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L’apparire e i diversamente abili

Ammiro quelli che accettano se stessi, volendosi bene per quello che sono

Gio 01 Lug 2010 | di Laura Laurini | Io Giornalista

La maggior parte di noi giudica l’altro in base al modo di vestire, il taglio di capelli, la statura, i chili… non andando quindi oltre gli schemi dell’aspetto fisico. Eppure, come si suole dire, “l’abito non fa il monaco!”. Vediamo come questo detto è talvolta preso in considerazione, ma del resto c’è anche chi sostiene che l’aspetto esteriore rispecchia la personalità di un individuo. Se vedessimo una persona poco curata o fuori moda penseremo di certo “Guarda che barbone, come si è vestito!?”; invece quella persona è magari un miliardario che odia curarsi e seguire la moda. Oppure se vedessimo una ragazza un po’ più svestita “Che poco di buono …!” e magari quella ragazza è una persona seria e le piacciono soltanto i vestiti scollati. Ovviamente, queste parole sono leggere in confronto a quelle che sento dire solitamente, quindi lascio spazio alla vostra immaginazione. La gente che fa queste affermazioni non la sopporto. Che dire!? Il pregiudizio infondato della gente può davvero rovinare una persona. La persona, che giudica e dà un’etichetta a qualsiasi persona sconosciuta, è un po’ limitata e priva di umiltà. Se poi questa si permette di giudicare una persona che purtroppo ha dei problemi per natura, come ad esempio i diversamente abili, deve essere proprio una persona piccola. Quando dico piccola intendo dire priva di valori e contenuti, perché una persona senza valori e contenuti è un essere vuoto. I diversamente abili talvolta vengono visti con occhi diversi e non vengono trattati come persone. Vengono usati, maltrattati e lasciati in un angolo a soffrire. Invece quasi tutti loro possono essere capaci di fare e di dare molto di più rispetto ad una semplice persona. Esempi di questo genere sono il famosissimo cantante Andrea Bocelli, molto affermato nel mondo nonostante la sua cecità, e Simona Aztori , la ballerina senza braccia, che si muove agevolmente nei maggiori teatri italiani. Questi sono soltanto dei piccoli esempi, ma i diversamente abili capaci di fare qualcosa di straordinario sono davvero in molti. La cosa che più ammiro di queste persone è l’accettare se stessi, volendosi bene per quello che sono. Non si lamentano, perché hanno imparato a convivere con i loro handicap e cercano di sfruttare al meglio le loro capacità sempre con il sorriso sulle labbra. Bisognerebbe andare oltre l’aspetto fisico e guardare l’aspetto interiore di una persona, perché è questo quello che conta davvero. Accettare queste persone all’interno della società, dargli un lavoro per quanto possibile, considerarle un po’ di più, sarebbe già un grande passo pronto a cancellare “l’apparire” e dare libero spazio “all’essere”…!


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