acquaesapone Mama Kenya
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri

Mama Kenya Prefazione

Pubblichiamo a puntate le eccezionali avventure di una lettrice che ha scelto di vivere 3 anni intensissimi in una tribů ‘primitiva’

Gio 23 Feb 2012 | di Lorena Gagliotta | Mama Kenya
Foto di 5


Leggi il libro in versione sfogliabile

 

 

LA MERAVIGLIOSA STORIA (VERA) DI MAMA KENYA


Questo è lo scambio di mail con cui è nata l’idea

 

----- Original Message ----- 
From:  HYPERLINK "mailto:mamakenyaafrica@yahoo.it"gagliotta lorena 
To:  HYPERLINK "mailto:posta@ioacquaesapone.it"posta@ioacquaesapone.it 
Sent: Friday, July 10, 2009 2:49 PM
Subject: Messaggio da Acqua e Sapone

Gentile sig. Cecchini, le scrivo per dirle quanto apprezzo i suoi articoli, la sua sensibilità ad argomenti che donano emozioni intelligenti, sono rimasta colpita, davvero... Tanto da volerle raccontare la mia piccola storia.
Sono nata a Napoli, ero una bambina quando già sapevo che sarei andata in Africa, non so cosa fosse ma sentivo che era la mia vita. In breve: da sola ho studiato etologia, etnologia, primatologia, poi dopo una malattia tumorale che mi portò via un bimbo dal grembo, ci fu il divorzio con mio marito; in ospedale chiesi a Dio di darmi ancora tempo, volevo finire il mio progetto in Africa, volevo aiutare i bimbi e le donne: avevo fatto 2 viaggi nei quali ero sicura di trasferirmi. 
In Kenya, mi sentii a casa, tanto che imparai la lingua locale in 3 mesi: nessuno mi credeva, sembravo una di loro, Dio mi ascoltò, trovai il lavoro, partii, lasciando la mia famiglia con dolore ma felice perché era ciò per cui sono nata. Vivevo con i locali, la tribù dei Giriama, senza comodità, alle 5 partivo per raggiungere il lavoro, intanto mi occupavo delle persone del villaggio. Poi lasciai il lavoro per crearne uno per me e la mia tribù, organizzavo safari con i locali, i turisti più sensibili potevano mangiare con la tribù, assistevano a danze e in barche locali visitavamo mangrovie, uccelli rari, il terreno era vicino alla foresta, dove vivevano babbuini e animali.
La mia tribù mi accolse come una figlia, tanto che dicevano: “tu non sei bianca tu sei una di noi”. Mi organizzarono un rito dove vestita con i loro abiti mi chiamarono Dama, che vuol dire donna forte. Fu un onore, ho sposato un Giriama, abbiamo avuto un bimbo meraviglioso, i soldi che facevamo venivano dati come stipendi al villaggio, i turisti che venivano vedevano che davvero aiutavo come potevo i bimbi, e così ho unito un gruppo di pochi che a distanza aiutano le famiglie, poi abbiamo costruito dei servizi igienici e portato l'acqua al villaggio. 
Facevamo tutti i giorni 15 km. a piedi, la gente mi chiamava “Mama Kenya, Mama Giriama”, ero una di loro. Oggi sono in Umbria, ho vissuto 3 anni e mezzo con loro, sono qui con mio figlio, mio marito, in più ho con me 4 figli adottivi, due gemelli di 6 anni, un ragazzo di 14 un altro di 23 che cerco di far studiare all'università, continuo i miei aiuti al villaggio a distanza. La storia dei miei figli è lunga e dura, figli di mio marito, quasi abbandonati da una mamma assente, li ho cresciuti io, sono in ottimi rapporti con la loro mamma, ci sentiamo e i piccoli non la ricordano, ma sanno di avere 2 mamme e raccontano di una mamma bianca e una marrone: quando andiamo in Kenya siamo una grande famiglia unita, qui in Italia siamo come una piccola tribù ricca d'amore.
L'ho annoiata, ma lei mi ha colpito, perché ama i bambini e io in Kenya mi occupo di loro,a volte tutti ci lamentiamo che non possiamo aiutare a distanza, che i soldi non bastano, io sono stata giudicata matta perché ho accolto 4 figli nonostante avessimo un solo stipendio, non vado mai fuori, è vero, rinuncio a tante cose; tanto però ricevo dai miei figli, dalla gente in Kenya. Mi è stato detto: “tuo figlio non avrà tante cose”. È vero, i miei figli non hanno giochi nuovi spesso, ma hanno l'amore, la condivisione, la serenità di chi si accontenta. I miei gemelli avevano i piedi rosicchiati dai topi, deturpati da vermi che gli mangiavano le carni, ora sorridono. Il mio Martin che ha 14 anni mi scrive in una lettera grazie, mamma, per ciò che hai fatto. Io non l'ho mai avuto tutte le attenzioni che tu mi hai dato”. Ecco ciò che mi fa sentire ricca, credo che i soldi servano, ma l'amore è vita! 
Il Kenya mi ha guarita, dal cancro, la sua gente mi ha dato tutto, io vorrei fare qualcosa per loro,le donne con cui ho condiviso tutto, sono la forza, sono loro che mi hanno chiesto di scrivere, spesso sono costrette a subire percosse da mariti violenti che bevono. 
Il mio sogno è di scrivere un libro,che parli di loro, delle loro vite e di questa storia d'amore, per devolvere una parte alla mia gente in Kenya. Quando ho letto i suoi articoli ho pensato a lei, mi piacerebbe scrivere il mio libro con il suo aiuto, collaborando: chissà che non accetti un giorno. Comunque vada, io le ribadisco i miei complimenti per la splendida persona che è, la ringrazio per aver letto la mia lunga lettera. Lorena Dama.
il mio telefono è ......
 

 

 


 

 

Da: Alberico Cecchini <alberico@mediumsrl.it>
A: gagliotta lorena <mamakenyaafrica@yahoo.it>
Inviato: Venerdì 10 luglio 2009, 16:44:48
Oggetto: Re: Messaggio da Acqua e Sapone

Carissima Lorena Dama,
noi non siamo una società editrice che pubblica libri, ma periodici; per la pubblicazione dovrà rivolgersi ad altri... Comunque non so come, non so quando, ma devo dire subito sì, in qualche modo Le darò una mano a scrivere il libro...
La Sua storia mi ha profondamente toccato e commosso, non voglio ragionarci sopra perché altrimenti Le direi no, non posso, non ho tempo, invece la mia anima non può non partecipare ad una storia così viva e ricca di amore.
Questa settimana dovevo essere in Tanzania per un grande Meeting di oltre 300 animatori africani delle missioni di Italia Solidale, ma per motivi familiari non ho potuto esserci. La mia anima però è lì in Africa, come anche la Sua per partecipare a tanta vita e tanto amore che gli africani conservano molto più di noi,  che purtroppo facilmente perdono, anche a causa nostra... Ma possiamo fare molto insieme.
Ho visto nelle missioni in Uganda di Italia Solidale storie di resurrezione personale e familiare straordinarie,come la Sua storia e quella dei Suoi ragazzi e delle persone che aiuta. So che sono vere e possibili: dobbiamo raccontarle per far saltare tutti i nostri schemi mentali occidentali che spesso portano solo morte, malattia, depressione e fissazione senza più speranza. 
Dio ci illumini per amore specialmente dei bambini e ci permetta di aprire il cuore e l'anima di molte persone all'Amore che da sempre attendono.
Cominci a scrivere senza pensarci troppo, proprio di getto, come ha scritto la mail. Non pensi di scrivere un libro, ma tante piccole storie brevi e me le mandi man mano...il libro si costruirà da solo ed io Le darò le indicazioni necessarie man mano. Poi se Dio vuole troveremo come pubblicarlo.
Ci dobbiamo pregare molto sopra perché altrimenti non darà frutti. Non è difficile scrivere un libro, ma è difficile scrivere un libro che porta frutti. Se lo spirito è quello giusto, certo porterà tanti frutti di amore. Altrimenti no e meno male, perché un eventuale successo di vendite senza tutto lo spirito necessario porta le persone fuori strada. 
Intanto legga l'unico libro che abbiamo pubblicato ad aprile "Gli occhi grandi dei bimbi", mi indichi un indirizzo, glielo spedisco subito.

A presto, un abbraccio grande anche a tutta la sua piccola tribù. 

Alberico Cecchini

 

   




Da:
Lorena Gagliotta <mamakenyaafrica@yahoo.it>
A: Alberigo Cecchini <alberigo@mediumsrl.it>
Inviato: Sabato 11 luglio 2009, 18:34:54
Oggetto: risposta lorena

 

Non so come spedirle la mia gioia, ho le lacrime agli occhi, non speravo nemmeno in una sua risposta a breve, grazie per l'amore, la passione che mi ha comunicato, scriverò, spero di poterla ricevere un giorno nella mia famiglia, questo scritto sarà amore puro e spero che ce la faremo per dare un messaggio grande; il suo libro sui bambini è nel mio cassetto, l'ho letto ed è anche per quello che ho capito che lei era pronto ad ascoltare, è accanto al mio letto e spesso torno a rileggerlo, meraviglioso, come i bambini, la cosa più bella che abbiamo con noi. Grazie, grazie e ancora grazie per avermi regalato una speranza, di credere in ciò in cui non crede nessuno più, e di aver perso il suo tempo con me.

Lorena

 


VAI AL CAPITOLO 1

 


Condividi su:
Galleria Immagini