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Perché tutti questi cesarei

Se il parto naturale è preferibile per tanti aspetti, perché andiamo contro natura?

Ven 26 Mar 2010 | di Franceco Buda | Salute
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Care donne, siete fatte bene. Avete tutte le carte in regola per accogliere, sostenere per 9 mesi e dare alla luce i vostri bambini.
La scienza e le innovazioni aiutano e servono, ma è essenzialmente nella vostra natura di donne che c'è già tutto ciò che serve per generare nuova vita. Eppure in Italia ormai quasi 4 bebè su 10 vengono al mondo attraverso il taglio cesareo, anziché con il parto vero e proprio.
Un boom che non ha uguali nel mondo, con punte assurde in alcune regioni del Sud. Gli esperti lo confermano ad Acqua & Sapone: si tratta di un eccesso assurdo, meglio il parto naturale. Eppure le mamme finiscono sempre più per suggellare “sotto i ferri” la meravigliosa esperienza della gravidanza. 
cesarei: RECORD MONDIALE
Diminuire ad un valore nazionale pari al 20% entro il 2004 la frequenza di pance tagliate per far nascere i bambini era uno degli obiettivi del Ministero della Salute dieci anni fa. Lo avevano annunciato i suoi esperti in un documento dall'inequivocabile titolo: “L'eccessivo ricorso al taglio cesareo”.
I dati più recenti parlano invece di oltre il 38% di cesarei nel 2008.
Più di tutti sulla Terra.  In Europa la media è tra il 20 e il 25%. Abbiamo così superato enormemente il limite massimo raccomandato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (10-15%). Il fenomeno si concentra nelle strutture piccole (con meno di 500 nascite l'anno) e private e riguarda anche le donne più giovani: una su 3 fino ai 24 anni e tra 25 e 29 anni (Istat 2006). Del resto con un cesareo s'incassa quasi il doppio che con un parto spontaneo. Quello che è un estremo rimedio, al quale ricorrere solo in presenza di evidenti rischi, è ormai una moda nel Belpaese. Solamente una volta su tre è praticato per motivi di salute di mamma e bimbo. Ciò vuol dire che solo 12 volte su 100 sarebbe giustificato anestetizzare la donna e tagliarle la pancia. Di recente hanno colpito i casi di due cliniche in zone vip di Roma: in una, al quartiere Parioli, l'84,4 per cento dei bimbi sono nati con tagli cesarei, nell'altra all'Eur, l'86,2 per cento. Quasi 9 su 10.

Più sicuro il parto naturale
«Da che mondo è mondo le donne hanno sempre affrontato bene il parto. Sicuramente il parto naturale è la scelta migliore per la salute sia della mamma che del bambino» assicura ad Acqua & Sapone la dottoressa Serena Donati, dell'Istituto Superiore di Sanità.
«Il cesareo è un intervento chirurgico, una pratica salvavita insostituibile quando esiste appropriata indicazione medica. Tuttavia è fondamentale una corretta informazione alle donne già durante la gravidanza per aiutarle a scegliere consappevolmente le modalità del parto» spiega la Donati, che è  tra i coordinatori della “Linea guida al taglio cesareo”, in distribuzione in tutta Italia tra addetti ai lavori, genitori ed associazioni. Il mito della maggiore sicurezza del taglio rispetto al parto fisiologico va dunque sfatato. «Il cesareo è una procedura d'urgenza, la gente lo ritiene più sicuro, ma ciò non è affatto provato, non è assolutamente più sicuro. Anzi il parto spontaneo è più tranquillo perché non richiede intervento chirurgico», ci conferma il Prof Massimo Moscarini, presidente dell'Associazione Ostetrici ginecologi universitari italiani (Aogoi), direttore del Dipartimento di Ginecologia dell'università La Sapienza di Roma e del Dipartimento di Ginecologia dell'ospedale romano Sant'Andrea. «Il parto più naturale possibile è la miglior cosa mentre un parto non spontaneo, se non ce ne sono i presupposti medici, è un rischio per madre e figlio» assicura il docente.

Più natura, meno bisturi
A dirla tutta, poi, far nascere i mimbi col bisturi non può nemmeno definirsi “partorire”.
«Il cesareo, che non è più sicuro, è un intervento chirurgico, non è un parto è un taglio» precisa il Prof Giorgio Vittori, Presidente della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO) e primario della Divisione di Ginecologia dell'Ospedale San Carlo di Nancy a Roma. «Noi sosteniamo il parto naturale in strutture adeguate e con personale adeguato – sottolinea – e l'allattamento al seno che è un arricchimento del rapporto familiare e del rapporto madre-figlio. In generale sosteniamo un atteggiamento naturale intorno al parto». E a dirla tutta, in mezzo a tanta tecnica e calcoli, alla fine sei ginecologi ostetrici  su 10 ritengono che la loro categoria non è ben formata per garantire il parto come natura vuole e come le donne solitamente possono e vorrebbero. «Il consiglio per mamme e papà - dice il Prof Vittori - è di rivolgersi a strutture qualificate, chiedano quanti cesarei vi si fanno e chiarire con il ginecologo di fiducia il percorso fin dall’inizio della gravidanza».

Cara mamma, fidati di te!
«La capacità di partorire naturalmente è una competenza che la tecnologia tende a mettere in discussione – aggiunge la dottoressa Donati -, come a dire “se ti affidi alla tecnologia avrai migliori esisiti di salute per te e per tuo figlio”. Ma questo è un falso storico! A parte i casi in cui esiste appropriata indicazione medica al cesareo, partorire naturalmente garantisce migliori esiti. Le donne hanno una innata competenza nel portare avanti la gravidanza, nel partorire, nell'allattare, nel nutrire e nel crescere i figli. Competenza che va valorizzata». 

Troppi controlli
Al contrario, però, monta la cosiddetta medicalizzazione. Invece che sostenere la mamma a scoprire ed attivare al massimo le proprie forze, si genera ansia, tra analisi, esami, controlli oltre il necessario, alimentando dubbi che spingono a non credere in sé fino magari a delegare ai “tecnici” un evento così importante e che richiede invece una grande partecipazione della donna.
Insistendo su calcoli e valori si finisce per portare la persona fuori di sé, alla preparazione si sostituisce la diagnosi, manco si trattasse di una malattia! «Le gestanti in Italia fanno troppe ecografie, troppi controlli, a volte anche non indicati per la gravidanza fisiologica – sottolinea la Donati – ed esami che le linee guida internazionali raccomandano solo in casi selezionati, come ad esempio la flussimetria, da noi sono ormai routine».
E le mitiche ecografie? «Gran parte dei Paesi occidentali ne raccomanda una o due nell'arco della gravidanza, mentre le donne italiane ne fanno almeno cinque o sei senza avere garanzia della qualità degli esami che, in base alle raccomandazioni internazionali, dovrebbero essere eseguiti da professionisti accreditati mediante apparecchi di ultima generazione. Questo eccesso di medicalizzazione sfocia poi nei cesarei che sono solo la punta dell’iceberg. Bisogna cambiare approccio prevedendo percorsi distinti per la fisiologia e la patologia» insiste l’esperta. «A volte la donna si stressa magari proprio per via di esami, visite e controlli, finendo per considerare gravidanza e parto quasi una patologia» dice il Prof Moscarini.

Dare alla luce partecipando
La nascita del bimbo non è una cosa di altri, da far gestire a chi porta il camice. è fondamentale che la mamma partecipi con tutta se stessa. «Non va tolta alle donne fiducia in se stesse – dice la dottoressa Donati – ma queste vanno sostenute e valorizzate nelle loro competenze  durante tutto il percorso di accompagnamento alla nascita. Occorre abbandonare il modello direttivo in cui la donna viene invitata a delegare al medico la salute sua e del bambino e favorire una via in cui la donna scelga il percorso più appropriato. Questo farebbe anche di ridurre i contenziosi giudiziari tra medici e pazienti, perché la donna consapevole e partecipe delle scelte poi non si sentirebbe tradita in caso di complicazioni». Le denunce sono infatti un vero spauracchio per i medici dal bisturi facile. La normalità per una mamma, sostenuta dagli altri, medici compresi, è partorire naturalmente, essere all'altezza della vita che ha in sé. Ed è chiamata a ben altro taglio: quello dalla creatura diversa da sé che ha generato, che ha proprie forze, propria identità e che si aspetta di essere colta, accolta e rispettata come persona. Senza scorciatoie né fobie.
 



VIVA PAPÀ!
Nel 92% dei casi la donna ha accanto a sé al momento del parto il padre del bambino, nel 6,7% un familiare e nell’1,2% un’altra persona di fiducia, rileva il 5° Rapporto sull`evento nascita in Italia.
«Ai papà va detto che è importante che loro partecipino e con molta dolcezza alla gravidanza. L'uomo deve avere una funzione rasserenante... mentre spesso i papà sono più agitati delle mamme» ci dice il Prof Massimo Moscarini.
 



I MEDICI: ECCO PERCHÉ FACCIAMO IL CESAREO
Paura di denunce 91%

Gestione-organizzazione 59%

Influenze esterne 47%
(donna, famiglia, mass media)       

Invecchiamento ostetrici 42%

Esigenze-limiti della struttura 34%

Cultura (“sono cambiate le donne”) 34%

Altro 33%

Motivi clinici 32%

Richiesta della donna anche senza indicazioni mediche 27%           

Aumento patologia mamma-bimbo 15%

Inadeguato controllo clinico in gravidanza 6%

Necessità pratiche della donna 4%

 


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