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Russell Crowe: Robin Hood chi si ribella al sistema

Acqua&Sapone a Cannes per incontrare il gladiatore Russell Crowe

Lun 07 Giu 2010 | di Boris Sollazzo | Interviste Esclusive
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Incontrare a Cannes Russell Crowe fa un certo effetto, va detto. Soprattutto se c'è la barba a "nasconderlo" e lui si muove sulla Croisette come se non fosse il divo premio Oscar che tutte vorrebbero e tutti invidiano. Eppure in Costa Azzurra, vestito informale e con un pò di pancetta, un figlio sulle spalle e l'altro tenuto per mano, sembra un'altra persona. E forse lo è, come confessa nella chiacchierata in cui presenta la sua ultima fatica, quel Robin Hood che gli è costata parecchia fatica e in cui si è impegnato come raramente gli è capitato. 

Russell, chi è Robin Hood?
«è un eroe che non ha voglia di esserlo, ma che deve esserlo. Per rispetto a quel padre che si è sacrificato per la libertà e per la dignità, sua e del suo paese. è un fuorilegge solo perchè, nel momento in cui è vissuto ed ha agito, era il Sistema ad agire contro la legge e la giustizia. Se vivesse nella nostra epoca, ad esempio, come allora combatteva contro sovrani autoritari che affamavano il loro popolo con guerre e tasse, adesso si scaglierebbe contro il Potere che sfrutta la povera gente, contro le banche, contro i media che manipolano la gente, contro chi si arricchisce illegalmente. Credo sia questo il senso della frase spesso attribuitagli, "rubo ai ricchi per dare ai poveri"».

E' un film sentimentale, anche se come sempre lei mena le mani e fendenti niente male.
«Sì, è vero, coinvolge l'amore, il senso dell'onore e l'amicizia. Tutte cose per me importanti, anche quando ero un cattivo ragazzo. Sull'amicizia, sulla solidarietà tra compagni d'arme, faccio un esempio: una delle cose principali che ho detto a Ridley Scott all'inizio del casting è che i Merry Men (il suo gruppo musicale e il gruppo di commilitoni con cui porta avanti le sue scorribande nel film - ndr) non devono essere soltanto dei grandi atleti, ma devono anche essere preparati dal punto di vista musicale: se hai combattuto per tutta la giornata e non sei stato ucciso da un colpo di freccia, vuoi festeggiare e devi cantare e ballare. Ecco perché sono contenti: perché gli piace bere e gli piace cantare».

Come mai ha scelto questo film?
«Perchè Ridley Scott (questo è il loro quinto film insieme - ndr) è un grande regista e un amico. E come ormai è evidente, non so dirgli di no. E lui non sa dirlo a me. Sapeva da sempre che sognavo di interpretare questo personaggio fin da quando ero piccolo. Avresti dovuto vedermi quando mi allenavo nel giardino di casa, sotto gli occhi dei miei figli, tirando 200 frecce al giorno. Credo sia il miglior Robin Hood mai fatto o almeno il più originale. Ci abbiamo pensato tanto e volevamo qualcosa di diverso e più incisivo, anche più ribelle. Le abbiamo pensate tutte e con la montagna di buone idee che ci sono venute, altro che due ore e venti: il film poteva durare sette ore.
Ah, comunque, ovviamente, al di là di tutto quello che ho detto finora, Robin Hood l'ho fatto per le scene d'amore con Cate!».

Dicono che sia stato un set molto tumultuoso. E con Cate c'è stato solo qualche bacio
«Dicono, ma non è vero. E sì, con quella grande attrice e meravigliosa donna della Blanchett non ci sono state le scene che speravo (ride di gusto, ndr). Ecco perché vorrei un sequel, anche se credo che non si farà. Lei è una magnifica compagna di set e amica. Ecco, maturando ho scoperto la bellezza dell'avere una famiglia: la tua, ma anche quella che si crea sul set, quella che ti scegli ogni giorno. In questo mi sento un pò Robin Hood: mi piace proteggere: la mia compagna, i miei amici, chi lavora con me. Un tempo, invece, tutti dovevano proteggersi da me!».

Lei è stato sempre schiacciato dalle etichette che le hanno affibbiato, proprio come l'arciere di Sherwood.
«Per questo ho ideato e cercato questo progetto, mi interessava trovare l'uomo dietro al mito. So come sia facile, quando diventi "famoso", essere travisato o considerato come in realtà non sei. Il punto è che puoi sbagliare, se questo serve a far sì che non succeda più, se impari dai tuoi errori. E puoi rompere regole e schemi, se necessario. Non sarò politicamente corretto, ma sono d'accordo con lui: per fare del bene, sono pronto anche ad andare oltre ciò che è lecito».

A Roma lei è un mito, lo sa?
«Lo so, l'ho toccato con mano. D'altronde il personaggio di Massimo ne “Il gladiatore” è un omaggio a u­­­na città splendida e unica al mondo. Così come suonare quindici minuti in Piazza di Spagna o incontrare un simbolo come Francesco Totti, è speciale. Confesso, poi, che aspetto con ansia i mondiali, magari per vendicarci contro voi azzurri campioni del mondo, visto che proprio Totti (che si è tatuato un gladiatore e che lo ha conosciuto insieme alla famiglia proprio al Colosseo!, ndr) ci segnò un rigore all'ultimo minuto nel 2006! (Russell Crowe è neozelandese d’origine, naturalizzato australiano, ndr).
Chiudo con una provocazione: a mio parere i calciatori sono i gladiatori moderni, sono uno sprone al pubblico con le loro imprese sportive e la grinta che mettono per arrivare alla vittoria. E non a caso entrambi sono oggetto di un affetto e di un'attenzione straordinari». 

 



NON SOLO CINEMA
Nato il 7 aprile del 1964 a Wellington, dopo aver partecipato a numerose serie tv e soap opera, viene scritturato da Sharon Stone per Pronti a morire. Il successo arriva con L.A. Confidential nel 1997. Dopo Mistery Alaska, ottiene consensi per Insider – Dietro la verità e, soprattutto, per Il gladiatore di Ridley Scott, con il quale vince l’Oscar come miglior attore protagonista. L'anno successivo con A Beautiful mind conquista il Golden Globe. Dopo Master and Commander, è protagonista di Cinderella man. Nel 2006 è protagonista di Un’ottima annata e poi di American Gangster. Con Di Caprio interpreta Nessuna verità. Nel 2009 è protagonista di State of Play. Da maggio 2010  è al cinema con Robin Hood. è anche co-proprietario dei South Sydney Rabbitohs, la squadra di rugby più famosa nella storia del campionato australiano. 


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