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Come dieta comanda

Sette ragazze su 10 in Italia si sottopongono in modo compulsivo a diete drastiche e continue. Un danno per la salute e un incremento dei casi di obesitÓ

Gio 01 Lug 2010 | di Paola Simonetti | Salute

Un termometro del grado di serenità o angoscia, equilibrio o eccesso. Con sempre più frequenza le fragilità odierne passano per la cartina di tornasole del rapporto con il cibo, un fronte in continuo mutamento che delinea sempre nuovi fenomeni sanitari e dipendenze. L’ultima frontiera della patologia è quella legata al “dieting”, il ricorso compulsivo a frequenti diete squilibrate ed eccessive. A segnalarne contorni e rischi l’Associazione nazionale dietisti (Andid), secondo la quale ne sarebbero affette 7 ragazze italiane su 10, con una considerevole incidenza sulle adolescenti, senza escludere tuttavia anche donne oltre i 35 anni. Un dato che si rifà alla letteratura sanitaria internazionale agganciato alle percezioni rilevate dai professionisti sul campo. Il contesto è quello della cosiddetta “sindrome da yo-yo”, in cui si perde peso con una dieta restrittiva, ma se ne riprende, anche di più, durante la fase di “disinibizione”, al punto da creare un circolo vizioso continuo che sfocia in una vera e propria dipendenza. Un meccanismo che, mettono in guardia i dietisti, oltre a minare la salute psicofisica del soggetto, tende peraltro a consolidare i casi di obesità: «Il 70% delle ragazze è a dieta, ma non sempre la segue in modo corretto, rischiando di trasformare un leggero sovrappeso in livelli di peso più gravi e contribuendo ad incrementare i casi di obesità, che in Italia tocca il 33,4% della popolazione (3° Rapporto per l’Obesità in Italia) e costa 11 miliardi di euro l’anno allo Stato», spiega la Presidentessa dell’Andid, Giovanna Cecchetto.

I RISCHI DELLE DIETE
Il rischio di queste diete, segnalano i dietisti italiani, è principalmente di tipo metabolico: «Dati scientifici ci dicono che, quando le oscillazioni del peso sono ottenute attraverso un regime dietetico piuttosto severo, al di sotto del fabbisogno minimo di una persona o squilibrato sul piano nutrizionale, con l’eliminazione netta ad esempio dei carboidrati, la risposta metabolica è quella di un adattamento a questa scarsità di energia. L’organismo comincia a risparmiare energia e, diversamente dalle aspettative, non c’è perdita di peso ma il radicamento dell’obesità. L’assenza di risultato porta ad una sfiducia che conduce il soggetto a mangiare oltremisura e, di conseguenza, a rimettersi a dieta». 
Non solo: «alla lunga, il severo regime alimentare, divenuto insopportabile, porta il soggetto a desiderare in maniera incontrollata i cibi più temuti». Questo circolo vizioso provoca frustrazione, senso di colpa e disistima, aprendo la breccia a disturbi di ansia e del comportamento, con il risultato di riprendere peso e di rimettersi a dieta di nuovo.
Il fenomeno, preoccupante di per sé, genera tuttavia anche un altro fronte di rischio quando si evidenzia fra le giovanissime tra le quali si evidenziano casi di bulìmia e anoressia.
«Questo ci dice che è molto importante – commenta la Cecchetto - l’approccio che dà il medico dietista di turno alla richiesta di dimagrimento estremo da parte di un’adolescente. Occorre un’attenzione massima e il problema va saputo trattare con cautela». Una dieta che funziona presuppone, infatti, contrariamente a quanto si è portato ad immaginare, “sostenibilità e piacevolezza”.


IL LATO EMOTIVO DELLA DIETA
Il regime alimentare suggerito, sottolineano i dietisti, deve essere attento anche al lato emotivo e alla gratificazione, così come raccomandato dall’American Dietetic Association. Soprattutto, non deve porsi obiettivi miracolosi in tempistiche impossibili: «Un bravo dietista - segnala Giovanna Cecchetto - deve saper osservare e analizzare lo stile di vita della paziente, proponendogli un programma calzante, vicino alle sue esigenze, che tenga conto di gusti, preferenze, aspetti emotivi legati al significato che il cibo ha per ognuno. è bene diffidare di chi invece avalla richieste eccessive».

COME SUPERARE LA DIPENDENZA
Per superare la dipendenza, dunque, occorre armarsi di grande pazienza e avere coscienza che un dimagrimento equilibrato manterrà i suoi risultati nel tempo: «Non si deve essere legati al grammo o allo schema fisso, ma puntare sul risultato a medio-lungo termine – ha concluso la presidentessa dell’Andid -, acquisendo capacità di gestire voglie, tentazioni e situazioni difficili, come occasioni sociali e impegni di lavoro, con consapevolezza e strategie vincenti e semplici da attuare nella quotidianità».



Il cibo patologico
Sono in costante aumento in Italia i disturbi del comportamento alimentare, con un’incidenza che si attesta al 5% della popolazione. Di anoressia si ammalano ogni anno 3.500 persone, 6mila quelle coinvolte dalla bulimìa, senza contare l’obesità. Nel complesso sono circa 3 milioni i malati di disturbi del comportamento alimentare; l’8-10% sono ragazze e lo 0.5-1% ragazzi. La sfera maschile è un fronte che viene segnalato peraltro in espansione. Fascia di età sensibile quella che va dai 12 e ai 25 anni, ma i disturbi possono sconfinare per precocità e ritardo anche nel periodo pediatrico e dopo i 40 anni. Considerevole la ripercussione sociale, che vede il coinvolgimento di circa 7,5 milioni di persone a livello familiare.

 


Dieta mediterranea, addio
Mentre la dieta mediterranea scompare dalle nostre tavole, aumentano gli obesi in Italia. Sono circa 30 milioni i cittadini in sovrappeso, pari al 50% della popolazione. Di questi 4 milioni sono in situazione di vera e propria obesità. La fascia pediatrica è quella che rivela, stando a quanto segnalato in più occasioni dalla Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg), la tendenza di un fenomeno dilagante e preoccupante: un terzo dei ragazzi tra i 6 e gli 11 anni ha problemi con la bilancia. Recenti dati diffusi di un’indagine realizzata proprio fra i medici di famiglia, rivela peraltro che il 74% di loro a curare il 10% di pazienti obesi e fino al 30 per cento in sovrappeso, tanto da dover intervenire con un programma di riduzione o mantenimento della linea almeno nel 40% dei casi.


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