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Cibi scaduti non sono sempre da buttare!

Dai prodotti “da consumarsi entro” a quelli “da consumarsi preferibilmente entro”: ecco come comportarsi con un alimento scaduto

Mar 08 Giu 2010 | di Sabrina Protano | Salute

Sapevate che, nella stragrande maggioranza dei casi, se consumiamo un alimento scaduto, non corriamo alcun rischio per la nostra salute? Di sicuro avrete notato che, sulle confezioni dei diversi cibi che acquistiamo, la data di scadenza è riportata a volte con la scritta “da consumarsi entro…” e altre volte con la scritta “da consumarsi preferibilmente entro…”. Questa distinzione è fondamentale, perché solo in pochi casi mangiare un prodotto scaduto costituisce davvero un pericolo.

Data di scadenza
L’indicazione “da consumarsi entro” indica la vera e propria data di scadenza. Essa viene riportata su quei prodotti rapidamente deperibili dal punto di vista microbiologico, come il latte, i latticini, l’insalata in busta e la pasta all’uovo ripiena. In questi casi, il giorno successivo alla data riportata sulla confezione è necessario gettare via il prodotto, perché potrebbe aver sviluppato dei batteri patogeni e delle tossine, che possono rappresentare un rischio per la salute. Di che rischi si tratta? Le conseguenze più frequenti sono i disturbi gastrointestinali. Ma ci possono essere anche delle infezioni più specifiche (come la salmonella), spesso accompagnate da febbre molto alta.

Termine minimo di conservazione
Cosa diversa è l’indicazione “da consumarsi preferibilmente entro”, che non è una “data di scadenza”, ma un termine minimo di conservazione (TMC). Esso viene riportato su tutti gli altri prodotti in commercio, diversi da quelli menzionati sopra. Il termine minimo garantisce le proprietà specifiche del prodotto, cioè le sue caratteristiche organolettiche e i suoi valori nutrizionali: detto in altri termini, oltre tale termine, l’alimento può cambiare colore o sapore, o anche perdere parte delle sue proprietà nutritive, ma se lo mangiamo non ci succede nulla. Meglio però evitare di mangiare cibo che ha superato il termine consigliato da troppo tempo.

Acquisto di prodotti scaduti: crisi o consumo intelligente?
Lo scorso anno molti giornali riportarono la notizia di un boom di vendite, in Gran Bretagna, di prodotti scaduti a prezzi stracciati. Si trattava, ovviamente, di alimenti con l’indicazione del termine minimo di conservazione e non della data di scadenza. Una direttiva europea, infatti, vieta la vendita dei prodotti oltre la data di scadenza, in quanto potrebbero costituire un rischio per la salute del consumatore, ma non vieta quella oltre il termine minimo di conservazione. Stranamente l’Italia si distingue dagli altri Paesi in senso positivo, vietando il commercio di tutti i prodotti scaduti, e quindi anche di quelli oltre il termine minimo di conservazione. Questo significa che il nostro Paese punta a tutelare il consumatore e non a favorire le aziende produttrici permettendo loro di far circolare i prodotti oltre la scadenza.

Quanto dura un prodotto?
A stabilire la durabilità di un alimento sono gli Operatori del settore alimentare che lo producono. Infatti, in base a dei regolamenti comunitari, la principale responsabilità della sicurezza igienico-sanitaria dei prodotti è attribuita ai relativi produttori, che meglio di chiunque altro conoscono la tecnologia di produzione applicata all’alimento che mettono in commercio. L’unica eccezione è costituita dal latte fresco, il solo alimento ad avere una data di scadenza stabilita per legge: in base al Decreto legislativo 157/2004 e al Regolamento CE 598/2008: tale data è prevista dopo 6 giorni dalla mungitura.

La freschezza degli alimenti
A prescindere dalla scadenza degli alimenti, è bene imparare a valutare autonomamente se un prodotto può essere consumato oppure no, anche dopo la sua data di scadenza.

Frutta e verdura
I prodotti freschi devono avere colore brillante e privo di macchie, aspetto turgido e consistenza soda. Un inequivocabile segno di freschezza è dato dalle foglie, quando presenti: se appaiono leggermente appassite, significa che il prodotto è stato colto da diversi giorni. Attenzione, però, alla frutta troppo matura: può provocare forti dolori addominali.

Carne
Il colore della carne bovina fresca deve essere rosso vivo, mentre il grasso deve apparire bianco-rosato; se notate che la carne si è inscurita e il grasso ha assunto un colore tendente al giallo, fate attenzione e consumate il prodotto. In ogni caso, affidatevi al vostro olfatto, che nel caso della carne non mente mai: se l’odore non vi convince, gettatela via. Se avete acquistato la carne in vaschetta del supermercato, inclinate un po’ la confezione: se la carne ha rilasciato molto “liquido”, vuol dire che è un po’ “andata”.

Pesce

L’odore è fondamentale per capire se è il caso di mangiarlo oppure no: il pesce fresco deve odorare di “mare”! Se sentite un odore ammoniacale, con tutta probabilità è il caso di gettarlo via. Inoltre, toccate il prodotto con un dito: se rimane il segno, significa che la carne non è più compatta e soda e quindi il pesce non è più fresco. Un altro “trucchetto” consiste nel guardare l’interno delle branchie: nel pesce fresco deve essere rosso e non tendente al marrone. Ultimo indizio l’occhio: deve essere sporgente e con la pupilla nera, non arrossata.

Latticini
Quanto a mozzarella, ricotta e formaggi non stagionati, concentratevi sul loro colore, che deve essere bianco candido. Se risultano leggermente ingialliti, togliete la parte rovinata e consumate il resto del prodotto; se invece si è formata della muffa, è opportuno buttarli. Quanto al latte, sarà capitato di assaggiarlo il giorno dopo la scadenza e di trovarlo ancora buono: ricordate che, anche se ha un buon sapore, il prodotto ha iniziato a formare dei batteri che potrebbero crearvi disturbi gastrointestinali. Un “trucchetto” per vedere se è ancora buono è quello che adottavano le nostre nonne: portatelo ad ebollizione e, se si raggruma diventando simile alla ricotta, significa che dovete gettarlo via.

Lunga vita ai cibi
Frutta e verdura vanno sempre conservati nei sacchetti di carta marrone, riposti nell’apposito scomparto basso del frigorifero. La carne ed il pesce vanno conservati in un piatto ricoperto da pellicola trasparente, oppure in un contenitore a chiusura ermetica. Stessa cosa per i formaggi e i salumi: metteteli in contenitori di vetro con coperchio. Una precisazione su pellicola trasparente e carta di alluminio: entrambe sono molto utili per impedire che gli alimenti si ossidino, si disidratino o ammuffiscano, ma possono essere dannose per la nostra salute. Se l’alluminio viene a contatto con cibi acidi, infatti, c’è il rischio che vengano contaminati con alcune particelle di metallo: quindi bisogna evitare di adoperare la cosiddetta “carta argentata” per gli alimenti che contengono pomodoro, aceto e sale, perché sono sostanze che favoriscono la migrazione di particelle. La pellicola, invece, non deve essere usata per i cibi grassi (burro, formaggi e salumi), perché possono reagire e rischiare di venire contaminati da minuscole particelle di plastica.

Cuocere o congelare?
La cottura aiuta a sterilizzare un alimento prossimo alla scadenza, perché ne abbassa la carica batterica. Però la cottura allunga la vita del prodotto solo di qualche ora e non deve essere considerata uno strumento di conservazione: nella fase di raffreddamento post-cottura, l’alimento passa attraverso una temperatura che può essere ideale per la proliferazione dei batteri. Allora potremmo pensare di congelare i cibi che stanno per scadere? Assolutamente no. I cibi, infatti, vanno messi in freezer solo quando sono al massimo della loro freschezza, perché ancora esenti dalla contaminazione di batteri. Un prodotto non freschissimo, una volta scongelato si deteriora molto in fretta.  


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