massa.
Sembra esagerato, ma come vogliamo altrimenti chiamare questa sbornia epocale collettiva se poi nei fatti lascia sul campo migliaia di invalidi sul lavoro, anzi peggio di persone incapaci di sostenere la realtà da cui fuggono scivolando in una drammatica spirale di distruzione della propria autostima e delle risorse economiche familiari.
Una domanda, ma sono pagati questi “servizi giornalistici” che in fondo sono pubblicitari?
Oppure addirittura sono gratuiti, di fatto quindi finanziati da chi paga il canone?
Tra deliri da grandi fratelli, veline semiparlanti e opinionisti del look e morboso gossip, questa televisione è arma di distruzione di massa delle energie personali migliori delle persone, specialmente dei giovani che ormai - bisogna riconoscerlo - dopati da questo nulla televisivo e culturale sono spesso incapaci di lavorare, comunque poco interessati. Non è ovviamente tutta colpa della Tv o dei giochi, ma buona parte sì.
Oggi salvo poche eccezioni non sono certo al servizio dell'uomo, ma contro di esso.

 


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