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Il vero cancro č la malattia dell’anima

Fabio Salvatore dal palcoscenico alla lotta contro il tumore: quando si ama la paura non esiste

Sab 01 Mag 2010 | di Giuseppe Stabile | Zona Stabile
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Di fronte alle sofferenze ed alla malattia può succedere che lo scoraggiamento e la paura prendano il sopravvento. In queste circostanze abbiamo bisogno di ritornare alla consapevolezza che la Vita che abbiamo dentro è più forte di qualsiasi avversità e che l'Amore dal quale proviene è l’unica fonte della guarigione e della gioia. Fabio Salvatore, giovane attore, regista e scrittore, nel suo lungo travaglio per sconfiggere il cancro ha avuto la Grazia di questa esperienza di rinascita e sa che non può tenersela per sé.

Quando è cominciata la tua battaglia contro la malattia?
«Nel 1999 mi fu diagnosticato per la prima volta il tumore alla tiroide. A 22 anni, durante una tournée teatrale, mi trovai improvvisamente ad affrontare una situazione molto difficile, che però nel tempo mi ha portato ad una visione più lucida della mia esistenza. Prima andavo alla ricerca di qualcosa di diverso rispetto ad adesso».

Come è cambiata la tua esistenza?
«Viviamo in un involucro di apparenze, la parola essenza è stata cancellata. Fortunatamente la malattia ha cambiato il mio modo di vivere, perché ho cominciato a vedere la realtà con i miei occhi, a capire che i dolori vanno affrontati e non subiti: la Fede è stata la chiave di lettura di tutto».

Come hai convissuto con la presenza del tumore?
«Ho compreso che la malattia non bisogna combatterla, ma viverla e capire qual è il suo gioco. Il cancro è una patologia come tante altre, dalla quale si può guarire; ma la malattia peggiore è quella dell'anima: quello è il vero cancro. La malattia dell'anima ti prende e ti brucia, ti fa diventare bulimico, anoressico, alcolista o tossicodipendente e ti porta anche alla malattia del corpo. Però dobbiamo imparare a guardare al dolore in maniera diversa: il dolore va vissuto, non puoi metterlo da parte».

Con quale atteggiamento hai affrontato questi dieci anni di travaglio?
«La chiave di lettura delle gioie e dei dolori mi è arrivata attraverso la Fede vissuta attivamente, un’esperienza interiore che non è passiva illusione o consolazione. Non mi sono mai chiesto perché la malattia fosse toccata proprio a me, ma nella mia esistenza ogni sofferenza l’ho vissuta come un’occasione speciale per arrivare alla resurrezione della mia anima. Ho imparato che esiste anche la felicità, anche se ormai sembra che non sappiamo più cosa sia: c'è una forte contaminazione che, attraverso i rapporti personali ed i mass media, sta braccando tutti noi, portandoci in un limbo dal quale non riusciamo ad uscire. Però, se è vero che il successo del cancro avviene contagiando tutto il corpo con le cellule maligne, è ancora più vero che il successo della gioia è quello di contagiare di positività se stessi e gli altri. Questa è la mia migliore terapia!».

Come avvicinarsi a chi è provato dalla sofferenza e dalla malattia?
«Nell’infermità la solitudine pesa molto, ma a volte per il malato è meglio stare solo piuttosto che avere la compagnia di persone che non sono sincere o che non sanno cosa dire. Per stare vicino a chi soffre bisogna partire da un profondo movimento interiore, avvicinandosi con delicatezza e rispetto, senza giudizio o compassione. Per prima cosa, guardiamo gli occhi di una persona sofferente, cercando il punto che possiamo raggiungere con la nostra luce. Naturalmente questo è possibile solo se abbiamo una nostra luce personale: perché nessuno può amare gli altri se prima non ama se stesso e non si può donare agli altri se prima non si dona a sé».

Cosa ti ha spinto a rendere pubblica la tua vicenda?
«Mi ero reso conto che per guarire non potevo restare chiuso in me stesso e cercavo un modo per esprimere ciò che stavo vivendo. Quattro anni fa, ascoltando alla radio un’intervista ad una scrittrice guarita dal tumore, decisi di pubblicare il mio primo libro “Cancro non mi fai paura”. La scrittura è terapeutica, aiuta sé e gli altri: instaurai un profondo rapporto con tanti malati e loro familiari che mi ringraziavano per il sostegno e la forza che traevano dalla lettura del mio romanzo».

Come è nato il tuo secondo libro, “La paura non esiste”, appena uscito nelle librerie?
«Due anni fa ho vissuto un periodo estremamente difficile: mio padre, al quale ero molto legato, è morto rimanendo vittima di una delle purtroppo frequenti stragi del sabato sera. Dopo qualche settimana, lo scarafaggio (il nome che Fabio ha dato al tumore - ndr) si ripresentò violentemente: ho reagito senza abbattermi, iniziando un nuovo, duro periodo di terapia durante il quale sono maturato molto interiormente. In questo romanzo racconto me stesso con tutte le mie fragilità ed i punti di forza; mi metto a nudo e dico che, se si affronta la vita fino in fondo, la paura non esiste, altrimenti ti divora. Esperienze come la mia possono dare dei segnali importanti a molte persone, inducendo ognuno a chiedersi con onestà se c’è qualcosa che non va dentro di sé».

Ciò che racconti nel tuo romanzo conferma che solo amando si guarisce.
«È vero ed infatti questo romanzo racconta la storia di due uomini che si incontrano e diventano amici nel dolore: entrambi con un cancro, ma lui, Emanuele, anche tossico ed alcolista, che rinnegava la sua esistenza. Con Emanuele abbiamo condiviso tre giorni di isolamento in una stanza d’ospedale per la radio-iodio terapia: una notte iniziai ad ascoltare la sua storia, parlando di alcool e droga, e dei suoi genitori che si vergognavano di lui e della sua malattia. Ad un certo punto gli dissi: “Io mi faccio di chemio per vivere e tu di cocaina per morire: aiutiamoci!”. Dal dolore di ognuno nacque un’amicizia che lo portò a capire quanto sia importante affrontare un percorso di luce personale fino alla guarigione».

La vostra amicizia proseguì dopo essere usciti dall’ospedale?
«Siamo rimasti in stretto contatto e ho incoraggiato il mio nuovo amico ad entrare nella comunità dell’associazione Nuovi Orizzonti che in questi anni ha aiutato molto anche me. Ora siamo entrambi guariti ed Emanuele, diventato nel frattempo volontario della comunità, si è sposato e ha una figlia».

Cosa hai imparato da questa esperienza?
«Credo che ognuno deve avere il coraggio di affrontare la propria esistenza che spesso non viviamo, nascondendoci anche di fronte alle gioie. Con l’esperienza della malattia è rinata la mia anima ed ho incontrato persone che mi hanno aiutato a ritrovare la gioia e la Fede, ma soprattutto la voglia di donarmi agli altri. Ho capito che Gesù non va cercato solo nelle sacrestie, ma tra la gente, essendo un testimone concreto».

 



Alla scoperta della gioia di vivere
Fabio Salvatore, nato 34 anni fa a Castellaneta (Otranto), debutta nel 1995 al Teatro Nuovo di Milano nella commedia musicale Rodolfo Valentino alla quale seguono molti altri spettacoli, tra i quali Anima d’amore con Enzo Garinei e Il Cantico dei Vangeli di Alda Merini. Partecipa inoltre ad alcune fiction televisive come Il grande Torino, Il Pirata – Marco Pantani, e Carabinieri, debuttando al cinema nel film Two Families per la regia di Romano Scavolini. Nel 1996 fonda il Magna Grecia Awards, che ogni anno premia personaggi che si sono particolarmente distinti nel mondo della comunicazione e della cultura. Per Aliberti Editore pubblica nel 2008 il romanzo “Cancro non mi fai paura” seguito dal recente “La paura non esiste”, pubblicato volutamente a Febbraio nella ricorrenza della Madonna di Lourdes e della Giornata Mondiale dei Diritti del Malato. L’autore ha scelto di devolvere l’intero ricavato dei diritti d’autore del libro a Nuovi Orizzonti onlus, di cui è attivo volontario.


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