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Marea nera l’oceano te lo pulisco io

L’italiano che ha il sistema per salvare l’atlantico

Lun 28 Giu 2010 | di Patrizia Santo | Ambiente
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La Chernobyl dei mari provocata dai giganti del petrolio potrebbe essere ripulita da una piccola impresa italiana. Mentre i sapientoni che si sono fatti esplodere la piattaforma nel golfo del Messico s'ingegnano con cappe, siringhe, valvole, robot, colate di fango e cemento, maxitubi e altre idee inefficaci per tappare la falla, inondando il mare di composti chimici tossici per sciogliere il greggio, Michele Sanseverino è sicuro di poter bonificare l'Oceano Atlantico dall'immensa marea nera. In anni di lavoro e di ricerche, nella sua azienda a Bari ha messo a punto un sistema proprio per questo tipo di esigenze.

«Si chiama Oilsep ed è una tecnologia capace di assorbire e separare i fluidi inquinanti dall'acqua, che viene così ripulita - spiega l'imprenditore - e funziona per azione fisica e meccanica, senza alcun agente chimico». I suoi macchinari, testati dall'autorevole industria tedesca Bosch, hanno attirato da tempo l'attenzione dei Paesi Arabi, che di oro nero ne sanno qualcosa. «Un nostro apparecchio è già all'opera in Oman presso un impianto petrolifero a Muscat, dove hanno problemi di macchie di petrolio in mare - dice Sanseverino ad Acqua & Sapone - e siamo in contatto con la Nigeria, primo produttore di petrolio in Africa, dove sono molto interessati». Ma pure dalla Tunisia, a giugno, per vedere da vicino il dispositivo in funzione è arrivata una delegazione nella sede della ditta pugliese, che nel frattempo ha aperto una sede anche in Australia. Lontano dai giri infernali di multinazionali e lobby saccenti e prepotenti, questo ingegnoso pioniere può dare una grossa mano, oltre che alla natura, anche alle casse degli imprenditori. Lo stabilimento della Fiat di Pomigliano d'Arco, grazie al suo sistema, evita di inquinare milioni di metri cubi d'acqua, risparmia l'80% sulla bolletta idrica ed ha ridotto del 90% i difetti nello stampaggio delle carrozzerie, perché le presse lavorano con acqua senza residui d'olio e grasso. Il nostro Ministro degli Esteri Franco Frattini ed il Presidente della Regione Puglia hanno scritto al Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, segnalando la soluzione ideata nel nostro Paese e già funzionante. Anche a Civitavecchia stanno testando l'Oilsep per bonificare le acque del secondo porto europeo per numero di passeggeri.

Eppure i petrolieri della BP, quelli della piattaforma che ha causato il disastro, si ostinano a spargere milioni di litri di solventi chimici, che da qualche parte comunque dovranno finire, avvelenando flora e fauna. Vari esperti li hanno bocciati, continuando a dire di non usarli e che alla lunga provocheranno danni peggiori della stessa emorragia di greggio. «Finora (metà giugno, ndr) ha gestito tutto la BP. ma se non lascia spazio ad altre imprese è difficile. Vorrebbero risolvere coi loro mezzi - confida Sanseverino - e per loro è anche questione di prestigio: se dovessimo intervenire noi e risolvere, sminuiremmo la loro professionalità... Stanno usando mezzi datati, ma il nostro sistema, se lo usassero, appannerebbe la loro immagine. Si tratta di fargli percepire che la nostra macchina funziona, ma è difficile. Comunque sono venuti dei consulenti dell'Amministrazione americana nella nostra azienda e si sono mostrati soddisfatti dei risultati che hanno potuto vedere coi loro occhi. Gli sviluppi potrebbero essere imminenti», annuncia ad Acqua & Sapone l'imprenditore, che preferisce che non si facciano i nomi di altri pezzi da novanta addirittura delle forze armate Usa che lo hanno contattato.

«Il nostro impianto in Oman tratta 150mila litri di liquido al giorno, da cui separa 100mila di petrolio e pulisce e recupera i restanti 50mila litri di acqua. Per la marea nera avremmo in mente di adoperare macchine capaci di raccogliere 250mila litri di petrolio al giorno, ne servirebbe qualche centinaio e potremmo da subito fornirne 50 al mese. Per bonificare l'intera area del disastro, ad essere ottimisti, ci vorrebbero un paio d'anni».

L'uomo più potente del mondo, il Presidente Obama, infuriato per i continui flop della BP in questa catastrofe, ha avviato una Comissione d'inchiesta governativa. Vuole nomi e cognomi dei responsabili. Intanto, giusto a Washington, hanno appena aperto la sede di una ditta italiana che può salvargli l'Oceano. Basta chiedere di Michele Sanseverino. Non c'è bisogno di un'inchiesta per trovarlo.

 


SOLVENTI PIÙ TOSSICI DEL PETROLIO
Alcuni scienziati russi hanno presentato un dossier al Presidente Dmitri Medvedev: il Corexit 9500 - avvertono - è quattro volte più inquinante e più tossico del petrolio. Vietato in Gran Bretagna, patria della stessa BP, è questo il prodotto disseminato massicciamente nel Golfo del Messico, incuranti persino del parere dell'Agenzia federale per l'ambiente degli Usa, secondo la quale oltre ad essere pericoloso, è addirittura inefficiente. Rick Steiner, il biologo considerato il massimo esperto in materia di inquinamento da petrolio in mare, autore del manuale delle Nazioni Unite sulle maree nere, ha dichiarato alla testata francese Rue 89, che non hanno funzionato questi prodotti sparsi dalla Bp in Alaska, quando ci fu il disatro della superpetroliera Exxon Valdez nel 1989.

 


PARLAMENTO USA: CEMENTO SCADENTE SENZA COLLAUDO
La marea nera sarà frutto di scelte azzardate, per risparmiare tempo e denaro. La BP avrebbe agito con approssimatezza nella progettazione, preparazione e collaudo del pozzo petrolifero, riducendo le garanzie che fosse adeguatamente sigillato in cima. Lo affermano i presidenti della Commissione per l'energia ed il commercio della Camera degli Usa. In una lettera alla BP, parlano di «forti pressioni affinché fossero prese alcune scorciatoie» progettuali e costruttive, per rimediare ai ritardi dei lavori. La società avrebbe scelto di spendere meno per la parte finale del rivestimento di sicurezza che fodera il pozzo sottomarino e di procedere alla verifica della tenuta del “tappo” di cemento, benché – spiegano ancora i parlamentari Usa – agli stessi ingegneri della BP risultasse dai calcoli un'improbabile buona cementificazione. Secondo un dossier di Greenpeace, inoltre, la BP non avrebbe acquistato un sistema di bloccaggio del pozzo a distanza, che costa 500.000 dollari. Cioè la somma che la società petrolifera pagava ogni giorno per l'affitto della piattaforma del disastro. La BP nel primo quadrimestre 2010 ha guadgnato quasi 6 miliardi di dollari.

 


STOP PETROLIERE TRA SARDEGNA E CORSICA
Una buona notizia: le Bocche di Bonifacio, il tratto di splendido mare tra Corsica e Sardegna, non saranno più corridoio di passaggio di navi petroliere o che trasportano carichi pericolosi. Già dal 1993 Italia e Francia ne avevano vietato il passaggio, ma solo per quelle italiane e francesi. Con l'assurda contraddizione che, seppure area marina protetta, questo stretto finora era costretto a subire il transito di navi pericolose. I due Paesi hanno raggiunto l'accordo che istituisce il Parco Marino che comprenderà il parco della Maddalena e la riserva naturale francese, che in futuro dovrà ampliarsi a tutta la costa tra Sardegna e Corsica. L'obiettivo è anche quello di far dichiarare dall'Unesco l'area Patrimonio dell'Umanità.  


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