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Io e il dopo (abuso)

Daniele, 36 anni, da bambino fu vittima di un pedofilo

Ven 26 Mar 2010 | di Alberico Cecchini | Media
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Si parla molto di pedofilia sui mass media, non solo perché è una delle atrocità peggiori, ma anche perché fa notizia, attira l'attenzione, scuote la rabbia. Soprattutto se riguarda la Chiesa.
I cui silenzi sono imperdonabili, le scuse tardive, anche se è vero che la Chiesa stessa ne è vittima. Urge una nuova cultura della sessualità, una nuova formazione, uno stop definitivo con ogni mezzo a questa falla diabolica. Non solo nella chiesa, ma ovviamente anche nei luoghi dove il rischio è più elevato...cioè dentro casa! La maggior parte degli abusi sui minori sono infatti causati dai familiari. 
L'informazione ne parla molto, ma male, dando troppo spazio ai dettagli morbosi, ci si concentra molto sul carnefice e sulla sua personalità, si usa un fatto così per fare spettacolo. Occorre invece trovare una sana informazione capace di approfondire con la giusta cultura per far fronte anche con un articolo ad un male così enorme. Per fare vera prevenzione svegliando i genitori sulla necessità di arrivare a quella maturità necessaria per avere una relazione sana e di fiducia con i figli.
Della piccola vittima, poi chi se ne occupa? Come farà lui a sentirsi pienamente maschio? Come farà a crescere e sentirsi uomo, se proprio in questo è stato ferito?
Ne parliamo con Daniele, 36 anni, oggi professionista affermato, ma vittima di abusi in tenera età.
Il nome è inventato, l'intervista no.
Grazie, caro Daniele, di aiutarci con il tuo coraggio ad entrare in un argomento così difficile: sono passati tanti anni da allora, eri un bambino, oggi sei un adulto. Si può superare un fatto così?  
«Sì, ma è molto impegnativo. Volermi bene è difficile, ma perseguibile, ho dovuto riscoprire ed esprimere le mie energie. Rimanendo nel bene, la fiducia in me stesso ha cominciato a prendere corpo, a diventare esperienza di vita. Ho iniziato a frequentare ambienti puliti e persone più serene, così ho iniziato ad avere maggior rispetto per la mia vita... importante è esprimere in qualche modo la mia creatività».
Pensi di averlo superato del tutto?
«Si corre sempre il rischio di ricacciarsi in situazioni di mancanza di rispetto. Bisogna avere la capacità di riconoscere la loro non naturalezza… e di affrontarle, tirando fuori le proprie forze, la propria energia, la propria istintività, il proprio carattere: io ci prego sopra. Ma in modo nuovo con una spiritualità sempre più vera. Devo avere cura di me stesso e valutare i rischi; posso trovare il modo di dimostrare il mio ruolo, soprattutto per me stesso, per diventare consapevole di poter affrontare a mio modo ogni situazione».
Tutto questo cammino cosa ti ha portato a comprendere?
«Una cosa fondamentale è che non devo mai più cadere nel senso di colpa, quel diabolico meccanismo per cui la vittima si sente un po' complice del carnefice. Ma perché ha scelto proprio me, perché non sono scappato, perché non ho urlato, mi faceva piacere? NOOO! Il punto vero è che provavo una tale svalutazione di me, una sufficienza sulla mia persona, condite con un dovere “cristiano” di sottomissione, che mi sembrava una bruttura nei miei confronti... giustificata! In questo modo io ho partecipato a quel crimine verso me stesso».
(Dopo anni di psicoterapia Daniele parla di questo argomento con grande lucidità e distacco, ma in certi istanti intravedo nei suoi occhi dei lampi di vuoto).  Ma non potevi chiedere aiuto a qualcuno?
«No, nel buio di quel periodo non lo potevo neanche denunciare/raccontare ai miei genitori, perché era una cosa che non si doveva fare. Il pedofilo non va mica a caso sperando di non essere “preso”, fotografato dagli adulti; si avvicina ai piccoli che ha già capito che non racconteranno mai il suo crimine. Ai piccoli isolati, che provano un distacco dalla propria persona, un senso di inutilità e di inferiorità, bambini che non si fidano dei propri genitori, anzi sentono di dar fastidio.
Questo mi sembra molto importante per aiutare genitori e bambini a prevenire questi fatti...
«Certo, soprattutto bisogna evitare che il bimbo abbia questi sentimenti così negativi verso di sé che permettono l’arrivo di un mostro, non sono colpe del bambino, sono emozioni negative vissute all’interno della famiglia: bambini che non parlano con mamma e papà, bambini che non sono riconosciuti e guardati, bambini che non vengono difesi, bambini inascoltati nelle loro energie positive, bambini che non si fidano dei propri genitori. Si ritrovano addosso una tale pesantezza senza nessuna colpa e questa pesantezza legittima l’arrivo del mostro».
Povere stelline, quindi il pedofilo si accanisce su bambini già sofferenti...
«Sì, in genere un bambino rispettato ha le forze sufficienti di allontanarlo lui stesso il pedofilo, senza tante chiacchiere e soprattutto poi ne parla con i suoi».
Cosa è secondo te la pedofilia?
«Una malattia. Il pedofilo è un malato che ha bisogno di scaricarsi su di un piccolo ed indifeso, su di un puro che rappresenta la parte pulita di sé, che con la sua innocenza possa ridare dignità alla sua persona».
Ma perché un pedofilo ricerca una purezza, perché ha bisogno di un innocente? Cosa c’è di sporco nella sua vita, cosa c’è da ripulire?
«Di sicuro c’è un disagio profondo e forse inconsapevole, che è nella sua vita al punto che lo persegue, è nel suo quotidiano, almeno nei suoi pensieri. Dev’essere punito? Va fermato!! Se non altro per le persone che ci vanno di mezzo: i piccoli».
Quali possono essere le cause di questa malattia?
«L’adulto non cerca solo purezza, cerca anche un modo per sentirsi uomo; cerca di dimostrare tutte le sue forze dominando e sottomettendo un altro uomo, come se tali forze fossero state maltrattate, disconosciute, oppure abusate anch’esse. Quest’uomo probabilmente non è cosciente della gravità della sua ricerca e dei danni che andrà a provocare sul piccolo che ha intorno, o comunque non gli interessa».
Credi che chi ha abusato di te possa essere stato a sua volta vittima di un abuso?
«Probabilmente sì, perché chi subisce un non rispetto così grande poi è facile che vada alla ricerca di un altro maschio magari bambino, su cui scaricare le brutture che ha incorporato e dire a se stesso che anche lui è un uomo, o forse farà questo sulle donne che gli capiteranno, che gli serviranno semplicemente ad avere un riconoscimento della sua mascolinità. Un uomo che pratica tali crimini è meno “sessuato”, perché si è arreso alla sua debolezza, si è ridotto, ha rinunciato a seguire una via di rispetto».
Cosa deve fare chi è stato vittima di un pedofilo?
«Cercare aiuti esterni, per riscoprire la propria persona. Accompagnatori della psiche e dell’anima per vedere il mondo in modo più naturale, e non ultimo Gesù che con la sua Croce ha dimostrato che un uomo può essere più forte di tutti i mali, ed è un grande esempio di espressione personale».
 



IL FENOMENO DELLA PEDOFILIA
Purtroppo le violenze avvengono soprattutto dentro casa e coinvolgono tutte le classi sociali e tutte le categorie di professionisti. Gli abusanti si avvicinano ai bambini gradualmente ed in modo subdolo per riuscire a conquistare la loro fiducia. In alcuni casi le violenze sono tali da arrivare perfino ad uccidere le piccole vittime. Il fenomeno della pedofilia è preoccupante oltretutto perché è in crescita e si diffonde sempre più attraverso le nuove tecnologie, come i siti internet peer to peer, le chat ed i social network (per l’adescamento). In rete, sostengono fonti autorevoli come la Polizia di Stato, circolano foto e video di abusi sessuali fatti da adulti su bimbi sempre più piccoli, da 2-3 anni a pochi mesi di vita.
 



MASS MEDIA E CULTURA
I mass media troppo spesso trattano la materia come cronaca strillata, poco per fare approfondimento e vera prevenzione. Ad aggravare la situazione esiste anche chi, nella nostra società “civile”, tenta di sminuire la gravità del fenomeno, se non addirittura di legittimarlo, facendo ricorso a paragoni con  l'antica Grecia in cui non si aveva la più piccola sensibilità verso la sofferenza dei bambini e probabilmente non si conosceva come oggi la gravità delle conseguenze su queste persone.
Aldo Busi, elevato dalla televisione italiana a maestro contemporaneo, sfruttato e poi radiato, è considerato da molti un riferimento culturale importante. Ecco come vive il non rispetto subito in tenerissima età dal padre e da un giovane pedofilo che hanno contribuito alla sua omosessualità:
“Se tuttavia, come penso, avesse anche contribuito alla mia omosessualità l'odio per mio padre e un giovinotto di quindici anni che con ogni grazia me lo dava in mano quando ne avevo cinque... doppia sarebbe la mia riconoscenza nei loro confronti”. “Siccome non posso essere riconoscente all'amore per un uomo e di un uomo, visto che non l'ho mai provato, io sarò sempre riconoscente a mio padre per l'odio che mi ha dato, unico sentimento che tutto supera...”
Dal "Manuale del perfetto papà. Beati gli orfani" Mondadori, Milano, 2001
 


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