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Il telefono, la mia tasca

Il cellulare sostituirà presto contanti e bancomat. E il conto rischia il crac

Gio 01 Lug 2010 | di Maurizio Targa | Soldi

Il cellulare sarà il nostro borsellino. Lo vogliono i colossi del credito Visa e Mastercard, gli operatori di telefonia mobile comprese Poste Italiane e di recente ci si è messa pure Apple. In alcune città è già possibile pagare in questo modo i mezzi pubblici, il parcheggio o il pedaggio autostradale, ma in un futuro non molto lontano si acquisteranno con il telefonino anche il caffè al bar, il pane dal fornaio o le scarpe del negozio in centro. Grazie ai cellulari di ultima generazione, che consentiranno di trasferire denaro dal proprio apparecchio e dalla carta di credito ad esso associata, ovvero dal proprio credito telefonico, gli immigrati manderanno pure il denaro a casa senza passare per onerose agenzie di money transfer o, peggio, per loschi intermediari. E siccome un PIN proteggerà tutti in caso di smarrimento o furto del telefono, crollerà il rischio di vedersi alleggeriti del contante.

Un mercato in crescita esponenziale
Oltre agli indubbi vantaggi, però, bisognerà far fronte ad alcuni rischi; e, se siano più questi o quelli, i pareri sono discordi. è un fatto comunque che i servizi di mobile payment in Italia, anche se lentamente, continuino a crescere, registrando nel 2009 un bel +18% in termini di denaro movimentato rispetto all’anno precedente. Ovviamente si tratta ancora di una nicchia di mercato, ma rappresenta un segmento che fa sempre più gola sia ai gestori di telefonia che agli istituti bancari, perché le percentuali di crescita nei prossimi anni sono anch’esse a doppia cifra: come prevedono dall’Osservatorio Nfc & Mobile Payment della School of Management del Politecnico di Milano, se il valore delle transazioni così effettuate nel 2009 è stato di alcune decine di milioni di euro, entro il 2012 un italiano su quattro userà il telefonino per effettuare praticamente tutti i tipi di pagamenti, moltiplicando per dieci la quantità di denaro movimentato nel Bel Paese. Insomma, aggiunge il rapporto, in Italia si sta concretizzando una profonda innovazione soprattutto nel pagamento di acquisti di basso importo e nelle modalità di fruizione dei servizi complementari.


Fidarsi è bene…
Ma la strada è ancora lunga e tortuosa: la percentuale di italiani che ha dichiarato di aver usato il cellulare negli ultimi 12 mesi per acquistare beni o servizi via sms è ancora irrisoria, molto più sostanziosa quella di coloro che hanno indicato di averlo utilizzato per fini encomiabili come la beneficenza, ad esempio inviando un sms (per i terremotati d’Abruzzo, Lega del Filo d’Oro, Telethon tra i più… gettonati), o meno nobili quali televoti sanremesi o preferenze legate a reality show. Soprattutto nella fascia di età più avanzata, poi, oltre un italiano su due avanza riserve assai consistenti in merito alla sicurezza delle transazioni: in parole povere, è molto più fondata la paura di essere borseggiati da astuti pirati informatici piuttosto che vedersi materialmente sfilare il portafogli dalla giacca, per strada. Per contro, oltre il 40% degli italiani, in questo caso la stragrande maggioranza al di sotto dei quarant’anni, si dichiara molto attratto dalla proposta di un servizio di pagamento con il telefonino che garantisca rapidità, sicurezza e facilità nell’utilizzo.

Avvicina il telefono: hai pagato!
La tecnologia su cui si basano le applicazioni di mobile payment è indicata con il nome di NFC (Near Field Communication) ed è basata sulle etichette RFID (Radio Frequency IDentification): in parole povere sono microchip dotati di antenna e batteria che permettono di ricevere e trasmettere informazioni in radiofrequenza, identificando automaticamente oggetti o persone quando si trovano a distanza ravvicinata. Grazie a questi sofisticati apparecchi è possibile quindi pagare con il cellulare avvicinandolo fisicamente ad un POS (Point of sale), cioè un lettore di prossimità simile a quelli presenti nella maggior parte dei supermercati e degli esercizi commerciali per i pagamenti effettuati tramite carta di credito o bancomat, che però, per essere attivato, non ha bisogno del contatto fisico con lo strumento di pagamento, in questo caso il telefonino. Si avvicinerà il telefono alla cassa, si digiterà il PIN, e, premuto “ok” voilà… l’acquisto è bello e fatto! Il mobile payment si presta a molteplici applicazioni (vedi box); tra questi, il pagamento della sosta (42%) risulta essere il principale servizio offerto per la semplicità nell’utilizzo e la comodità per gli utenti. Vengono poi il pagamento nel settore dell’intrattenimento (17%) - grazie soprattutto a Sky e Mediaset Premium che offrono il pagamento della tv pay per view tramite sms - e le ricariche telefoniche (14%). Inoltre, sempre secondo l’Osservatorio del Politecnico milanese, sono aumentati anche i servizi per il pagamento dei trasporti pubblici e sono cresciuti quelli categorizzati come “altro”, che includono l’acquisto di diversi beni. La sicurezza, assicurano i principali operatori del settore, è sempre più blindata e, a differenza della comune percezione, è infinitamente più probabile cadere preda dei tagliaborse in carne ed ossa piuttosto che di incursori informatici.

Occhio agli acquisti d’impulso
Più pericolosi degli hacker, sono però in agguato rischi assai più subdoli per i nostri conti in banca: grazie alla percezione di aver sempre disponibile denaro (sia pur virtuale, ma del quale pagheremo in ogni caso il conto), gli acquisti di getto saranno sempre più diffusi e le aziende di marketing si butteranno a capofitto nel nuovo business, usando nuove tecniche basate sulle neuroscienze per spingerci a piccole spese, quando le nostre difese saranno più allentate e fatalmente nelle nostre case prolifereranno cianfrusaglie o abbonamenti a servizi che non useremo mai. Gli acquisti compulsivi faranno la gioia dei venditori di superfluo e, fatto ancor più preoccupante, il cellulare sarà un’arma ancor più micidiale in mano agli adolescenti. Siamo pronti a difenderci?

 


A Palermo una telefonata paga il bus
Da luglio, se tutto sarà andato a buon fine, l’autobus a Palermo potrà essere pagato con un sms. È in fase di sperimentazione un progetto che prevede, per chi possieda un telefonino più o meno tecnologico di qualsiasi compagnia telefonica e purché il numero non sia oscurato, la possibilità di acquistare il biglietto con una chiamata gratuita da ogni cellulare. Il primo test è stato affidato a un centinaio di utenti abituali, ad ognuno dei quali è stata consegnata una card numerata che fa da borsellino elettronico ricaricabile, con accreditati 12 euro, il corrispettivo di dieci biglietti ordinari. Quando il progetto sarà a regime, in tutta la città i passeggeri potranno ricaricare la card con l’importo che desiderano in una delle postazioni Amat.

 


Pagheremo così pure l’autostrada
Metti un pisano ed un livornese insieme, dicono, e son scintille. Alessandro Castrucci e Alessandro Falleni, rispettivamente pisano e livornese, hanno fatto faville, ma geniali: partendo dal principio che oggi i cellulari sono veri e propri computer dotati di tecnologia bluetooth che consente di inviare e ricevere dati, hanno inventato e sviluppato un sistema per pagare il pedaggio autostradale con il telefonino. La Società Autostrade ha corteggiato ed abbordato i due giovani ad una fiera della tecnologia a Milano, proponendo loro un contratto. Utilizzare il cellulare per pagare il pedaggio sarà semplicissimo: basterà premere il tasto ok del telefonino dopo aver scaricato un apposito software «Quando l’automobilista si avvicinerà alla colonnina autostradale per il pagamento - spiega Castrucci - azionerà il suo cellulare che dialogherà via bluetooth con un ricettore della colonnina stessa.»

 


Pagare i minuti effettivi di sosta: col Telepark si può
Facile, comodo, economico: una prima concreta applicazione di pagamento via telefonino ha trovato luogo in molti Comuni grazie al sistema Telepark. Con l’ausilio di un apposito kit con tanto di adesivo da applicare sul parabrezza della propria auto, è possibile pagare la sosta nelle strisce blu semplicemente con una telefonata, tra l'altro gratuita. Il procedimento è semplice: si acquistano le ricariche prepagate disponibili in diversi tagli (da 11 e 27,50 Euro) ed una volta parcheggiata l'auto si chiama con il cellulare la sala operativa Telepark. Uno squillo è sufficiente per individuare l'abbonato, la vettura ad esso collegata ed ovviamente l’ora di inizio della sosta. Al ritorno all'auto è sufficiente richiamare lo stesso numero ed il gioco è fatto: ci verrà addebitata esattamente la durata effettiva della sosta. I controlli sono affidati agli ausiliari del traffico, dotati di un apposito lettore di codici a barre in grado di verificare tramite l'adesivo applicato al parabrezza se l’auto ferma stia effettivamente pagando la sua sosta. Al momento tra i Municipi più noti ad essersi dotati di Telepark ci sono le città emiliane di Parma e Reggio, assieme a Verona, Genova e La Spezia.


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