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Gigi Proietti: la rivoluzione? Sono pronto

Il potere, l’abbassamento del piano culturale, la stampa disinteressata all’arte

Lun 28 Giu 2010 | di Boris Sollazzo | Interviste Esclusive
Foto di 6

Quasi settant'anni, eppure sia che lo vediamo nella divisa del Maresciallo Rocca o come medico degli ultimi Vanzina o bagnante in “Tutti al mare”, non riesci a credere che il prossimo due novembre questo ragazzaccio ne compirà tanti. Disponibile, divertente, sempre con la voglia di sperimentarsi. Eppure potrebbe vivere di rendita: qualsiasi cosa ha fatto gli è riuscita. Teatro, come matt-attore, regista e direttore, talent-scout, tv, cinema (anche se meno di quello che meriterebbe il suo genio, nonostante il cult “Febbre da cavallo”) e musica. Parliamo di uno che canta “Tu m'ha rotto 'r cà” facendo ridere anche i più seriosi, senza mai essere volgare e con un'intonazione invidiabile. Scusate se è poco.

Partiamo dal cinema. La incontriamo sul set di “Tutti al mare”, esordio alla regia di Cerami jr, ma sul grande schermo la si vede troppo poco.
«Non dipende da me, mi dispiace: non saprei rispondere sul perché non si ricordano di me i registi. Però, non mi posso lamentare: negli ultimi 25-30 anni ho lavorato con pochi registi, ma che si chiamano Altman, Tavernier, Monicelli e Vanzina. E mi sono trovato sempre bene e credo e spero che sia stato così anche per loro».

In Italia si cerca una comicità facile: attori più famosi che bravi?
«Parliamo di stagioni comiche fin dai tempi del “Drive-In”. Da quando, insomma, ai pochi artisti ma buoni si sono sostituiti i comici “a vagonate” delle trasmissioni contenitore. Ricordo che, dopo aver visto “Drive-In” o “Avanzi”, tutti volevano iscriversi al mio laboratorio (il famoso laboratorio, chiuso da qualche anno per assenza di finanziamenti pubblici, in cui ha scoperto e cresciuto tanti grandi: Tirabassi, Laganà, Insinna e molti altri - ndr). Lo facevano perché erano convinti che fosse facile. Venivano tutti col monologhetto, era cambiata la prospettiva, che è rimasta finora. C'è la voglia della scoperta dei talent, magari anche ora che è più professionale di allora, ma i giovani che si avvicinano a questo lavoro devono capire che è una roba che serve più a chi scopre che a chi viene scoperto».

Lei è sempre stato all'avanguardia, anche nel subire, purtroppo, i tagli alla cultura. Come vede il momento attuale?
«Il problema è che nel nostro Paese si fa una gran confusione tra partiti e istituzioni. Ma quando il partito si infila nelle operazioni sociali, culturali, si tende a stare zitti. Hai fatto tu il mio esempio e allora lo riprendo: non le istituzioni, ma un partito, di fatto, mi chiuse una scuola. E io che avrei dovuto fare? Scendere in piazza? E chi veniva con me? E vale lo stesso per il giorno in cui sono stato costretto ad andarmene dal mio teatro (il Brancaccio - ndr), dopo anni di grande lavoro e di tanti successi. è una questione di potere. Ma non del denaro o del successo di pubblico, altrimenti io sarei ancora lì, ma del Potere vero, quello che è altrove. E poi il piano culturale si è generalmente abbassato, non ne faccio una questione di fazioni. Infine, e questo contribuisce al disastro, alla stampa poco gliene frega dell'arte, se si apre o chiude un teatro. Non stiamo parlando “solo” di attori o teatri, di cinema o musica: la questione che analizziamo è la democrazia in Italia».

Sono parole che farebbero pensare a una rivoluzione.
«Vogliono fare la rivoluzione? Io l'ho detto più d'una volta: se c'è qualcuno che vuole farla sul serio, io ci sono. Quando vogliono, ci sono. Ma siamo un Paese troppo poco serio anche per questo. Dovremo cambiare tutto, ma nessuno ha voglia di farlo davvero».

Ha dei nuovi progetti per la sua Roma?
«Nuovi progetti su Roma? E come si fa? Ne ho avuti tanti, ma ora non voglio più metterci del mio. L'unica cosa che m'hanno lasciato è il Globe Theatre e ci tengo tantissimo. Anzi, parlatene più che potete, perché quel teatro è una sorpresa continua anche per me. Mai avrei pensato che Shakespeare e i giovani - e io, pur avendo lavorato tanto e bene con loro, non ho mai avuto la mistica dei giovani - si incontrassero così bene. Forse il bardo è stato presentato male in passato: rivisitazioni, riletture di sperimentatori troppo arditi (e lui ne sa qualcosa: ha fatto teatro sperimentale ad alti livelli - ndr) sono rischiose, perché se c'è la genialità di Peter Brook allora va bene, ma altrimenti meglio leggere che rileggere...».

Non ha neanche voglia di aprire un altro laboratorio per attori?
«Certo che ho una gran voglia di un altro laboratorio, era molto divertente: ma voglio sicurezza. La sicurezza economica, quella dei locali. C'ho un'età, non posso più farlo in uno scantinato».

Siamo a Ostia, nella spiaggia Cancello 6 di Castel Porziano. Ci racconta del suo personaggio in “Tutti al mare” di Matteo Cerami?
«Un uomo strano, che non ricorda nulla e pure un po' cleptomane. Amo il tema della memoria, il mio personaggio non si ricorda mai nulla. è molto divertente. E non ricordarsi neanche le parole, come lui, ti dà il senso del tempo».

Smemorato e un po' ladro. A qualche cattivello potrebbe far venire in mente lo smemorato di Cologno. O un buon candidato alla Presidenza del Consiglio!
«In effetti il mio personaggio ha le due malattie del secolo. E comunque il nostro Presidente si ricorda tutto: le sue amnesie vanno a intermittenza!».

Le piace la nostra classe dirigente, il nostro governo?
«Come? (Ride). Mi piacciono tanto quanto piacciono a te!».

Torniamo al film. Più di tre decenni fa, a Ostia, c'era il “Casotto” di Citti, è tornato sul luogo del delitto anche per ricordare quel piccolo miracolo artistico e produttivo?
«Certo. Lo stesso produttore (Piccioli - ndr), lo stesso sceneggiatore (Vincenzo Cerami - ndr) e, ora che sto sul set, anche se solo da un giorno, lo stesso clima scherzoso, divertente, un po' chiassoso. Di allora ricordo Jodie Foster, che non parlava italiano, ma capiva tutto. E la battuta in cui lei mi chiedeva “Di che segno sei?” e io le rispondevo “Falce e martello”. E poi Catherine Deneuve, che nel film era la donna dei miei sogni, e che per copione dovette darmi uno schiaffo. E lì, un anello di Bulgari regalatole dal produttore, volò via. Lo cercammo per ore, senza trovarlo. E poi il freddo, perché nel “Casotto” di Ostia passammo solo due giorni, poi abbiamo girato in costume in febbraio agli studi De Paolis! E infine penso a Paolo Stoppa, un vecchio grande attore di teatro che si mostrava comico e modernissimo, un maestro».

Ma gli italiani al mare son sempre peggiori?
«Mi sa di sì, anche se non posso metter la mano sul fuoco sugli italiani sulla spiaggia, perché io preferisco lo scoglio. Ho una casetta a Ponza da molto tempo, ho un gommone e sto benissimo. Gli italiani peggiori li vedo dagli yacht più pretenziosi: da lì escono le gocce di pomodoro, le parolacce, i comportamenti imbarazzanti. E magari hanno pagato solo la prima rata del leasing della barca!».

Progetti futuri?
«Dovrebbe uscire “San Filippo Neri” a novembre, poi un altro film per RaiUno, e farò teatro a maggio 2011. E, magari, un film mio, anche se ci sto pensando da troppo tempo!».

 


MANCATO AVVOCATO
Nato il 2 novembre del 1940, diplomatosi al liceo Augusto di Roma, si iscrive a Giurisprudenza, che abbandona a 6 esami dalla laurea. Comincia a studiare recitazione. Il primo successo arriva nel 1970, quando sostituisce Domenico Modugno, in “Alleluja brava gente”, di Garinei e Giovannini. Dal 1976 con Roberto Lerici scrive e dirige i suoi spettacoli “A me gli occhi, please”, “Come mi piace”, “Leggero leggero”, “Attore, amore mio” e “Io, a modo mio”. Da solo scrive “Prove per un recital” e “Io, Totò e gli altri”. Nel 2004 porta in tour "Serata d'Onore". Dal 2001 al 2007 è direttore artistico del Teatro Brancaccio di Roma. Successivamente del GlobeTheatre. Attore di cinema e tv, ha prestato la voce al Gatto Silvestro, a Robert De Niro, Sylvester Stallone, Richard Burton, Richard Harris, Dustin Hoffman, Charlton Heston e Marlon Brando e Aldino. In tv si è fatto amare con “Il Maresciallo Rocca”.


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