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Istanbul: la capitale dei tre imperi

Capitale Europea della Cultura: il fascino immutato del passato, per molti la città più bella del mondo

Ven 26 Mar 2010 | di Giuseppe Barbieri | Turisti non per caso
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Capitale di tre imperi, racchiude in sé tutto il mondo. Istanbul è una città intercontinentale tra le più interessanti per storia, cultura, tradizioni e natura. Questo ponte tra l’Europa e l’Asia, risalente al 667 a. C. (quando venne fondata da coloni greci col nome di Byzantion), durante il IV secolo visse un periodo di grande splendore grazie alla magnanimità dell’imperatore romano Costantino, da cui prese il nome di Costantinopoli. Crogiolo di civiltà ed etnie in cui convivono in pace da secoli musulmani, cristiani ed ebrei, grazie alla sua posizione strategica è il centro dell’economia e dell’industria di tutta la Turchia.

Regno della cultura
Quest’anno Istanbul sta vivendo con rinnovato vigore e responsabilità il ruolo di capitale europea della cultura: un anno veramente intenso, con un programma di 170 eventi artistici, tra spettacoli, mostre, concerti e iniziative culturali ad alto livello, con diversi progetti per la rivalutazione del patrimonio culturale e architettonico della città. Eventi con ispirazione tematica, dai quali risalteranno i quattro elementi della natura: terra, acqua, aria e fuoco.   

Metropoli da 13milioni di abitanti
La città del Corno d’Oro e del Bosforo, per metà Europa e per l’altra metà Asia, è oggi una metropoli di tredici milioni di abitanti. Immensa, caotica, attraversata da un traffico crescente di uomini e mezzi, racchiude tra le sue mura i più affascinanti monumenti di tre civiltà: Bizantina, Romana e Ottomana. Ma, accanto alle struggenti bellezze impregnate di mistero, si riscontrano quotidianamente i segni dell’oggi, propri di un antico paese islamico avviato sulla strada complessa dell’occidentalizzazione.
Nel 667 a.C. i Megaresi, che fondarono Bisanzio, scelsero, per edificarla, non le terre coltivabili e fertili dell’Asia Minore, ma il meraviglioso porto naturale del Corno d’Oro e ne fecero un centro di scambi e di commercio, anello di congiunzione tra Europa e Asia. Tre città comprese in una, distese su due continenti, che sarebbe diventata la capitale di tre imperi. Ecco Istanbul. Da allora sono trascorsi 2677 anni, che hanno visto passare i Persiani, l’assedio dei Galli, la conquista dei Romani, quella di Maometto II, la nascita dell’Impero Ottomano... fino alla proclamazione della Repubblica Turca. Ciò ha portato ad una promiscuità di antico e moderno, di orientale e occidentale, spesso caotica trasgressiva, implacabile.

Il risveglio della capitale
Oggi Istanbul, specialmente di primo mattino, appare pigra, ancora immersa nello stupore della notte che indugia. Il tintinnio nervoso dei venditori d’acqua fresca, il rombo sordo delle vecchie automobili, i colpi secchi di clacson rincorsi dai lamenti lontani dei vaporetti sul Bosforo. I “boyacis” (i lustrascarpe) preparano con religiosa cura le cassette decorate con luccicanti borchie d’ottone, fiori di plastica e romantiche oleografie. Le voci squillanti dei “muezzin” incominciano ad invitare i fedeli alla preghiera, mentre le cime dei minareti, impercettibilmente, si tingono di rosa. Inizia così il risveglio. Sui ponti del Bosforo, tra il mar di Marmara e i pennacchi di fumo nero dei vaporetti, si strattona e gesticola un magma umano formicolante.

Mustacchi corvini
Ovunque si guardi, balza agli occhi prepotente il nero di migliaia di mustacchi corvini, perché quasi tutti hanno i baffi. Una lunga pennellata scura, che s’abbina di nuovo al nero delle giacchette corte dei passanti, rannicchiati l’uno contro l’altro alle fermate dei bus bianchi e rossi. Coppola sghemba o fez calcato sulla testa, pantaloni alla caviglia o lunghi fin sotto i tacchi, mozzicone tra le labbra. Arrivano dalla campagna, 100mila in più ogni anno, per ritrovarsi nell’antica capitale a cercare una qualsiasi forma di sopravvivenza. I più si danno ai piccoli commerci, vendono di tutto: focacce calde, spruzzi di profumo, tazze di tè, aghi, tappeti falsi, sigarette, accendini, vecchie macchine per scrivere, cartoline usate.


Sviluppo disordinato
La vecchia Costantinopoli sta scomparendo, sta esplodendo, sotto lo sviluppo disordinato di sobborghi, zone residenziali e quartieri: le antiche mura che cingevano la città sono ormai lontane decine di chilometri dalle periferie. Il traffico è impossibile a qualsiasi ora del giorno, tanto che gli amministratori municipali hanno dovuto investire miliardi per realizzare tangenziali esterne ad alto scorrimento. Eppure, come accade sempre nelle metropoli, i progetti urbanistici sì rivelano spesso inadeguati allo sviluppo. Questa è senz’altro una metropoli attiva ed industriale che, con Smirne ed Ankara, è una delle tre sole grandi città turche incaricata del titanico compito di trainare l’economia di un paese desideroso d’emergere. Tuttavia, anche se le difficoltà esistono e sono grandi, al turista non interessano più di tanto. Quello che lo attrae è lo splendore delle meraviglie lasciate qua e là dalle civiltà Bizantina, Romana ed Ottomana.

La forza del passato
Si resta senza respiro innanzi alla maestosità di Santa Sophia, la basilica di Costantino e Giustiniano imperatori d’Oriente; di Topkapi e del suo tesoro; del Gran Bazaar, luna park farcito di splendidi ori e gioielli; della moschea Blu, che rivaleggia ad armi pari, solo con la Mecca... E poi, il mare del Bosforo e del Corno d’Oro che prende fuoco al tramonto, in uno scintillìo di strali sanguigni. Solo da qui, dalla sponda asiatica, dai colli di Camlica, si può dominare tanto splendore.
Solo da qui si può godere la meraviglia unica al mondo, lo splendore di Bisanzio e di Costantinopoli, mirabilmente descritto da numerosi scrittori, come Pierre Loti e Agatha Christie.


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