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Bolletta mia quanto  mi costi!

Sborsiamo una cifra per un servizio. ma quello che acquistiamo, in realtà, costa molto meno

Sab 01 Mag 2010 | di Roberto Lessio | Soldi

Come abbiamo più volte spiegato nel corso di questi anni, con le nostre inchieste, con le bollette sborsiamo una cifra per un servizio, ma quello che acquistiamo effettivamente in realtà costerebbe molto di meno. Come mai? è il risultato di un eterno gioco tipicamente italiano. Quello di caricare sulle bollette e sulle tariffe dei servizi pubblici, “oneri”, “costi aggiuntivi” e “imposte” che nulla hanno a che vedere con il costo di produzione effettivo del servizio reso ai cittadini. Prendiamo il caso del costo dell'energia elettrica (poi lo faremo per gli altri servizi pubblici).

Di quello che paghiamo in bolletta (a prescindere dal fornitore), circa il 57% rappresenta l'effettivo costo di produzione dell'energia e del suo dispacciamento (cioè del costo necessario a portarla nelle nostre case). Il restante 43% è rappresentato da altre spese che lo Stato si è impegnato ad onorare, ovviamente a spese nostre, senza che sia chiaro a chi e in che tempi queste spese debbano essere rimborsate.

I dati che seguono sono tratti da documenti dell'Autority per l'Energia e il Gas. Nello specifico delle bollette elettriche, con la componente “A2”, nel solo anno 2008 abbiamo pagato circa 500 milioni di euro (circa 33 euro per una famiglia media di 4 persone) per coprire i costi di smantellamento delle vecchie centrali nucleari italiane.

Questo costo è in vigore da circa 10 anni. E, visto che il bilancio del 2008 della SOGIN prevedeva una spesa complessiva di 5,2 miliardi per il compimento della propria “mission”, vuol dire che il costo previsto per lo smantellamento dovrebbe esser già stato pagato. La SOGIN, per intenderci, è la società partecipata al 100% dallo Stato italiano incaricata dello smantellamento delle 4 centrali atomiche “nostrane”. Ma sembra che il completamento di quello smantellamento è ancora di là da venire.

Con la componente “A3” poi stiamo sborsando (sempre rispetto al 2008) altri 3.600 milioni di euro per le fonti rinnovabili. Questa sarebbe una buona notizia se non fosse per il fatto che questa cifra include solo il 20% delle fonti energetiche veramente rinnovabili (solare, eolico, geotermico, biomasse...). In realtà l'80% di questa enorme cifra è finito alle cosiddette fonti rinnovabili “assimilate” (concetto che esiste solo in Italia). Vale a dire termoinceneritori, centrali convenzionali con risparmio energetico (turbogas, centrali alimentate con scarti di raffinazione del petrolio, centrali alimentate con il cosiddetto “carbone pulito”, ecc.), senza trascurare impianti industriali altamente inquinanti che hanno il solo pregio di “recuperare” un po' di calore nei loro processi produttivi.

Con la componente “A4” della medesima tariffa energetica paghiamo quella che è un'autentica “apoteosi” dell'attuale politica energetica italiana. Siccome ci sono alcune aziende altamente “energivore” (spesso molto inquinanti – tipo i cementifici e i grandi impianti chimico-farmaceutici), il nostro sistema tariffario prevede che siano i cittadini e non le aziende stesse (ovvero i loro azionisti) a pagare tali costi. Il nostro sistema tariffario, infatti, consente uno “sconto” a chi compra e consuma più energia elettrica, non a chi la risparmia.

Solo che quello sconto lo paghiamo tutti noi. Alla “cassa” fanno mediamente altri 500 milioni di euro all'anno.

Le restanti componenti della tariffa, infine, riguardano: i costi per “l'attività di ricerca e sviluppo del sistema elettrico” (componente “A5” - circa 60 milioni di euro l'anno); costi di rimborso all'ENEL (precedente monopolista statale) per l'avvio del libero mercato (componente “A6” - circa 200 milioni di euro – anno 2008); compensazioni per lo sviluppo di imprese elettriche “minori” per altri 80 milioni di euro. In totale fanno circa 5 miliardi di euro. Circa 330 euro all'anno per una famiglia media. Con i tempi che corrono, cosa volete che sia?

 

 

 

LA FINTA LIBERALIZZAZIONE
Delle bollette italiane che costano il 30% in più della media europea e della truffa riguardante la componente A3 (una volta incentivi Cip6) ne abbiamo parlato nel luglio del 2008 nell’articolo “Elettricità: la lobby che colpisce nell’ombra” di Francesco Buda.


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