acquaesapone Salute
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri

La medicina con l’anima

La medicina tradizionale ignora il rapporto corpo-psiche, quelle alternative la possono completare, ma dobbiamo prendere coscienza dei nostri errori

Ven 26 Mar 2010 | di Barbara Bizzarri | Salute
Foto di 5

L’estate è alle porte: tempo di diete veloci, abbronzatura, integratori e vacanze alle terme. Ma sappiamo davvero cosa stiamo facendo? Il Dottor Carlo Di Stanislao, Dirigente medico all’Ospedale S. Salvatore de L’Aquila e uno dei massimi esperti italiani di agopuntura e terapie non convenzionali, ci guida in un viaggio nella medicina alternativa, alla scoperta della nostra unicità: la vera, autentica bellezza.

Qualità della vita: cosa possiamo fare subito?
Fondamentali per la nostra salute sono l’alimentazione e la respirazione. Funzioniamo con comburente e combustibile: aria e alimenti. Di conseguenza, se speriamo di ottenere una sorta di eterna giovinezza solo perché ci concediamo trattamenti estetici una volta a settimana o andiamo in beauty farm per le nostre vacanze, non comprendiamo il senso della nostra esistenza. Mangiamo tre volte al giorno e respiriamo 18 volte al minuto: considerando la durata della vita, ci rendiamo conto che è fondamentale controllare cosa respiriamo e cosa mangiamo.

Quali sono gli errori più comuni che si fanno in questi casi?
Il primo errore è quello di immaginarsi un’alimentazione basata esclusivamente sul consumo delle calorie. Per cui, secondo chi ragiona così, basterà saltare un pasto per risolvere il problema. Non si rendono conto che lo stesso problema è molto più articolato, che i pasti devono essere da tre a cinque e non è una questione di calorie ma di distribuzione fra proteine, zuccheri e grassi, in quanto la macchina umana si serve di tutti e tre questi elementi per funzionare egregiamente. Non c’è niente di più sbagliato, oltre che saltare i pasti, fare in maniera selvaggia le cosiddette diete iperproteiche dimagranti, le quali, se non condotte da un medico specialista, possono davvero pregiudicare lo stato di salute psichica e fisica della persona.

Perché psichica?
Perché, nelle diete iperproteiche, come la ricerca scientifica recente dimostra, vengono modulate risposte che riguardano sostanze chimiche ( neurotrasmettitori ) correlate con il tono dell’umore. Di conseguenza, depressioni o stati ansiosi possono essere causati o aggravati da queste diete.
Quindi, un eccessivo consumo di carne può portare a tutto questo, soprattutto nelle diete fai da te. Esistono specialisti che studiano questo argomento e che hanno creato un nuovo modo di concepire la dieta, che si chiama crono alimentazione, in cui non solo si rispettano le proporzioni delle sostanze chimiche, ma gli orari di assunzione, per far funzionare al meglio l’orologio biologico, pur perdendo peso. Lo scopo attuale è perdere peso, lo scopo delle diete cronobiologiche moderne e ragionate è quello di perdere peso ma acquistando anche in salute.

E’ un discorso molto attuale, soprattutto perché la primavera è alle porte e tutti si metteranno a dieta ferrea.
Certo, e non parliamo poi dell’estate, quando ci scopriamo, creando tutta una serie di problematiche fisiche, per esempio la decalcificazione ossea nelle donne,  e psichiche, come ansia e depressione. Spesso queste persone ritengono la dieta non una terapia e pur vivendo problematiche di natura psicologica non sanno a che cosa attribuirle, mentre basterebbe cambiare regime dietetico per cambiare il tono dell’umore. Dirò di più: oggi abbiamo un gran numero di persone  con problemi gastrointestinali, colitici e gastritici. Non si tratta, come loro pensano, di intolleranze alimentari, ma errori nutrizionali.

Di che tipo?
Le famose diete di cui parlavamo, perché se non equilibri bene proteine, zuccheri e lipidi, modifichi la flora intestinale creando la base di partenza per coliti spastiche, reflussi gastrici e gastriti. Quindi non è tanto individuare l’alimento, ma individuare l’errore dietetico che si fa. In altre parole, non si deve andare a caso e se proprio si vuole ascoltare un medico, non è l’allergologo, ma il nutrizionista.

Cosa prevede la crono alimentazione? Nel corso della giornata come si dovrebbero combinare i vari alimenti?
Si devono sempre combinare proteine, grassi e zuccheri ma secondo uno schema differente in base alle ore della giornata e in base all’età, al sesso e al tipo di lavoro che svolge la persona, quindi non può essere data una dieta standard ma assolutamente individualizzata, corrispondente anche a quelle che sono le esigenze di vita lavorativa della persona stessa. Ciò che si sbaglia a fare è copiare le diete su internet, fare le diete che ha fatto l’amica, questo porta a qualcosa di squilibrante. Per non parlare poi del fatto che tutti facciamo la dieta, ma nessuno fa un passo, mentre l’OMS fin da dieci anni fa ha raccomandato a tutti una sana attività fisica, che non significa fare jogging o iscriversi in palestra, ma tutti i giorni fare lente passeggiate di almeno mille passi.

Che tradotto in tempo, quanto potrebbe essere?
Venti minuti di passeggiata lenta tutti i giorni, possibilmente in un ambiente ventilato: in mezzo a un bosco, in un giardino, in modo che contemporaneamente ci ossigeniamo in maniera adeguata. Respirare e muoversi è un meccanismo unico, l’uno potenzia l’altro, nel senso che un buon movimento da luogo a una buona respirazione e una buona respirazione da luogo a un migliore movimento.

Molte persone non riescono a respirare correttamente. Ho notato che io spesso trattengo il respiro e so che è un problema comune.
Sì, è un problema tipico della nostra società perché veniamo educati fin da bambini a trattenere il respiro addominale, in altre parole a non gonfiare la pancia. Quindi, riduciamo di almeno un terzo la nostra capacità respiratoria. Ma possiamo rieducarci senza bisogno di grandi strategie, sdraiandoci sul letto cinque minuti ogni sera, ponendo le nostre mani sull’addome e costringendo l’aria a gonfiarci la pancia. Pian piano, nel corso delle settimane, il cervello reagisce al nuovo movimento che diventerà automatico. Abbinare respiro e movimento però è sempre assolutamente indispensabile. Per cui direi che venti min di passeggiata in un giardino, che fortunatamente non manca in nessuna delle nostre città, ogni giorno, è molto più salutare che iscriversi a una palestra e fare degli sforzi fisici spesso troppo bruschi e inadatti solo ogni tanto. Quindi, come nel caso dell’alimentazione, anche nel caso del movimento l’importante è la continuità, non l’intensità, per rendere efficace l’azione.

Mi incuriosisce, nell’ambito della sua esperienza di medico e agopuntore, quale è secondo lei l’ostacolo maggiore fra le persone e la serenità. Le persone sono sempre più nervose e insoddisfatte: perché?
A mio parere, questo dipende da due condizioni: la prima è legata al fatto che sempre più vogliamo assomigliare a un modello pubblicitario e televisivo che è molto distante dalla possibilità dei più, ma anche dalle intime convinzioni dei più, perché non si è necessariamente felici se si somiglia a un certo personaggio della tv. Però quell’immagine diventa così invadente che si interiorizza, e quindi se ci sentiamo distanti da essa ci sentiamo anche irrealizzati.

Come superare questo problema?
Questo problema va superato, e così arriviamo alla seconda condizione, attraverso una presa in carica di quelli che sono i propri limiti, le proprie qualità e i propri difetti. Accettazione del sé, possiamo chiamarla.

Un percorso difficile.
Assolutamente difficile. Ci si arriva con adeguati supporti, che non possono essere quelli del medico di medicina generale o dello specialista di medicina organica. Sono problemi di natura psicologica e caratteriale che vanno affrontati con psicologi ed esperti di problematiche caratteriali. Chiedere a un medico di base di aiutarti in un percorso interiore è come chiedere a un arabo di parlare ebraico: sono due linguaggi che non stanno assieme. Io comprendo l’insoddisfazione dell’utente comune: ciò che vorrei far capire è che deve rivolgersi a persone qualificate per aiutarlo in questo percorso, e non sono i laureati in medicina e chirurgia, ma coloro che o praticano le medicine alternative o fanno di mestiere gli psicologi e i sociologi.

In che modo la medicina alternativa può aiutare?
Innanzitutto attraverso una maggiore attenzione anche al linguaggio non verbale: come siamo fatti, come ci muoviamo, come manifestiamo il nostro disagio attraverso il modo che abbiamo di parlare. E’ assolutamente indispensabile, l’addestramento poi del medico di medicina naturale all’ascolto e risulta essere estremamente utile, perché la persona che si sente ascoltata si sente anche di condividere con qualcuno il proprio disagio. Questo nella fase passiva, quella in cui si cerca di comprendere qual’é il problema. Nella fase attiva, non tanto l’agopuntura, ma altre tecniche come il massaggio o il chi kung, ginnastica dolce cinese, o anche lo yoga, favoriscono quello stato di riflessione, di vuoto e di meditazione che servono alla persona per cancellare l’immagine televisiva di sé e conquistarne una propria, attraverso una maggiore consapevolezza corporea di quelli che sono le sue qualità e i suoi difetti. Quindi direi che è un percorso, sia in una fase diagnostica che terapeutica, che rende la persona sempre più consapevole di sé e sempre più capace di accettarsi. E’ un valido aiuto che va chiesto a questo tipo di medicina, non all’altra, che è nata per risolvere un altro tipo di problemi a carattere organico e acuto. Nei paesi sottosviluppati, come l’Africa, tutti si rivolgono alla medicina ufficiale, che ha un gran successo, mentre nei paesi industrializzati hanno molto più successo le medicine non convenzionali. Oggi negli stati uniti il 53% dei cittadini si rivolge alle medicine non convenzionali, e parliamo del paese con la medicina più avanzata del mondo. Perché accade questo? Perché è diverso il tipo di disagio: l’africano combatte con i vermi e le polmoniti e ha bisogno di farmaci, l’americano combatte con i suoi fantasmi interiori e ha bisogno di qualcosa di diverso dai farmaci o dagli antibiotici. Una medicina nata per rispondere al corpo non è adatta per rispondere all’anima. Si auspica per il futuro di creare un medico che abbia competenze sia di medicina per il corpo che di medicina per l’anima e credo di poter dire che con l’attenzione sempre maggiore che c’è da parte delle istituzioni e dell’Ordine dei Medici per le medicine non convenzionali, presto potrà essere realizzato. Il vero problema è capire che quando si fa il percorso o di integrazione medica o di medicina dell’anima, ciò non può essere fatto in dieci minuti. Non possiamo immaginarci un medico della mutua dell’anima. Non potrebbe mai essere una catena di montaggio: è da tener presente, perché le risorse economiche e sanitarie non sono infinite.

Ci sono interessi economici che ostacolano lo sviluppo della medicina alternativa?
Questo è stato ampiamente dimostrato. Soprattutto c’è una ricerca molto grossa delle società europee di omeopatia che dimostra in maniera molto chiara come l’atteggiamento di rifiuto dell’omeopatia da parte delle riviste scientifiche è dettato dal fatto che altrimenti perderebbero gli sponsor farmacologici. Se si considera che, a proposito di malattie dell’anima, i farmaci più venduti in Europa sono gli psicofarmaci, e se si considera che potremmo rispondere con l’agopuntura e con altre terapie in maniera altrettanto efficace ma con prezzi dieci volte più bassi ci si rende conto che si tratta di un mercato che vale miliardi di euro ogni semestre. Al secondo posto tra i farmaci utilizzati ci sono gli antidolorifici. L’agopuntura combatte la maggior parte dei dolori, e se queste terapie entrassero nella mentalità di impiego comune, l’industria farmaceutica perderebbe il 25% del fatturato.

Esistono esempi di paesi in cui la medicina alternativa viene usata ufficialmente e con successo?
Assolutamente sì. Anche in Italia, in molte ASL e in molte regioni sono stati fatti dei piani per erogare medicina alternativa. Lombardia, Toscana, Emilia, Umbria erogano in convenzione le prestazioni di medicina alternativa.

Anche qui a L’Aquila.
Certo, anche la ASL de L’Aquila, ma è un caso a sé. Tuttavia esistono nazioni in cui viene erogata attraverso una convenzione diretta, come per esempio Germania e Francia, o indirettamente attraverso pratiche assicurative, come in USA. E’ importante non snaturare gli aspetti di questa medicina per non farle perdere efficacia.

La medicina alternativa è statica o si evolve?
Si basa prevalentemente sulla tradizione del passato ma è in continua evoluzione, perché esistono gruppi di studi e di ricerca che vagliano continuamente attraverso verifiche cliniche quanto affermato nei testi antichi. Inoltre ci si cimenta nei confronti di malattie che fino a ieri non erano descritte. Per fare un esempio, si è notato che una serie di piante cinesi sono attive contro il cosiddetto virus dell’influenza suina, e questo lo si è potuto verificare solo adesso che è comparso. Si parte da presupposti antichi ma c’è una verifica scientifica moderna, prospettica e in evoluzione. Questo garantisce la serietà della ricerca stessa.

Per quanto riguarda la sinergia fra medicina alternativa e tradizionale, come siamo messi in Italia?
A macchia di leopardo: in alcune realtà ciò è possibile, in altre questo è meno tollerato. Un autentico peccato perché nell’esperienza di tutti, non solo mia, c’è la potenzialità di un cambiamento sinergico vero, autentico, nel senso che assieme non si contrappongono, anzi si integrano e si potenziano in un enorme numero di malattie. Qualche esempio: la terapia palliativa per il paziente neoplastico. La chemioterapia, la radioterapia, la chirurgia sono indispensabili, ma agopuntura, omeopatia, fitoterapia, massaggio e tecniche di ginnastica dolce riducono grandemente gli effetti collaterali prodotti da radio e chemio e permettono un recupero post chirurgico estremamente più rapido e documentato, e consentono uno stato di benessere estremamente più elevato nella persona con il cancro. Ciò si riflette positivamente sul sistema immunitario, a garantire effetti nettamente superiori. Questi sono dati complicati, ottenuti dall’Istituto dei Tumori di Milano con studi degli ultimi 5 anni.

Quali sono le insidie da evitare in un percorso di autoconsapevolezza?
Il pericolo maggiore in questo campo è capitare vittime di sette che fanno perdere di vista ogni possibile realtà. Abbiamo esempi diffusi, in America e in Italia. L’autentico problema in questo tipo di percorso è che ci si interrompa nel corso del cammino o addirittura che ci si assolva, cioè che si vedano solo aspetti positivi senza valutare gli aspetti negativi dello stesso percorso. L’unico consiglio che posso dare è che questo non deve essere un percorso solitario, ma almeno di coppia o di gruppo fra persone amiche. Come esempio mi riferisco ai gruppi di auto aiuto. Così come hanno funzionato egregiamente sconfiggendo grossi problemi come l’alcolismo, saranno davvero la soluzione per sconfiggere i problemi che invadono l’animo umano oggi.

Allora, come dicevano gli antichi, noi siamo in grado di guarirci.
Lo dice anche la scienza moderna. Abbiamo tutte le risorse x guarire, è che non sappiamo più come recuperarle. Oggi abbiamo la tendenza a monetizzare la malattia, convinti che dandogli un valore economico troveremo il medico che senza nessuno sforzo risolverà tutti i ns problemi. Questo non è affatto vero, perché tutte le tecniche terapeutiche, se non trovano come alleato il cd guaritore interno, non potranno mai ottenere il risultato sperato. Prova è che se nno ti fidi del medico che ti cura poniamo, l’ipertensione, anche se ti da un ottimo farmaco la pressione non subisce alcuna variazione: è stato provato scientificamente. Las consapevolezza di se e che dentro hai tutte le risorse possibili è fondamentale per ogni medicina.

Questo sta a significare che siamo in parte responsabili dei nostri malanni?
Totalmente responsabili, non solo in parte. Non esiste una sola malattia che ci venga data come una sorta di maledizione. Anche il banale virus influenzale ci colpisce solo se abbiamo indebolito in qualche modo le nostre difese immunitarie. Non c’è una sola patologia che non dipenda da noi e dal nostro stile di vita.

Quindi, ammalarsi è un modo del corpo di chiedere aiuto e attenzione.
La malattia, in questa nuova visione della medicina, è la migliore risposta possibile del corpo a un evento che altrimenti lo condurrebbe alla morte. Non è soltanto un messaggio di allarme, ma un tentativo di trovare il migliore equilibrio possibile. Facciamo un esempio: il corpo capisce, in una situazione di emergenza, che è meglio avere una placca di psoriasi che un cancro al cervello, e trova la soluzione migliore possibile. Per cui l’attenzione del medico nuovo è quella rivolta a comprendere come si è giunti a quella malattia in modo da non trattare il sintomo o la malattia stessa, ma incidere sulla causa.

Il flagello dei nostri tempi è il cancro. A quale sofferenza risponde?
Il cancro risponde a due grandi meccanismi, sempre di natura psicologica: o l’incapacità di perdonare qualcuno o qualcosa o, che è poi collegato al primo, un grande rancore. Queste due energie danno luogo a una trasformazione materiale che dapprima è un tumore benigno, e poi persistendo nel tempo da luogo al cancro.

Mi viene da pensare che, come diceva John Lennon, l’amore è la risposta.
Sicuramente: lo scopo è quello di provare amore per gli altri. Ma siccome non amiamo noi stessi, viviamo in una società di persone che odiano gli altri. Il problema parte dalla mancanza di amore: non mi accetto perché non corrispondo al modello che mi hanno insegnato, mi odio, e quindi odio pure gli altri. Quando qualcuno mi fa uno sgarbo, l’odio diventa rancoroso e col tempo da luogo a un cancro. Tutto parte dalla non accettazione di sé.

Questo è dovuto anche all’educazione. Gesù diceva “ama il prossimo tuo come te stesso”, ma il “come te stesso” spesso passa in secondo piano.
Il problema educativo è fondamentale. Spesso l’educazione ci imprigiona e ci trasforma rispetto al sentire naturale, che sarebbe quello più giusto e più corretto. Ma oltre a ciò dovremmo lavorare di più sulla consapevolezza. Ciascuno deve essere consapevole che per quanto difettoso è unico e irripetibile, perché solo in questo modo ci si struttura in modo da resistere a modelli invitanti a cui non si può assomigliare.

Dobbiamo mettere in discussione l’educazione?
Non l’educazione in generale: significherebbe non avere più regole. Ma ciò che di sbagliato c’è nella propria educazione. Per esempio, ci insegnano a obbedire alle leggi, che è positivo, ma dovrebbero anche insegnarci a obbedire alle leggi in cui crediamo, che è completamente diverso.

Ci si deve distaccare dalle proprie radici per arrivare alla consapevolezza di sé?
No. Come nel giardinaggio, si deve prima scoprire quali sono le nostre vere radici, poi avere il coraggio di salvare quelle verdi e di potare quelle che si sono seccate. Non c’è alternativa. Se ti stacchi dalle tue radici non sai più da dove vieni e non hai più alcuna direzione. Invece, le proprie radici sono la bussola che in questi percorsi ti consente di non uscire dal seminato.

Conoscersi quindi è l’unico modo.
Conoscersi è la prima cosa e non è assolutamente semplice: si può fare con i giusti supporti, come abbiamo detto. La seconda è accettarsi nei propri limiti e nei propri pregi, scoprendosi individuo unico e irripetibile.

 




IL DOTTOR CARLO DI STANISLAO
Il dott. Carlo Di Stanislao è Direttore della UOS di Allergologia e del Servizio di Agopuntura della ASL 04 de L’Aquila e uno dei massimi esperti italiani di agopuntura, disciplina sulla quale ha scritto libri e pubblicazioni scientifiche. Presidente dell’Associazione Medica per lo Studio dell’Agopuntura (AMSA) e della Commissione Medicine non Convenzionali dell’Ordine dei Medici de L’Aquila.
Responsabile della Segreteria Scientifica e Membro del Consiglio dei Sanitari della ASL 04 de L’Aquila.
Professore presso le Università di L’Aquila, Chieti, Roma La Sapienza e Siena, è un eminente sinologo e profondo conoscitore delle culture orientali.
 


Condividi su:
Galleria Immagini