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L’ipnosi del gioco

Un’illusione che ci costa quasi 1.000 euro a testa all’anno. E pių giochiamo pių perdiamo perché i giochi non sono mai equi

Lun 07 Giu 2010 | di Armando Marino | Attualitā
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Per una settimana intera arrivava all’orario di apertura del locale e a fatica il barista riusciva a farla uscire all’ora di tirare giù la saracinesca. L’imprenditrice cinese trascorreva l’intera giornata attaccata alla slot machine, maledicendola e perdendo migliaia di euro. Alla fine il proprietario del bar ha chiamato il 113 e la polizia ha dovuto farla ricoverare in ospedale per interrompere la trance emotiva in cui era caduta.
Al di là dei casi estremi, come questo accaduto a Massa nel marzo scorso, è innegabile che buona parte degli italiani sia preda di una fascinazione collettiva verso i giochi a premi. Un’ipnosi che li induce a spendere cifre sempre crescenti. Nel 2009 abbiamo speso 54,4 miliardi su scommesse, grattini e schedine, con un’aumento del 14,4% rispetto al 2008: sono ben poche le industrie che fanno registrare tassi di crescita così bollenti in piena crisi. Una fortuna collettiva buttata via nella speranza di ricavarne una fortuna individuale. Ma nel valutare la molla psicologica non bisogna trascurare l’aspetto ludico, la spinta legata al fatto che in fondo è un gioco, con un suo, sebbene spesso modesto, divertimento. Ecco perché chi gioca, soprattutto se lo fa in modo saltuario, spesso non fa un’analisi concreta del meccanismo della vincita e non sceglie necessariamente il gioco che dà più possibilità di incassare. Sappiamo tutti che, giocando una combinazione secca al Superenalotto, c’è una probabilità di vincere su 622 milioni. Eppure, ci rechiamo a giocare in massa, soprattutto quando è in palio un premio da oltre 100 milioni. Come se vincere 100 milioni valesse la pena e 50 invece no.


I GIOCHI ONESTI
In questo “buco” della nostra razionalità c’è un altro dato che trascuriamo, anche perché poco conosciuto. Quali sono i giochi più “onesti”? Ovvero, quali restituiscono al pubblico una quota maggiore delle giocate? «Bisogna distinguere due tipologie – spiega Donato Colucci, direttore del periodico specializzato “la Scommessa” -: nei giochi a montepremi la quota che torna agli scommettitori è prestabilita ed è in percentuale alle giocate incassate. Nei giochi a quota fissa, come le scommesse sportive e il Lotto, dipende invece dal momento di fortuna o meno dei giocatori». In ogni caso è possibile un confronto del “pay out”, cioè di quanto i diversi giochi restituiscano in media ai giocatori. Lo ha fatto l’agenzia Agicos stilando una classifica che svela come il più diffuso di tutti, il Superenalotto, sia paradossalmente il più avaro: ai giocatori torna poco meno del 35% di ciò che hanno speso. Il Win for life, che in breve tempo ha fatto spendere agli italiani centinaia di milioni, è più munifico (65%), ma c’è il “trucco”: il fatto che la vincita sia erogata nell’arco di 20 anni per il gestore del gioco è un enorme vantaggio. Chi sono i giochi più generosi? Poker on line e skill games (cioè giochi di abilità on line come sudoku, dama, puzzle) e scommesse. Ma anche il Gratta e vinci ha una buona quota di restituzione. Se proprio volete farvi attaccare questa febbre, almeno scegliete il virus meno avido.
 



Quanto ci restituiscono i giochi
Premi in percentuale sulle cifre raccolte

Poker on line 80%
Skill games 80%
Scommesse sportive 75%
Newslot 75%
Gratta e Vinci 73%
Scommesse Ippiche 72%
10eLotto 70%
Bingo 70%
Win For Life 65%
Lotto 56%
Concorsi pronostici 50%
Superenalotto 34,6%



“Chi vuol essere milionario?”: gioco non equo
Chi vuol essere milionario? è anche un gioco da casa. Ed è un gioco fortemente non equo. Il meccanismo del programma è, infatti, un collaudato tipo di lotteria mascherata da gioco. Il conduttore lancia una domanda e da casa si chiama un numero di telefono (a pagamento), gonfiando gli introiti della trasmissione. La domanda è sempre semplice, proprio per spingere migliaia di persone a chiamare. E a pagare. Alla fine, però, il vincitore viene sorteggiato tra quelli che hanno dato la risposta giusta ed anche sbagliata. Dunque, il meccanismo è ingannevole, perché stimola chiunque a chiamare. Il rispondere correttamente o meno è puramente accessorio. Il premio vinto non è un premio equo cioè matematicamente non corrisponde alla probabilità di vincita. Ovvero non si è ripagati per il rischio corso. Facciamo l’esempio pratico: se si vincono 2mila euro e chiamano 200mila persone, la trasmissione assegnerà un premio pari all’1% dell’introito.
Quindi il vincitore è soprattutto uno solo: il banco, e non è equo.
 



La smorfia, ultima vittima di internet
Quarantasette, morto che parla. Chi non conosce espressioni come queste? La smorfia è una specialità napoletana, ma è entrata a far parte del costume nazionale, così come il gioco a cui è collegata: il lotto resta uno dei più diffusi in Italia, rappresentando quasi l’8% del mercato complessivo delle scommesse. Ma, col passare degli anni, il fascino del terno si è perso, offuscato da altri giochi e, soprattutto, dalla rete. La febbre della scommessa, grazie a internet, entra a casa del giocatore. La rivista “La scommessa” ha passato al setaccio i conti del lotto, scoprendo che il crollo è nettissimo: nel 2005 la caccia ad ambi, terne e quaterne aveva raccolto 7,3 miliardi di euro. Nel 2009, dopo 4 anni di calo ininterrotto, la raccolta è scesa a 5,6 miliardi. è ancora una cifra enorme, ma la perdita è altrettanto impressionante: 1,7 miliardi di euro in meno. «E l’andamento dei primi mesi del 2010 – spiega Donato Colucci, direttore della rivista - è ancora più netto: oltre il 17% in meno, complice l’assenza di numeri ritardatari che attirano molto i giocatori». Italiani rinsaviti? Niente affatto: la febbre del gioco si indirizza solo verso altri strumenti succhiasoldi.

 


Ecco come si vince sicuro
Il metodo per vincere sicuro? Acqua & Sapone l’ha già svelato e due nostri amici, Franco e Gina, l’hanno messe in pratica aggiudicandosi una bella Mini Ray. L’hanno “vinta” semplicemente non spendendo gli 894 euro che mediamente ogni italiano scialacqua in lotterie, scommesse e altri azzardi inutili in un anno. «Per 10 anni, sia io che mia moglie abbiamo evitato di giocare quel gruzzolo – dice Franco – e ci siamo comprati questo gioiellino». «La possibilità di fare “6” al Superenalotto è di una su oltre 622 milioni – interviene la moglie Gina -. «È bastato non buttare al vento quei soldi, che molti pensano di investire, per vincere la nostra fiammante autovettura!».


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