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La casta che si mangia l’acqua

Nomi, cognomi, sprechi, inefficienze e spartizioni politico-affaristiche nel libro di Giuseppe Marino. La privatizzazione idrica che sta assetando l’Italia

Sab 01 Mag 2010 | di Francesco Buda | Acqua

La casta dell'acqua – Come la privatizzazione sta assetando l'Italia”. Titolo “asciutto” che ben chiarisce l'orgia di potere, compromessi, imbrogli, rincari, sprechi, incapacità alla base di uno dei fenomeni più vergognosi che stiamo subendo nel Bel Paese. Giuseppe Marino, acuto giornalista che viene dalla gavetta, è uno di quelli abituati a cercarsele le notizie, ad approfondirle. E a darle. Difficilmente potrebbe finire al Tg. Fa nomi e cognomi, fatti, misfatti e retroscena, racconta da vicino cosa è successo alle reti idriche italiane. Come il caso di Latina e provincia, ci sono bollette aumentate anche oltre il 300%, con intrecci politico-affaristici che a confronto Diabolic è un dilettante.

O Agrigento: acqua ogni quindici giorni e spesso gialla in alcune zone, con bollette tra le più care d'Italia, stipendi d'oro a certi dirigenti idrici, e la Regione che dà in concessione ad una multinazionale una fonte per farci acqua in bottiglia. Che poi gli agrigentini comprano.

Chi è questa casta? «È una diffusa cerchia di mini-boiardi a cui l’acqua dà da mangiare, più che da bere, un potere politico amministrativo che si mette d'accordo con i privati. Basta guardare le aziende coinvolte: c'è un parallelismo tra società che si aggiudicano la gestione e i partiti. In questo “viaggio” ho trovato un mare di conflitti d'interessi», dice Marino ad Acqua & Sapone. «La ripartizione delle gestioni idriche non segue la naturale geografia e le caratteristiche idrogeologiche, ma le coordinate della spartizione politica. I privati hanno trovato una certa situazione e si sono adeguati», coi politici incollati alle poltrone nei Consigli di amministrazione delle società miste di gestione dell'acqua. Ora, a marzo, il Parlamento ha abrogato gli Ato, quegli organi di (presunto) indirizzo e controllo dove siedono i Sindaci: investiti del ruolo di garanti dei cittadini e delle comunità, si sono ritrovati messi lì a occupare sedie per ratificare scelte, tariffe, strategie, investimenti decisi da altri, magari all'estero, ben più preparati e sbilanciati verso l'interesse dei privati. «Sindaci e amministratori sono svantaggiati da un punto di vista delle conoscenze tecniche rispetto ai rappresentanti dei privati», sottolinea il giornalista.

Del resto, a spalancare le porte ai privati sono stati i rappresentanti del potere pubblico, i politici. «La vera questione non è che il pubblico è tutto buono e il privato tutto cattivo - secondo l'autore de “La Casta dell'acqua” -, ma la completa trasparenza e la capacità nella gestione, è un problema di regole e controlli, serve un'Authority indipendente con effettivi poteri di sanzionare, cosa che finora non c'è stata. Le regole devono mirare all'efficienza, non a garantire com'è adesso un aumento più o meno automatico dei guadagni ai gestori, attraverso le bollette. Il gestore, al contrario, dovrebbe garantirsi l'utile, ad esempio, attraverso l'efficienza o prendendo chi non paga la bolletta». E il decreto che a novembre ha imposto l'obbligo di far entrare i privati nel servizio idrico “spogliando” e riducendo i Comuni? «È una norma incompleta, ancora una volta, una cosa che non ci permette di risolvere in modo chiaro e sicuro, non dice nulla di chiaro sui controlli». Resta il fatto, antico, di personaggi che fanno regole e a doverle seguire è sempre qualcun altro. Gli italiani si meritano leggi giuste, ma soprattutto persone che amministrino con pulizia. Chiaro. Come l'acqua.

 


 

BLOG SULL'ACQUA
Il giornalista Giuseppe Marino sul suo blog www.giuseppemarino.org continua a monitorare il problema dell'acqua e dei consumatori, in particolare del servizio idrico “tra pubblico e privato”.  

 


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