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Una firma per l’acqua

La “casta” la privatizza svendendola alle lobby che creano debiti, rincari e inefficienze. I cittadini propongono tre referendum per riprendersela

Ven 26 Mar 2010 | di Francesco Buda | Acqua
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C’è un'Italia che ha ancora le vertebre ben salde e non smette di avere sete: sete di rispetto, di giustizia, sete di sana gestione del creato e di tutela dell'interesse di tutti, anche dei bimbi che verranno domani.
Ad aprile parte la raccolta delle 500.000 firme per tre referedum proposti dal Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua. L'obiettivo è porre agli italiani tre domande  a cui dire “sì”.
Sì all'acqua come bene di tutti e in mani pubbliche, gestita nell'interesse di tutti dalle comunità locali e senza guadagnarci sopra. Vogliono una cosa naturale: l'acqua, dono di Dio, al servizio delle persone come bene comune universale anziché merce; e le reti idriche, realizzate col sudore dei padri e delle madri, in mano ad organismi rappresentativi della collettività.
L'esperienza, infatti, insegna che le privatizzazioni nel mondo sono state un fiasco enorme, un sistema che ha arricchito le lobby e alimentato corruzione, impoverimento, disagio sociale, debiti alle nazioni e alle comunità.
Sembra il film che stanno girando in Italia da un po' di anni. Coi politici a fare da comparse o assistenti alla regia di oscuri e prepotenti manager privati. Stanchi di fare da spettatori, moltissimi italiani da anni chiedono di non svendere ai privati il bene più prezioso, visto che le privatizzazioni si sono dimostrate un flop mondiale e finora hanno portato solo arricchimento a pochi, inefficienze, malaffare, disagi, rincari e debiti alla collettività.
Cosa riconosciuta ora anche dai giudici della Corte dei Conti in Italia. Per superare questo disastro, un pacifico esercito di 406.000 cittadini ha firmato e presentato a luglio 2007 una proposta di legge di iniziativa popolare. Bastavano 50.000 firme, ne hanno raccolte quasi dieci volte tanto! Non si era mai vista tanta italica gente informarsi e sostenere una legge dal basso, frutto del lavoro di eminenti esperti con una miriade di associazioni, comitati, tanti Sindaci e amministratori pubblici. Non la solita protesta, ma un percorso serio e concreto per realizzare quanto richiesto.
Iter avviato... e sabotato: in Commissione Ambiente della Camera dei deputati, incaricata di seguire la cosa, ad ascoltare le ragioni dei cittadini c'erano solo tre membri su 45.
Poi, tra agosto 2008 e novembre 2009, la “casta” ha dato lo scivolo definitivo per privatizzare l'acqua italiana, vietando agli enti pubblici di gestirla loro ed obbligandoli a svendere ai privati ai quali viene garantito per legge il guadagno con le bollette sempre e comunque. Ma le persone non restano passive ed arriva il referendum sull'acqua. I cittadini sono chiamati a dire “sì”: sì all'acqua di tutti gestita nell'interesse di tutti. Anche per quelli che verranno dopo. 
 


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