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Diego Cugia: sono definitivamente scomparso

Diego Cugia è l’ideatore di Jack Folla e Zombie, di Rockpolitick e Apocalypse show. ed ora è “invisibile”

Lun 07 Giu 2010 | di Angela Iantosca | Interviste Esclusive
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Diego Cugia: chi è o chi era? “Uno che di mestiere faceva l’autore. Fui estinto”. è la prima volta che intervisto un fantasma. O, meglio, un invisibile, come lui ama definirsi. Un uomo che un tempo scriveva per la tv e per la radio: «Nel 1977 ho cominciato a lavorare per Radio Rai, per la quale sono sempre rimasto un collaboratore esterno. Poi un direttore che non nomino, dopo il successo del “Mercante di Fiori” e, soprattutto, di “Alcatraz”, mi ha scritto che “non si capisce perché devo lavorare per le sue radio”. Spero che prima o poi qualcuno lo cacci e la Rai torni ad essere un servizio pubblico, non un fatto personale».

Per chi non ha presente chi sia Diego Cugia basta dire che è stato autore di “Rockpolitick” con Celentano, di “Apocalypse Show” con Funari, suo è il personaggio di Jack Folla, il dj nel braccio della morte, che trasmetteva la sua musica su RadioRaiDue.


Da più di tre anni non può più mettere piede in una radio o in una tv.
«“Zombie” è stato il titolo del mio ultimo programma alla radio, Radio24, perché a Radiorai mi avevano già estinto, adesso sono definitivamente scomparso, amen. Io non sono un eroe, né un martire, ero solo un italiano che parlava con sincerità».

Perché è stato spento il suo microfono?
«Perché non sono credente in nessuna lobby, chiesa, partito; non faccio cordate, non lecco scarpe, non bevo caffè con nessuno, non frequento salotti, mangio da solo, non ficco il naso negli armadi di cadaveri altrui e nel mio c’è solo qualche reliquia di poco conto. Quindi non posso partecipare al gioco ricattatorio nazionale: “tu me dai ‘na cosa a me, io te do ‘na cosa a te”».

Cosa non va nella comunicazione in Italia?
«La lealtà. Quello che si chiama “patto di fiducia” con l’ascoltatore. Il pubblico viene tradito quasi 24 ore su 24. Dalla pubblicità (ma questo è ovvio) e dalla sua persuasione occulta che, dàgli e dàgli, alla fine convince anche un genio che basta una crema per ringiovanire di trent’anni. Ma il tradimento grave è la mistificazione o l’omissione dei fatti nei telegiornali generalisti e il maneggiare le viscere della gente con i programmi d’intrattenimento».

Forse questo è uno dei periodi storici peggiori per l'Italia: gli eroi sono considerati talebani, le persone che denunciano le cose che non vanno sono considerate dei traditori (vedi Saviano), i giudici che fanno il loro dovere sono toghe rosse e chi fa ricorso alle escort un gran furbo che ha capito tutto della vita.
«Sì, stiamo vivendo il tradimento delle parole. I mafiosi considerati “eroi” e dei chirurghi che operano in zona di guerra “terroristi”. Non so se hai sentito il politologo Luttwak ad “Annozero” (puntata del 15 aprile 2010 – ndr). Ha detto che le guerre si prolungano per colpa delle organizzazioni umanitarie che si mettono in mezzo a curare e sfamare le vittime. Così, invece di crepare, quelli si rimettono in sesto e magari tornano a combattere. Questa è la logica abominevole di oggi».

Cosa direbbe Jack Folla di tutto questo?
«La gente è pazza».

Cosa è libero in questo momento in Italia?
«Chi è fedele al proprio vocabolario etico e paga i prezzi per essere un “diverso”».

Cosa possiamo fare noi? Cosa fa lei "contro"?
«Noi possiamo vigilare come il tenente Drogo, nel romanzo di Buzzati, al confine con il deserto dei tartari. Apparentemente sembra inutile, ma non lo è. Stiamo vivendo, noi italiani, un lungo periodo ingannevole. Dobbiamo prendere coscienza di tutte le mistificazioni che ci assediano, e cercare di tenerle lontane, di mantenere accesa la nostra piccola lanterna, la coscienza illuminata».

Se la tv fosse libera, quali contenuti porterebbe: quale programma, presentato da chi?
«Un programma presentato da Vasco Rossi: ma non lo farà mai, mica è fesso. Se riempi gli stadi, chi te lo fa fare a tentare uno show in Tv? Uno con il quale mi divertirei a lavorare è Jovanotti, che potrebbe anche essere un giusto padrone di casa, simpatico, intelligente, e con la musica travolgente. Ecco, il suo show lo intitolerei “L’ombelico del mondo” e l’ambienterei intorno al fuoco in una caverna con i murales dei cervi e dei bisonti dipinti sulla roccia. Credo che con la Tv bisogna ricominciare da capo, dalla preistoria, dallo sfregare i legnetti per vedere se la magia si accende ancora».

E se non glielo fanno fare, la soluzione è diventare invisibili?
«Invisibile lo sono diventato. Ho fondato un movimento di resistenza culturale che ha una Carta dei Valori nei quali noi invisibili ci riconosciamo a pieno, chi lo desidera può leggerla e decidere di aderire al sito: www.gliinvisibili.org».
Cosa racconta ai suoi figli di questa Italia?
«Ho due ragazzi adolescenti. Davanti ai telegiornali mi soffermo spesso su cosa c’è di vero e cosa c’è di falso, o di non detto, nelle notizie. Chiedo loro che cosa hanno capito di un certo fatto. Poi racconto l’Italia di quand’io ero ragazzo, ma senza nostalgia, loro hanno cose che noi neanche ci sognavamo e viceversa. Per esempio il mare della Sardegna in cui ho nuotato da ragazzo, i miei figli, purtroppo, non lo sapranno mai».

Cosa significa fare i genitori oggi?
«È davvero difficile. Li abbiamo lasciati allevare dalla tecnologia e dalla Tv, la bàlia a colori. Per non farli sbadigliare nel leggere loro qualcosa o nel raccontargli un fatterello qualsiasi dovresti avere la gola e il corpo dotati di effetti speciali hollywodiani. La loro capacità di attenzione alla pagina o alla voce umana è di circa 30 secondi. Il tempo di un cambio scena di un telefilm. Bene, dobbiamo sbalordirli, spiazzarli, ascoltarli, evitando di giudicarli. Non hanno un’anima, una coscienza, come la intendiamo noi. Sono un’evoluzione della specie. Selezionata, immagino, per affrontare momenti più duri della storia. Bisogna stargli accanto e fargli coraggio. Io non avevo cento reporter coreani o indiani, incazzati neri da una miseria storica, a farmi le pulci quando ho cominciato a fare il giornalista. I nostri ragazzi, al contrario, avranno una concorrenza spietata in tutti i campi».

Le manifestazioni di piazza hanno un senso? La marcia della pace può aiutare a sensibilizzare?
«Quando la gente scende in strada ha sempre un senso».

Ci hanno fatto sempre credere che il Tg1 fosse come la casetta del Mulino Bianco. Ora, alla luce del sole, assistiamo ad epurazioni e prese di posizione. C'è ancora speranza per la comunicazione e per la "verità"?
«Sicuramente. Il punto è quando? Francamente detesto l’idea di essere nato sotto Andreotti e di crepare sotto Berlusconi».

Come possiamo informarci senza cadere in nessuna trappola, ma con la serenità di leggere notizie vere?
«Leggendo di tutto e di più, e navigando su Internet».

La rete è sicura?
«No, ma è un’opportunità meravigliosa di conoscenza».

L’ho incontrata in Piazza San Giovanni in occasione della manifestazione per la liberazione dei tre medici di Emergency: che legame ha con questa Ong e con Gino Strada?
«Il mio personaggio, Jack Folla, sia in radio che sui libri ha sempre fiancheggiato Gino ed Emergency. Quando il microfono si è spento, e lo studio è tornato buio, tre anni fa, lui mi ha chiamato. è un giusto e non si era dimenticato di un vecchio amico dell’etere».

Ora la lascio tornare nel Regno degli invisibili. Quale dimora ha scelto per il riposo eterno?
«Una panchina fra le nuvole. Una panchina, perché scelta col criterio dei disoccupati e dei pensionati. Fra le nuvole, perché io lavoravo con la fantasia».

 



FUGA DA ALCATRAZ
Nato a Roma, ma di origine sarda, dal 1977 lavora con Radiorai. Raggiunge la notorietà con la trasmissione “Alcatraz” (dal 1999 al 2000, su Radio2) ed al personaggio Jack Folla. Dal 26 giugno 2003 fino a giugno 2007 è consigliere di amministrazione della SIAE. Torna in radio grazie a Radio24, ma dopo solo 35 puntate delle 200 stabilite, la nuova trasmissione "Zombie - morire sparsi, rinascere uniti" viene sospesa: quasi subito la direzione della radio ridà il via libera alla trasmissione. è stato autore di “Rockplitick” con Celentano e di “Apocalypse Show” con Funari: «Faccio il mestiere che sognavo da bambino, anche se mi è sempre più difficile stupirmi come allora», racconta. Diego Cugia è divorziato, con due figli, Francesco e Michele, ed un pastore tedesco che si chiama Sara. Oggi lo trovate su www.gliinvisibili.org


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