acquaesapone Interviste Esclusive
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri

╚ tornato Zio Fester

Christopher Lloyd: dalla ôfamiglia addamsö a ôritorno al futuroö

Sab 01 Mag 2010 | di Boris Sollazzo | Interviste Esclusive
Foto di 10

Doc Emmet. Proprio lui, lo scienziato spettinato, geniale e simpaticissimo della saga di Ritorno al futuro - «amo ancora quei film, ricordo quanto è stato bello lavorare con Michael J.Fox. A lui vanno spesso i miei pensieri (il coraggioso attore è affetto da una grave malattia - ndr) e mi emoziona l'entusiasmo del pubblico per la saga e per il mio personaggio ancora oggi» -. E poi Zio Fester - sì, perché Christopher lo troviamo nelle saghe cult più pazze - è tornato con “Il richiamo della foresta 3D” (presto in dvd) di Richard Gabai, un liberissimo (pure troppo, ad essere sinceri) adattamento del capolavoro di Jack London. Christopher Lloyd, nei panni di un nonno saggio, è fascinoso e divertente alle prese con una nipotina tutto pepe e un "lupo-cane" di nome, guarda caso, Buck. Ma il regalo speciale che ci fa è questa intervista: un po’ per la sua vita un po’ burrascosa, un po’ per una sotterranea antipatia per i giornalisti, di solito si nega alla stampa. Con decisione, senza snobismi. Questa volta, invece, si regala. «Ma non dire che sono un orso. Semplicemente ho l'impressione che nulla che io possa dire sia così interessante da poter o dover essere scritta. E, soprattutto, da poter e dover essere letta!».

E allora andiamo nel mondo di quest'uomo che ha saputo attraversare il mondo del cinema (e del teatro e della tv) con rigore e leggerezza. Lei è un'icona "outsider". Come l'ha convinta Gabai a fare il buon nonnetto?
«Ho amato Granpa, il mio personaggio, da subito. Mi piace molto il rapporto franco che ha con il suo cane come quello che sviluppa con la nipotina. Da London, pur in una storia moderna, prende quel rapporto totale con la natura che si trasferisce alle persone: può sembrare isolato, eppure è in armonia con tutto e tutti. Io non ci sono mai riuscito, ma ci ho sempre provato a farlo, è uno stato di grazia che a volte vedo solo nei bambini o, appunto, nei vecchi saggi. Quando la bimba arriva dalla città con le sue certezze, i suoi valori superficiali, le sue finte amicizie, Granpa la accoglie e le fa pian piano scoprire che esiste un altro modo di vivere, che ci sono altre prospettive che non quella della classe sociale e del mondo in cui è cresciuta. Ho un nipote di tredici anni che ho visto crescere dai sette anni in poi e devo ringraziarlo: il nostro affetto, le nostre esperienze mi hanno aiutato nel costruire il personaggio».

La rivoluzione del 3D ormai è partita. Lei cosa ne pensa?
«Non ha cambiato il mio modo di recitare o di muovermi. Il 3D in questo film non viene usato come tecnica fine a se stessa, magari con oggetti proiettati verso il pubblico per spaventarli. Il modo in cui viene usato è molto delicato e dà una profondità e una poesia maggiore al film. Il punto è che, da quando è nato, il cinema ha vissuto il progresso. Ma se lo cavalca e non lo subisce, se le storie e il talento di attori, registi, professionisti rimangono al centro di questa arte, novità come quella del 3D diventano strumenti per essere tutti migliori. Certo, poi, si può sentire la nostalgia del passato. Il cinema a colori ha fatto la storia della Settima Arte, non l'ha impoverita. Ma ci sono dei film in bianco e nero che rimangono inarrivabili e che sono irresistibili ancora oggi».

Quando eri ragazzo, quali film o libri l'hanno fatta sognare?
«Tra i primi ricordi ci sono i film di Lawrence Olivier e vari adattamenti di Shakespeare: mi facevano sognare e sperare che un giorno avrei fatto film anche io. Ecco perché trovo magico il mio lavoro: se lo fai bene e hai la fortuna di partecipare a progetti che segnano la memoria collettiva delle persone, diventi un'ispirazione per gli altri. Per questo è importante dare il massimo, qualunque sia il lavoro che tu faccia: puoi, e forse devi, essere un esempio. E per questo, infine, mi fa rabbia un certo giornalismo che scava nella vita privata e fa gossip».

In “Ritorno al futuro” non credeva a Reagan presidente. E a Will Smith che vorrebbe diventarlo invece ci crede?
«Forse sì, ma per me l'importante è che a ricoprire quell'incarico sia una persona onesta, sincera e competente. E lui mi sembra che lo sia. E poi è vero che un buon presidente, forse, deve essere un anche un ottimo attore. Anche, però, e non solo un bravo attore. E Will lo è sicuramente. Quanto a me, sulla politica ho molte idee, ma non m'ha mai sfiorato l'idea di entrarci! Di sicuro ho molte speranze per chi sta lavorando ora alla Casa Bianca, anche se il momento è difficile e le sfide che deve affrontare sono molte».

So che ha ben sei film in lavorazione. Quali sono i suoi superpoteri?
«La passione per questo lavoro. Recitare mi diverte, anche quando diventa estremamente faticoso ti regala qualcosa di unico. è un lavoro di squadra in cui tutti sono necessari, ma allo stesso tempo è anche una sfida con te stesso. Ecco, a pensarci bene, è come la vita. Hai bisogno di amici, parenti, partner. Ma poi tutto dipende da te».

Hollywood è sempre più demonizzata. Lei la frequenta poco: è d'accordo?
«Sarò controcorrente, ma non sono d'accordo. Non è un posto più pericoloso di altri, non è un luogo di perdizione se tu non vuoi perderti. Anzi, ultimamente credo che a livello creativo e "industriale" sia anche migliorata. Metà dei film che escono sono indipendenti, proprio come “Il richiamo della foresta”, per esempio, e questo ha allargato la quantità dei registi che possono cimentarsi nel cinema. E, cosa da non sottovalutare, dà molte più opportunità agli attori, anche nella qualità delle loro interpretazioni. I ruoli, infatti, ultimamente non sono codificati, puoi vedere un divo fare il barbone. Ancora non succede il contrario! (Anche se in alcuni film, da “Una poltrona per due” a “La ricerca della felicità”, almeno nella finzione, succede- ndr)
 

 



I SUOI CAPOLAVORI
Il suo primo ruolo importante fu nel film “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, nella parte di un paziente dell'istituto psichiatrico. Dopo un ruolo nella sit-com televisiva “Taxi”, arriva quello del geniale scienziato Emmett "Doc" Brown nella trilogia “Ritorno al futuro” (1985, 1989, 1990). Ha interpretato il ruolo dello "zio Fester" nei film “La famiglia Addams” (1991) e “La famiglia Addams 2” (1993). Ha vestito i panni del giudice Morton in “Chi ha incastrato Roger Rabbit”. Ricordato per il ruolo del Comandante Klingon Kruge in “Star Trek III: alla ricerca di Spock” (1984).  


Condividi su:
Galleria Immagini