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Susan Sarandon: Michelle Obama for president!

Susan e il piacere del rischio

Ven 26 Mar 2010 | di Boris Sollazzo | Interviste Esclusive
Foto di 13

Susan Sarandon sa essere, dopo tanti anni, ancora bella. Eppure, in senso classico, non lo è mai stata. Ma la sua consapevolezza, la sua forza di carattere, ne hanno fatto un simbolo di sensualità intellettuale e impegnata, una donna affascinante e coerente che va oltre il grande schermo. Grandissima attrice, lanciata dal “Rocky Horror Picture Show”, ha avuto cinque candidature all'Oscar, finché nel 1996, interpretando una suora contro la pena capitale, vinse la statuetta per “Dead Man Walking”. Attrice troppo europea per gli americani (e viceversa), è nota anche per il suo attivismo politico. Ha lottato contro Bush con la stessa forza con cui partecipò alla convention democratica nel 1968, in rappresentanza degli studenti. Una vita più bella dei suoi film forse, che in parte Susan ha raccontato nella splendida iniziativa firmata Mario Sesti-Antonio Monda, "Viaggio nel cinema americano" all'Auditorium di Roma. La incontriamo prima dell'incontro pubblico e lei, con la consueta generosità, si apre.

Intanto, cara Susan, lei è tra le poche, forse, a poterci rivelare le differenze tra cinema europeo e americano.
«Mi piacerebbe che il cinema, e non solo, non fosse classificato per nazionalità. Ci sono film americani che ho fatto che sarebbero andati decisamente meglio se fossero stati sottotitolati, per esempio. Credo che le differenze, spesso, siano soprattutto generazionali, la diversità nasce tra quelli come me che leggono e non vedono la tv e coloro che, più giovani, scrivono e pensano, spesso, per il piccolo schermo. C'è da dire, poi, che l'industria cambia in continuazione. Il fatto è che su questa "divisione" ci sono molti stereotipi che ci fanno anche pensare molto ai nostri scontri: gli americani pensano ai film europei come lenti e guidati dal personaggio, mentre gli europei pensano ai film americani come fondati unicamente sull'azione e guidati dal profitto».
 
Lei ha subìto molti attacchi per il suo impegno politico, non solo dagli "avversari" repubblicani. E con il suo ex compagno Tim Robbins ha spesso subìto le conseguenze del neomaccartismo di Bush. Quanto questo ha condizionato la sua carriera?
«Io non ho la benché minima idea di quanto il mio impegno politico possa aver influito sulla mia carriera. Naturalmente mi arrivarono minacce ai tempi dell'Iraq, ma il bello e il brutto di Hollywood è che non ha poi così tanta inclinazione politica. La cosa peggiore che puoi far lì, in verità, è invecchiare e ingrassare! Io, poi, i ruoli li scelgo in base alla curiosità e per continuare a divertirmi facendo il mio lavoro. Mi piace rischiare e spero di continuare ad avere il coraggio di farlo».
 
Hollywood, quindi, è sempre la stessa?
«Le tecnologie hanno apportato un grande cambiamento e molto palese, il business sta rivoluzionando il nostro mondo come ha già fatto con quello della musica, ma il problema rimane la distribuzione. Tanti piccoli film finiscono in home video o in download. Ora si può fare cinema con nulla, una videocamera e poco altro, ma poi? Si rischia l'oblio, mentre le sale saranno invase solo da 3D, il resto andrà sul computer. O forse anche in tv, HBo e showtime, in America, e altre tv alternative, hanno scelto progetti più rischiosi, penso a un mio film con Al Pacino per Barry Levinson e un altro costato 500mila dollari con Ralph Fiennes che hanno avuto enorme successo. E forse così raggiungeranno più persone!».

Mai avuto voglia di fuggire da tutto, non solo da un paese che l'ha fatta soffrire, come nel "suo" cult “Thelma e Louise”?
«Ho ancora gli stivali di Thelma e Louise ma non li uso!».

Volevo chiederle un consiglio su una brava attrice che le somiglia, Eva Amurri
«Purtroppo desiderava accompagnarmi qui a Roma, ma non è potuta venire perché doveva fare un lavoro che le piaceva. Sono orgogliosa di lei, è divertente e bella, e non lo dico solo perché è mia figlia. Anzi, mi permetto di fare un appello. Le hanno offerto un film in Italia e lei, che ha studiato a Bologna, ne era felicissima. Purtroppo, però, i produttori non hanno concluso l'accordo con il sindacato, necessario negli Usa perché si rediga un contratto con un attore associato, e ha dovuto rinunciare. Quindi, se qualche regista del vostro paese vuole scritturarla, lei credo proprio direbbe di sì!».

Tutti dicono che la sua bellezza atipica è molto sexy. Lo diceva, sempre, Louise Malle. Lei come si sente in questi panni?
«Non so, Anna Magnani, Melina Mercury, loro erano veramente sexy. Altro che Barbarella, che invece era il sex symbol di quei tempi. Loro avevano qualcosa di più, hanno sempre avuto quel qualcosa che diceva sì alla vita. Quella è una scintilla particolare, che si può creare dovunque, basta essere persone ancora aperte, curiose, aperte. E chiunque può esserlo allora, vestito o nudo, prestante o con un corpo imperfetto! Grazie, però, per continuare a far girare questa voce!».

Lei, forse, ha colpito tanto l'immaginario perché ha proposto anche un altro modello di donna.
«Con “The Rocky Horror Picture Show” volevamo dire al mondo che non bisogna sognare di essere, ma che si deve essere. Per molte donne “Thelma & Louise” è stato il prosieguo di quella riflessione. È come se con il primo film le donne si fossero svegliate e con il secondo abbiano iniziato ad agire. Credo che il merito di Ridley Scott in quest'ultima opera sia stata la comunicazione, e così un film fatto da un maschio anche un pò "muscolare" è diventato un simbolo di riscatto femminista. Parlavamo molto durante le riprese e alla fine sono cambiate molte cose rispetto alla sceneggiatura originale. Non volevamo che il film fosse un film di vendetta. All'inizio la scena dell'omicidio doveva sembrare un'esecuzione, ma lo abbiamo trasformato in qualcosa di inconsapevole, in cui lei non si rende nemmeno conto di avere una pistola in mano. Per tutto il film vive con un senso di colpa sapendo che dovrà pagare per ciò che ha commesso».

Impossibile non parlare di politica con lei. Soddisfatta del nuovo corso di Barack Obama?
«Penso che Obama vede la diplomazia come qualcosa per dialogare con chi non è d'accordo con te, e non solo come uno strumento per ricompensare gli alleati. E già questo è un cambiamento enorme rispetto al recente passato. Certo, sono delusa da alcuni di coloro che gli sono attorno, frustrata da alcuni suoi compromessi e non vedo l'ora che quella donna fantastica che è Michelle Obama si candidi alla presidenza! Obama, comunque, ha restituito il potere al popolo, ha spinto i giovani a interessarsi di nuovo alla politica, anzi alla gestione del governo, e per questo gli americani devono stargli di nuovo dietro per spingerlo a continuare ancora ad essere coraggioso, così che arrivi la riforma sanitaria, necessaria, e il ritiro dall'Iraq. Di sicuro è il presidente più interessato a quello che succede nel mondo che abbiamo mai avuto, il più sofisticato...e anche il più figo!».

La sua Roma, quella in cui ha vissuto, è cambiata?
«Non so se Roma è cambiata, quando ci vivevo il cibo era meraviglioso come ora, ovvio, mi sono concessa una cena meravigliosa. Certo adesso c'è Berlusconi, ma non sono esperta di politica italiana, lo confesso. Ho passeggiato poche decine di minuti per Trastevere e Piazza Navona, vicino dove vivevo, e per fortuna sono rimaste bellissime. Certo, all'epoca avevo il bambino piccolo, non avevo l'essiccatrice né pannolini usa e getta, ora invece, per fortuna, i figli sono sempre grandi e autonomi!».

Ultima domanda: c'è un segreto per diventare Susan Sarandon?
«Nessuno, sono quella che sono perché tutti i miei piani sono falliti».  
 



DI ORIGINE RAGUSANA
Nata da padre di origine gallese e da madre italo-americana di origini ragusane, dopo il diploma si iscrive alla Catholic University of America. Nel 1968 prende parte al film “La guerra del cittadino Joe”. Nel 1971 recita ne “La mortadella” di Mario Monicelli. Nel 1975 si fa ammirare nel cult-movie “The Rocky Horror Picture Show” di Jim Sharman, che la consacra definitivamente agli occhi della critica.Con “Atlantic City” arriva la prima nomination agli Oscar. Negli anni '80, si trasferisce a Roma. Nel 1991 interpreta “Thelma & Louise”  che le vale una nomination all'Oscar e la vittoria del David di Donatello. Recita in “Bob Roberts” nel 1992, che le vale un'altra candidatura all'Oscar. Conquista l’ambita statuetta con “Dead Man Walking”. Nel 1998 recita con la Roberts in “Nemiche amiche”. Ricordiamo “Shall we dance?”, “Elizabethtown” e “Romance & Cigarettes”, “Nella valle di Elah”... 
Ha tre figli: 'attrice Eva Amurri,  Jack Henry e Miles.
 


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