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Il nostro matrimonio fuori dagli schemi, ma dentro la vita

Luca e Alessia, innamorati della missione, hanno trovato il loro Amore in India. E si sono sposati lì

Ven 26 Mar 2010 | di Alessia Parisi | Bambini
Foto di 6

Il matrimonio è uno di quei momenti speciali della vita a cui noi ragazze pensiamo fin da bambine. Diciamoci la verità, per generazioni siamo cresciute a “pane e cenerentola”, sognando il principe azzurro e un matrimonio da favola, alla Totti, direbbe qualcuno oggi! Vestito bianco vistoso e coda lunghissima, bomboniere di porcellana pregiata da fare invidia alla regina d’Inghilterra, lista di nozze con tutto il superfluo che non compreremmo mai da sole, trucco e parrucco degno di un'attrice hollywoodiana, chiesa settecentesca, e per finire villa faraonica e pranzo da far parlare i parenti almeno per dieci anni!
Ma siamo proprio certi che è questo il matrimonio? Non credo. Anzi, posso testimoniarvi che non è così. Sono Alessia, ho 27 anni e il 10 gennaio 2010 mi sono sposata in India, con indosso un sari, tipico vestito delle donne indiane. Mio marito indossava un dhoti, non il classico smoking. Molti di voi si chiederanno come ci sono finita io, ragazza romana, che 3 anni fa neppure era in grado di prendere da sola il pullman per il centro di Roma, tante erano le sue insicurezze e fragilità, in India e per giunta per il mio matrimonio! Innanzitutto svelo l’arcano: non ho sposato un indiano ma un italiano, Luca, conosciuto 6 anni fa in una compagnia di amici comuni.
Nemmeno Luca c’entrava niente con l’India. Appena fidanzati, entrambi eravamo un disastro, pieni di condizionamenti, dipendenze, insomma con tante energie personali ma soffocate e incapaci di vero amore. Poi un'occasione speciale: l'adozione a distanza e Italia Solidale. Era Natale 2005.
Decidemmo di smettere con i regali stupidi, materialistici e di donarci l'esperienza di salvare la vita a un bambino indiano. Quando ci è arrivata la foto e la lettera di Mariadas e della sua famiglia, in noi qualcosa è iniziato a sciogliersi… i vecchi schemi lasciavano sempre più posto alla carità, alla missione e alla vita. È iniziato così anzitutto un nostro cammino personale, grazie alla proposta di Sviluppo di Vita e Missione di Padrea Angelo Benolli e ai suoi libri, che ci hanno aiutato a recuperare tutte le nostre forze di vita indipendenti, la nostra fede e l'amore come rispetto e scambio di rispetto tra noi.
Poi in modo naturale siamo diventati volontari per l'India e nel primo viaggio missionario abbiamo sentito che quella gente, quella terra e quell’esperienza di missione e carità erano speciali: quei poveri ma ricchi di vita e di anima sapevano come amare.
Proprio in missione, a centinaia di km di distanza l’uno dall’altra, abbiamo sentito che il sacramento fra noi e Dio si avvicinava, ma senza l’apertura alla missione non sarebbe stato un vero matrimonio. Così, fuori dagli schemi, abbiamo deciso di seguire l’amore e la vita, che ci aveva portato tanto lontani, ma in realtà tanto vicini a noi stessi.
Via lista di nozze, via pranzo con i parenti, via vestito, trucco, parrucco, ristorante da mille e una notte e largo e spazio alla VITA, alla GIOIA, all’AMORE, alla CARITÀ. Ci siamo sposati a Magnanakadu, un villaggio dove tutte le famiglie e i bambini sono adottati a distanza da italiani generosi, che come noi, hanno aperto il cuore e superato le frontiere; con noi c’erano solo mamma e papà, anche loro vestiti all’indiana, c’era Mariadas e la sua famiglia, Padre Angelo e tutti i missionari e i laici impegnati con noi in India e nel mondo, c’ero io, c’era Luca, c’era Dio… tutto ciò che ci ha permesso di fare un vero sacramento, fuori dagli schemi, ma dentro la vita.
 



CRISI? SCOOP: COME DIVENTARE RICCHI
Al matrimonio di Alessia e Luca c'ero anch'io, in occasione del Meeting Intercontinentale del Volontariato di Sviluppo di Vita e Missione. Non capita spesso a un giornalista di trovare scoop simili: la vita e il sacramento in mezzo ai poveri, che ricchezza! Indù, musulmani, cristiani, europei, africani, sudamericani, indiani; mamme, papà e bambini insieme, indipendenti e uniti. Abbiamo ballato e cantato. A pranzo non avevamo fame.
Francesco Buda
 



SALVA UN BIMBO
Fare un’adozione a distanza con Italia Solidale, oltre a salvare la vita di un bambino signifca fare un’esperienza di profondo sviluppo anche per la propria vita. Bastano 25 euro al mese. Chiama subito i volontari di Italia Solidale 06.68.77.999 o collègati al sito www.italiasolidale.org
 


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