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Renzo Arbore: in udienza mi difese... Benigni!

Il sogno del Papa e le accuse di vilipendio alla religione: Arbore racconta il “pap’occhio”

Lun 07 Giu 2010 | di Boris Sollazzo | Interviste Esclusive
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Dal 25 maggio gira come sempre l'Italia e il mondo con la sua Orchestra Italiana, cantando le canzoni napoletane che ha tolto dal dimenticatoio quasi vent'anni fa. Da poco ha anche invaso i negozi di dvd con il “Pap'occhio”, film eccezionale e unico che lo vide esordire al cinema tra censure, incassi sorprendenti e un cast di nomi semplicemente incredibili. Renzo Arbore è così: musica, cinema, tv, ovunque è stato, con grazia e misura, ha saputo cambiare qualcosa, mostrarci novità ed esperimenti. Per descrivere una carriera come la sua, forse vale la pena citare l'unico extra del dvd. Quel Pap'occhio di 30 anni fa è lo speciale di più di un'ora a cura del giornalista Fabrizio Corallo (e allora assistente alla regia) che rende giustizia a quello che fu un fenomeno cinematografico, culturale e anche un po' politico. E anche a quello che ci ha detto in tanti anni questo foggiano-partenopeo che ha la faccia di un eterno ragazzo divertito e arguto. Fin dalla radio d'Alto Gradimento.

Renzo, che emozione è rispolverare il Pap'occhio?
«Tanta. Anche perché il film, che nel 1980 fu campione d'incassi (5 miliardi di allora e 5° posto assoluto nella classifica annuale), fu sequestrato dopo tre settimane di programmazione dal procuratore de L'Aquila Bartolomei, poi amnistiato e tornato in sala dopo 40 giorni di purgatorio. Confesso che allora ero tranquillo. Perché con la censura non avrei visto il declino degli incassi e per me, che chiudevo sempre i miei programmi all'apice degli ascolti e del gradimento, era qualcosa di bello! Poi ero forte dei miei studi di giurisprudenza che mi dicevano che non avevamo colpe, che l'accusa di vilipendio di religione di stato era assolutamente infondata».

Cosa vi imputavano allora?
«Ancora non lo capisco, le udienze con me e gli attori furono comiche, Benigni arrivò a dire al giudice che secondo lui il film era così “religioso” che forse io avevo pure preso soldi dal Vaticano! Non si poteva avvertire irriverenza certo nel cantante Gallo e nei miei attori che mi avrebbero tradito tre volte prima che lui cantasse, o per il giardino dei Jazzemani o ancora per la caricatura de “L'ultima cena” o per la gag con Marenco de "Il signore è con noi" o per la lezione d'italiano a Woytila. Non dimenticate che sono cattolico, apostolico e foggiano (il film l'ha definito “apostolico” persino il responsabile della comunicazione dell'Opus Dei - ndr)».

Nel 1980 voi mostravate il “vero” volto di Giovanni Paolo II.
«Woytila era così: lui disse "voi mi corrigerete" e noi prontamente lo correggiamo nel film. Noi intuimmo il suo amore per i giovani, la sua fisicità, il suo istrionismo, la sua simpatia. “Il Pap'occhio” è stato fatto con incoscienza, come anche le altre cose che allora proponevamo. è diventato, e non potevo saperlo, un cult movie, anche nell'uscita in vhs fu vendutissimo. Tanti fan, scopro spesso, sanno il film a memoria... ma perché me lo raccontano sempre a me, non me lo spiego! E pensare che l'intuizione mi arrivò in sogno: chissà, ora che ci penso poteva essere un segnale divino. Sognai che il Papa chiamava me e i ragazzi de “L'altra domenica” a ravvivare la tv vaticana, per avvicinarla ai giovani. Io ero l'incolto, il deficiente senza qualità e intelligenza: non nego che potesse essere ricalcato il personaggio su tizi che facevano la tv allora».

E mise insieme i ragazzi della sua tv della notte, ma anche nomi come Isabella Rossellini, Benigni e Scorsese!
«Divenni rosso quando urlai “Action” in faccia a Martin, che nel film faceva il regista! Proprio a lui, che per me era un mito, i suoi film di quegli anni mi facevano impazzire. Quasi vent'anni dopo, quando gli chiesero un commento sull'Oscar di Roberto Benigni, lui dichiarò: “lo conosco”, recitammo insieme in un un film così strampalato che non lo so spiegare in americano. Comunque ci tengo a dire che la potenza della satira era tale che pochi hanno rilevato che il Pap'occhio era forse il primo musical italiano, con 17 brani, di cui uno gospel, e i diritti di molte canzoni, da Elvis Presley a Paolo Conte. Che ce l'avrà con me per sempre: scovai un artista della pernacchia a Fantasie di Trastevere e ci feci un'orchestra con cui feci "suonare" Azzurro!».

Il Pap'occhio anticipava la critica che per decenni lei ha fatto alla tv che allora stava nascendo.
«Io venivo impressionato da quello che veniva trasmesso in tv, la tv del dolore di “Domenica In” soprattutto. E lì facemmo una canzone anche su questo. E poi, credo, girammo il monologo più lungo della storia del cinema, 9 minuti. Tutta colpa di un errore. Misi due macchine da presa troppo vicine, invece che in primo piano e in piano lungo, e non potevano essere di conforto l'una all'altra. L'avevamo sobillato alla grande Roberto, si scatenò. Scoprimmo che non si poteva tagliare ma, per fortuna, era tutto buono. Sergio Corbucci era sconvolto, mi diceva “non si può fare”, non l'ha mai fatto nessuno. Tornando alla tv, quella di oggi, sia sufficiente pensare che mi chiamano ancora quello della notte, non per la mia trasmissione ma perché sono il più trasmesso a notte fonda, anche in replica! Di questa tv non mi piace il fatto che si sia andati troppo oltre. La trasgressione ora è conformismo, la fanno tutti solo per uscire sui giornali. Si fanno tv e film contro, i miei erano tv e cinema per. Ora il “mio” atteggiamento lo vedo, forse, solo in Fiorello e al cinema in Ficarra e Picone. Tutti puntano al box office e all'Auditel, ed è la mia vecchia ossessione per la dittatura dei numeri: non sono comunista, ma il ragionare e vivere in funzione del mercato è insopportabile».

Ora si urla e si fa sensazionalismo, con voi si rideva e si rifletteva...
«L'ho detto persino all'Università di New York, quando m'hanno invitato! La nostra era goliardia piena di ironia, quella di oggi è volgarità. La perdita di Vianello ci ha permesso di rivedere la sua grazia, la qualità di Tognazzi, di Vianello e Mondaini, un umorismo classico ma anche audace, politico e macabro, che arrivava a tutti. E che arriverà, anche fra 40 anni: ne rideremo ancora. Ora c'è un umorismo usa e getta, fondato sull'attualità: va subito sui giornali, ma poi dopo 10 anni chi lo ricorda? Le imitazioni sono caduche, per definizione. Rivalutiamo Falqui, Franco e Ciccio. Ora l'umorismo è hard, anche nel cinema la battuta deve essere sempre pesante. A “L'altra domenica” dicevo sempre “bisogna razzolare nell'inconsueto”. Ora non si fa: i miei erano tutti format originali, ora si prendono all'estero e mi fa soffrire che lo faccia proprio e soprattutto la Rai».

Musica, tv e cinema. Qual è l'amore più grande?
«La musica è al primo posto, era il sogno del quattordicenne foggiano che ero, girare il mondo a suonare: e da 19 anni vivo un neverending tour cantando canzoni per cui all'inizio mi prendevano per pazzo, che persino i napoletani non cantavano! Il cinema è faticosissimo, accetta male l'improvvisazione, e ne ho troppo rispetto: con le difficoltà che abbiamo, rimaniamo comunque ai primi posti del cinema mondiale. Certo, forse tornerei per un Foggiatthan, alla Woody Allen. Per far vedere che Foggia è uguale a New York, ma in piccolo. La tv, sì, confesso, tornerei volentieri a farla. Ma a modo mio».

 


DJ E TALENT SCOUT SCOPRì BENIGNI
Renzo Arbore, figlio di un medico e di una casalinga, si è laureato in Giurisprudenza a Napoli. Bravo musicista e cantante con la sua Orchestra Italiana, conduttore radiofonico e televisivo (“Bandiera gialla”, “Per voi giovani”, “Alto Gradimento”, “Speciale per voi”, “L'altra domenica”), i suoi successi sono stati “Quelli della notte”, “Indietro tutta!” e “Speciale per me - meno siamo meglio stiamo”. Talent scout, ha scoperto Roberto Benigni, Giorgio Bracardi, Mario Marenco, Marisa Laurito, Nino Frassica, Milly Carlucci, Daniele Luttazzi e valorizzato altri come Michele Mirabella, Luciano De Crescenzo. Presidente di "Umbria Jazz", nel 2002 fonda una nuova band, "Renzo Arbore e i suoi Swing Maniacs". Da anni è Presidente dell'Associazione dei disc-jockey italiani.  

 


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