acquaesapone Interviste Esclusive
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri

Tullio Solenghi: volete mettere Manzoni con Moccia?

La prof. di francese, grillo, il trio, il rifiuto di mediaset

Lun 07 Giu 2010 | di Angela Iantosca | Interviste Esclusive
Foto di 11

Sono cresciuta a pane e “Promessi Sposi”. Non quelli scritti da Manzoni. Ma quelli reinterpretati dal trio Solenghi, Lopez e Marchesini. Quando un anno fa si sono riuniti per trasmettere il meglio della loro carriera, sono stata una delle telespettatrici. E, in fondo, spero ancora in una loro réunion. Il loro scioglimento, senza dubbio, ha rappresentato la fine di un’epoca. La fine di un certo tipo di comicità. Ho incontrato Tullio Solenghi in occasione dei David di Donatello, da lui presentati, e non ho resistito a chiacchierare un po’ con lui.

Dove è nato e cresciuto come attore?
«Mi sono formato alla scuola di teatro del Teatro Stabile di Genova, mia città natale, alla fine degli anni Sessanta».

Cosa pensava di fare da grande?
«Ho pensato quasi subito di voler fare proprio il mestiere che poi mi sono scelto, l’attore».

La prima parodia?
«Quella dei professori a scuola. Mentre “rifacevo” la professoressa di francese, fui beccato dal Preside e sospeso per punizione… Anche se poi ammise a denti stretti che la mia caricatura era esilarante».

Una figura importante nella sua formazione è stato Don Giorgio, parroco dell’oratorio in cui sei cresciuto.
«Per noi ragazzi fu una figura essenziale. Sapeva coniugare educazione, amicizia, rispetto, etica, divertimento, un prezioso surrogato di Don Milani».

I suoi genitori come hanno reagito alla sua passione per il teatro?
«In maniera sempre positiva, l’unica cosa che pretesero fu che non abbandonassi gli studi fino al conseguimento dell’agognato “pezzo di carta”, poi avrei deciso autonomamente».

Che differenza c’è tra le sue e vostre (del Trio) parodie e coloro che tentano oggi di far sorridere?
«Credo senza falsa modestia che noi siamo stati nel panorama televisivo italiano la massima espressione di questo genere, mi riferisco soprattutto ai “Promessi Sposi”. Oggi la parodia è soprattutto imitazione di un personaggio, quasi mai di un genere, eccezion fatta per “Boris”».

In chi vedete degli eredi?
«Con le nostre caratteristiche non ne vedo, ma con la nostra potenzialità comica ce ne sono parecchi, Fiorello, Corrado Guzzanti, Max Tortora, Crozza…».

Mi racconta del suo debutto con Beppe Grillo a Milano?
«Fu assolutamente casuale, io ero reduce dal mio divorzio con lo Stabile di Genova, lui da una discreta fama come cabarettista, pur se mai approdato in tv. Ci ritrovammo così nello stesso locale di cabaret, il “Refettorio” di Milano, io facevo il primo tempo e lui il secondo. Da buoni genovesi le bibite ce le portavamo da casa perché al locale costavano troppo…».

Il Trio, dobbiamo ammetterlo, manca. C’è ancora spazio per quel tipo di parodia in Italia?
«Credo che sia un genere un po’ in estinzione».

Avete creato scalpore con le vostre parodie e avete anche scatenato un incidente diplomatico con la presa in giro dell'Ayatholla Khomeini a Sanremo nel 1987 (lo sketch è rimasto 'proibito' in Rai per molto tempo): oggi i vostri interventi in periodo elettorale verrebbero sospesi?
«Non credo che oggi saremmo incappati nelle maglie della censura, l’episodio Khomejini fu assolutamente casuale. In assoluto comunque la censura si coniuga sempre con regime, cosa che io, per dirla alla Mughini, “aborro con tutte le mie forze!”».

Chi si è offeso per le vostre parodie?
«Gli iraniani, ma lo fecero in modo strumentale, per il resto non si può sempre accontentare tutti…».

Vi siete mai pentiti di aver rifiutato la proposta di Berlusconi di passare a Mediaset?
«No, i soldi non hanno mai rappresentato per noi una priorità, avere qualche soldo in più, ma essere “sfruttati” commercialmente, come allora accadeva per le reti Mediaset, fu per noi una cosa inconcepibile».

Ha mai pensato di “esportare” la sua comicità?
«No, sono assolutamente dipendente dalla mia terra: anche se vado all’estero solo per turismo ,dopo una settimana inizio già a boccheggiare… Mi manca l’aria di casa».

Negli Usa c’è più spazio rispetto all’Italia?
«Non saprei, di sicuro mi pare che malcostumi italiani, tipo le raccomandazioni, laggiù siano sanamente rifiutate».

Nella passata stagione lo abbiamo visto a “Distretto di Polizia”: lo vedremo ancora vestire quei panni?
«La tournée teatrale per ora mi impedisce impegni così continuativi come fu per “Distretto”».

Avete mai pensato di portare in tv la parodia di successi contemporanei, come i libri di Moccia?
«No, anche perché la parodia è più riuscita tanto più è alto l’originale da cui si parte: volete mettere Manzoni con Moccia?».

“L’ultima radio” è il suo ultimo spettacolo teatrale che lo riporta agli esordi: ha nostalgia di quel mezzo di comunicazione?
«”L’ultima radio” si riferiva all’ultima trasmissione che il conduttore da me interpretato faceva insieme al bilancio di una vita fallimentare, prima di gettare la spugna. La radio per il Trio, oltre che un meraviglioso strumento di spettacolo, è stata una preziosa palestra per tutto quello che abbiamo poi fatto».

 


C’ERA UNA VOLTA IL TRIO
Nato a Genova nel 1948, dopo il debutto in teatro e in radio, dal 1982 al 1994 ha fatto parte del Trio con Lopez e Marchesini, ricostituitosi l’8 marzo del 2008 per uno speciale. Con il Trio partecipano a diverse trasmissioni tv: Domenica In, Fantastico 7, Sanremo 1986. Risale al 1990 la parodia de “I Promessi Sposi”. Dopo lo scioglimento ha presentato Domenica In e Striscia la Notizia; è tornato in teatro con “Le nozze di Figaro” e con “L’ultima radio”. Nel 2009 e nel 2010 ha presentato “Il David di Donatello”


Condividi su:
Galleria Immagini