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Se l’acqua diventa un lusso

Le aziende puntano sull’oro blu e una bottiglia arriva a costare 70 euro

Gio 29 Lug 2010 | di Armando Marino | Attualità
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Batti e ribatti, tra campagne anti bottiglia di plastica, spot pro rubinetto e crisi economica, pare che l’amore viscerale tra italiani e acqua minerale mostri qualche incrinatura. Siamo sempre tra i primi consumatori al mondo (superati solo da Messico ed Emirati Arabi, Paesi con rubinetti certamente meno generosi dei nostri), ma gli ultimi dati ufficiali raccolti dalla società Beverfood, che coprono il 2008, parlano di un calo dell’1,1%. Ma sembra che il trend sia confermato anche per il 2009. è anche una rivincita per l’acqua del sindaco che, pur lentamente, sta assumendo un’immagine sempre più affidabile agli occhi degli italiani. Ma attenzione: l’inversione del trend non significa che l’oro blu stia perdendo il suo valore. Al contrario, le campagne di sensibilizzazione intorno all’importanza dell’acqua e del modo in cui viene gestita hanno l’effetto di aumentare la consapevolezza dei consumatori e renderli ancora più ansiosi di approvvigionarsi di una bevanda sicura e cristallina. E, proprio come la grande distribuzione ha risposto alla domanda di cibo “naturale” con le marche bio (che poi gli alimenti di queste marche siano migliori è tutto da dimostrare), così sta succedendo per l’acqua. Bisogna tener presente che solo in Italia si imbottigliano 12,2 miliardi di litri di minerale (pari a un fatturato di 2,25 miliardi di euro) e che i grandi marchi di questo settore hanno come prima voce di investimento il marketing: in pubblicità investono intorno ai 400 milioni di euro l’anno. Dunque ecco la trovata geniale. I predicatori anti privatizzazione continuano a ripetere quanto è preziosa l’acqua, perché è alla base della vita, perché compone il 70% del corpo... Se convinci il consumatore che un bene è prezioso, sarà disposto a pagarlo di più. Ed ecco che le aziende colgono la palla al balzo e inventano l’acqua di lusso.
La bottiglia in edizione limitata è adornata di cristalli Swarowski e ovviamente c’è già la “celebrity” di turno che si è fatta notare mentre la beveva, in questo caso l’immancabile Paris Hilton.

Eccentrici capricci da ricconi?
Gli eccessi sono in realtà solo la punta di diamante di un fenomeno di mercato molto più vasto. Visto che contemporaneamente sono in corso anche molte campagne salutiste che chiedono la messa al bando delle bibite dolci e gassate, colossi mondiali del settore sono alla ricerca di alternative. E cosa c’è di meglio dell’acqua? Basta inventarsi fantasiosi trattamenti “purificatori” ed “energizzanti” ed eccola trasformata in una bevanda “senza calorie”! Un gigante come Pepsi ha già lanciato una linea che combina l’acqua con vitamine, minerali ed estratti alle erbe “in un unico drink rinfrescante”, proposto in sei diverse fragranze: Detox, De-stress, Splendore, Kick (botta di energia), Glow (splendore), Shield (scudo) e Vital-V (perfetta per i salutisti fissati con integratori e yogurt probiotici). Geniale.
E pensare che appena nel 2004, una strada analoga era stata tentata negli Stati Uniti dal rivale Coca Cola col marchio “Dasani”. Quando si scoprì che era normale acqua di rubinetto “trattata” e imbottigliata, il prodotto non ebbe più molto seguito. A quanto pare oggi invece il marketing ha fatto il suo lavoro e l’acqua di lusso siamo pronti a berla, sia letteralmente che metaforicamente.

Filtrata e costosa
E non solo imbottigliata: in parallelo sta crescendo il business dell’acqua filtrata. C’è chi installa a casa costosi impianti di filtraggio a carboni attivi o a osmosi inversa: un’analisi di laboratorio commissionata da Altroconsumo ha dimostrato che, nel migliore dei casi, sarebbero inutili. Oppure comprano caraffe “purificanti” con costosissimi filtri che, sempre secondo Altroconsumo, favorirebbero la proliferazione batteriologica. Ci sono perfino alcuni ristoranti che servono acqua in caraffa di questo tipo. Il colmo è che alcuni se la fanno anche pagare come se fosse minerale imbottigliata.

Ionizzazione, l’ultima moda
L’ultima moda è la ionizzazione. Si tratta sempre di impianti di filtraggio che però rendono l’acqua “alcalina e quindi più biodisponibile”, come recitano i testi pseudo scientifici che promuovono questi macchinari, in genere ospitati da siti in apparenza di informazione medica, ma che in realtà vendono i macchinari stessi. Una di queste acque ionizzate, la Kangen, sempre ottenuta con un macchinario, è “approvata dal ministero della Salute giapponese”. Ecco il commento degli esperti dell’Adam, l’associazione degustatori di acque minerali: «Prodotta con un generatore, è un’acqua ionizzata in ben 7 varianti, tre diversi livelli di alcalinità, Acqua pura, Acqua di bellezza, Acqua super acida e Acqua super alcalina. Non cura nulla, anche se le si attribuiscono numerose... proprietà. Per i miracoli meglio rivolgersi a Lourdes». Cari esperti, vi sbagliate. Le nuove acque stanno già facendo miracoli. Per chi le vende.

 


DATI CHE FANNO ACQUA
Il 2008 rappresenta un anno di inversione di tendenza nell’andamento dei consumi di acqua minerale. Infatti le stime per l’Italia indicano per il 2008 un consumo complessivo di 11.627 milioni di litri contro 11.751 dello scorso anno, con una leggera flessione dell’1.1%. Il valore del mercato interno a prezzi di fabbrica è stimato in 1.774 milioni di euro contro 1.792 milioni dello scorso anno. L’export vale 997 milioni di litri, per un valore di 266 milioni di euro. I prezzi medi di cessione all’ingrosso si mantengono quindi intorno a 0,152 euro a litro. L’associazione dei consumatori Adoc invece quest’estate ha lanciato una polemica intorno al prezzo: “La grande distribuzione d’estate diminuisce sensibilmente le offerte sulle confezioni famiglia da 1,5 litri. E i prezzi vanno alle stelle: aumenti medi del 5,95%, con un massimo del 13,9% per le bottiglie da 0,50 litri delle marche pubblicizzate”. Mineracqua, l’associazione delle aziende produttrici, ha ribattuto che non ci sono aumenti all’ingrosso né nella grande distribuzione. La solita guerra di numeri.


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