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Sissi, il mito

Anoressica e depressa, ma il cinema l’ha resa un’icona

Gio 01 Lug 2010 | di Stefano Cortelletti | Attualità
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C'era una volta una principessa innamorata del suo principe. C'era una volta un castello, un matrimonio da favola, lo sfarzo e la ricchezza. La felicità. In una parola “Sissi”, protagonista di celeberrime pellicole cinematografiche, di cartoni animati e di sceneggiati televisivi, di una letteratura che in un secolo ha sfornato una leggenda. Oggi, parlare di Sissi significa sognare.
Icona di bellezza, Sissi rappresenta il mito che ha superato qualsiasi confine geografico. La fama è dovuta soprattutto ai tre film girati negli anni '50 con Romy Schneider, le cui trame, basate non sui fatti storici ma su un'operetta, resero Sissi una figura molto romantica, ma estremamente lontana dalla realtà.
Pochi sanno che Sissi è un personaggio storico davvero esistito, moglie dell'Imperatore d'Austria e Ungheria Francesco Giuseppe, contro il quale l'Italia si è scontrata nella prima Guerra Mondiale. Vienna, la città in cui ha vissuto gran parte della sua vita, la ricorda in ogni angolo: dal palazzo imperiale di Schonbrunn al Museo di Sissi, fino alla tomba nella Cripta dei Cappuccini. E poi un mare di souvenir: l'icona dell'Imperatrice è su borse, tazze, accendini, cartoline e addirittura fazzoletti da naso. Un business basato su un mito creato quasi per caso e certamente sovrastimato.
Prima di tutto, il falso storico sul nome. Elisabetta era nota al popolo austriaco come Sisi e la doppia s apparve solo con i film e i romanzi a lei dedicati.
Il mito di Sissi inizia con una storia “reale”, in tutti i sensi. Elisabetta è nata nel 1837 e cresciuta nelle campagne bavaresi, figlia di nobili ma lontani dalla vita di corte. Da sempre anticonformista, a 16 anni accompagnò la sorella Elena ad incontrare il futuro marito, l'Imperatore d'Austria Francesco Giuseppe. Il quale, tuttavia, rimase colpito dalla bellezza acerba di Elisabetta. Un colpo di fulmine corrisposto.
Da qui inizia la “favola”: il matrimonio celebrato a Vienna nel 1853 (la cronaca racconta che la 'consumazione' avvenne tre giorni dopo), la vita nel palazzo di Shonbrunn con la rigida etichetta imposta dalla suocera Sofia, con la quale ebbe un rapporto di amore-odio, la nascita della prima figlia, che morirà a due anni, l'eco della sua bellezza che faceva il giro dell'Impero.
Poi, la storia ci racconta una Sisi ben diversa da quella che i film ed i cartoni animati ci hanno fatto credere.
Elisabetta era alta 1 metro e 72 e pesava 50 kg, in un'epoca in cui il canone della bellezza era assai diverso dall'attuale. Ossessionata dal culto della propria immagine, Elisabetta concentrava tutte le proprie energie nel tentativo di conservarsi giovane, bella e magra. Un esempio sbagliato per le ragazze di allora così come per quelle di oggi.
Impiegava tre ore al giorno per vestirsi: gli abiti le venivano quasi sempre cuciti addosso per far risaltare al massimo la snellezza del corpo. Un'ora di sacrifici solo per allacciare il busto, che le conferivano il celebre vitino da vespa. Altre tre ore erano dedicate ai capelli, lunghi fino alle caviglie, ma che venivano intrecciati in elaborate acconciature dalla parrucchiera di corte. Il lavaggio dei capelli avveniva ogni tre settimane con una mistura di cognac ed uova e richiedeva un'intera giornata, durante la quale l'Imperatrice non tollerava essere disturbata.
Per preservare la giovinezza della pelle Elisabetta faceva uso di maschere notturne (a base di carne di vitello cruda o di fragole) e ricorreva a bagni caldi nell'olio d'oliva; per conservare la snellezza, oltre a rispettare il rigoroso regime alimentare, dormiva con i fianchi avvolti in panni bagnati e beveva misture di albume d'uovo e sale. Mascherava la propria anoressia con l'ossessione per un'alimentazione sana. Insomma, una “star” capricciosa ed esigente, una antesignana bianca di Naomi Campbell.
Gli ultimi anni di vita soffrì di una depressione irreversibile. Il suo matrimonio con “Franz” andava a rotoli, sentiva quel vincolo come una prigione, mentre il marito continuerà ad adorarla fino alla fine dei suoi giorni. Elisabetta “Sisi” fu uccisa a Ginevra, nel 1898, pugnalata dall'anarchico italiano Luigi Lucheni. Tanto erano strette le vesti dell'Imperatrice che, dopo il fendente subìto, lei riprese a correre, non sentendo inizialmente alcun dolore: la morte avvenne tre ore dopo per emorragia interna, poiché il sangue non riusciva ad uscire.

Ecco la fine di una Imperatrice. Una donna che, chi la conobbe, definì “impossibile”.
Eppure, la filmografia su Elisabetta d'Austria comprende 28 opere cinematografiche. Il primo film su Elisabetta fu realizzato nel 1920. Poi le tre pellicole con Romy Schneider, che consacrarono il mito e condannarono l'attrice ad essere riconosciuta sempre e solo come Sissi. Un “peso” che si pensa abbia contribuito, tra le altre cose, a determinare l'alcolismo e la depressione che afflissero la Schneider negli ultimi anni e la tragica fine a soli 44 anni.
Nel 2009 è stata coprodotta da Austria e Italia una miniserie in due puntate, dal titolo Sissi, con l'attrice italiana Cristiana Capotondi nel ruolo della protagonista.
Passeggiare per Vienna, oggi, significa ripercorrere le tracce dell'imperatrice la cui bellezza era diventata leggenda. Un mito diventato souvenir.
Per le ragazze soprattutto, Vienna oggi rappresenta il luogo dove la leggenda ha avuto inizio. Lo dimostrano le code interminabili per visitare il Palazzo di Shonbrunn ed i giardini tanto cari all'imperatrice.
Il mito diventa cinema e leggenda, si fa conoscere al mondo, cambia addirittura nome. E fa dimenticare il lato peggiore di questa storia. Semplicemente, oggi conosciamo solo Sissi, principessa dei sogni. E forse va bene così. Dimenticando la depressione, l'ossessione per la linea, il fallimento affettivo. Semplicemente, Sissi. In fondo, basta saper cogliere solo gli aspetti positivi.

 


Un mito da... souvenir
Cartoline, borse, accendini e addirittura fazzoletti di carta: l’economia turistica di Vienna si basa sullo sfruttamento dell’immagine di Sissi. E per i bambini c’è anche la versione cartone animato


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