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Il pasto si fa più veloce

Sempre più cibi pronti e surgelati sulle nostre tavole

Gio 29 Lug 2010 | di Alessandra Manni | Salute
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Vivendo da sola e stando poco a casa, la mia tavola si è sempre più arricchita di pasti facili e veloci da preparare, i cosidetti “convenience food”, ossia quei cibi pronti, semipronti, surgelati, per il microonde, da cuocere rapidamente o solo da scaldare, utili per chi ha poco tempo per mangiare.Un aumento che non riguarda solamente la mia tavola, ma oggi è diventata una realtà globale che “aiuta” migliaia di single, madri in carriera e lavoratori in tutto il mondo.

CONVENIENCE FOOD... QUESTI CONOSCIUTI!
Dalle verdure surgelate ai risotti pronti in busta, dalle lasagne da cuocere al microonde ai piatti da far saltare in padella, queste sono le evoluzioni più moderne dei cibi pronti che si sono sviluppate da 30 anni a questa parte, che vedevano come loro “bisnonni” il tonno in scatola, la pasta secca, il pancarré e le conserve di legumi. Una necessità che risale all’industrializzazione del XIX secolo, quando il lavoro nelle fabbriche lasciava meno tempo per cucinare (proprio in quel periodo sono nati i dadi da brodo e le conserve in barattolo), che si è fatta sempre più sentire da quando la donna è uscita da casa per intraprendere una carriera lavorativa e che oggi si sposa con il vivere frenetico dell’Occidente.

PRATICITÀ: L’INGREDIENTE PIÙ RICHIESTO DEI NOSTRI PIATTI
Prima che andassi a vivere da sola, la mia conoscenza dei “convenience food” era limitata a pochi prodotti, quelli di uso più comune, come sughi pronti, insalate e verdura in busta. La situazione ora è un po’ cambiata, non che io abbia il frigo pieno di cibi pronti (anche perché mi piace cucinare), ma arrivare a casa con lo stomaco che brontola, non avere molto tempo per mangiare, e soprattutto in estate con il caldo, mi faccio prendere dalla pigrizia e mi affido a piatti già belli e pronti che non mi fanno perdere molto tempo. E questo è un discorso che condividono un bel po’ di persone, visto ciò che è emerso da una ricerca della Camera di Commercio di Milano che registra un aumento, in un solo anno, dell’8,6% delle aziende che producono piatti pronti, precotti e take away: 27 mila attività al primo trimestre 2010, con un peso del 31,4% sul totale delle imprese italiane del settore alimentare. E l’industria alimentare gongola, vedendosi aprire un mercato sempre più ampio: l’anno scorso solo il fatturato del convenience food consumato fuori casa ha raggiunto i 7,5 miliardi di euro.

ATTENZIONE A COSA SI MANGIA
Alcune volte però mi accorgo che a causa della pigrizia e della fretta rinuncio al gusto naturale e genuino che posso trovare nei piatti freschi, che hanno bisogno di un po’ di tempo per essere fatti, ma che poi ti ripagano nel sapore. Avendo provato molti prodotti “fast”, ho notato come molte volte il gusto sia artificioso e lontano da quello reale. Per quel che riguarda per esempio le verdure surgelate, trovo che siano molto pratiche ed anche il gusto si mantenga bene; inoltre il congelamento permette di mantenere le proprietà nutritive. Non nascondo però che spesso mi capita di chiedermi quanto siano fresche le verdure colte, ossia quanto tempo sia passato dal raccolto al congelamento. Il discorso si fa più complicato per i piatti più complessi, dove il problema non sta tanto nel valore nutritivo, ma negli elementi che compongono il piatto, dall’uso di additivi alla presenza di un livello troppo alto di sodio: infatti prorio quest’ultimo, secondo l’indagine svolta dal “Salvagente”, è presente in dosi massicce nei cibi già pronti e confezionati dall’industria, quelli sui quali l’individuo non ha nessun potere di controllo. Ok essere pratici, ma teniamo sempre un occhio vigile su cosa mangiamo per tutelare la nostra salute.

MA QUANTO SONO “CONVENIENCE”?
C’è un altro lato da considerare, e che ogni volta che vado a fare la spesa non posso ignorare: il prezzo “no-convenience” dei cibi pronti! È vero che paghi anche il “contenuto di servizio”, però alcune volte trovo la cosa un po’ esagerata. Un esempio, le patate: un chilo costa circa 1,50 euro, la stessa quantità di patate fritte surgelate arriva fino a 3,50-4 euro, ma quelle più ricercate, a spicchi e condite in vario modo, raggiungono i 6-7 euro. Stesso discorso per le insalate pronte in busta, costano 5-6 volte di quella fresca, e per i piatti pronti veri e propri: i primi piatti di pasta surgelati costano 5-6 euro a busta, per due porzioni che non riempiono i piatti. Si guadagna in termini di tempo, ma sul lato economico molto meno.

ANCHE IL PASTO CAMBIA ABITUDINI
Oltre che nelle proprie finanze, si registra una perdita anche su un altro lato: quello del piacere di conoscere e sperimentare la nostra cucina e di condividerla con chi ci è più caro. Il momento del pasto ha perso la ritualità di una volta e avviene sempre più in mense, nelle caffetterie, nei bar e nei fast food: questi luoghi hanno profondamente modificato la sua importanza sociale e, specialmente nelle grandi città, il pranzo sta diventando il momento meno importante d’incontro nelle famiglie. Si preferisce rimanere vicini al luogo di lavoro, quando non permette lunge pause, e si preferisce mangiare qualcosa di veloce. Negli Stati Uniti queste nuove abitudini alimentari hanno perfino un nome: “grazing”, ossia brucare, e si riferisce a questa moderna concezione del pasto: mangiare quando è possibile, a prescindere dagli orari e dal posto, in piedi, di fretta, a ogni ora del giorno e della notte.

 


ADDITIVI PERICOLOSI: CREANO DIPENDENZA
Secondo gli ultimi studi di David Kessler, ex commissario della Food and drug administration ed anche professore di Harvard, gli additivi alimentari vengono utilizzati per rendere i cibi più appetibili al nostro cervello al fine di creare una vera dipendenza.
Prodotti alimentari che contengono più additivi:

• I piatti pronti: più salati rispetto a quelli fatti in casa, una porzione pronta di risotto ai funghi porcini può contenere il 99% della dose giornaliera consigliata di sale.

• YOGURT: ricco di aromatizzanti, per dare il sapore di frutta e coprire l’acidità tipica dello yogurt naturale.

• OMOGENEIZZATI: spesso ricchi di sale, un vasetto ne può contenere 0,75 grammi; la dose giornaliera per un bambino al di sotto di un anno è di 1 grammo.

• ALIMENTI PER INFANZIA: i succhi di frutta sono ricchi di zuccheri e di dolcificanti.

• FAST FOOD: ricchi di sale, un cheesburger ne può contenere fino a 6 grammi.

• BEVANDE LIGHT: molto dolci, anche se prive di zuccheri. Stimolano nel nostro organismo il bisogno di dolce.
 



E SE IL RISTORANTE FA LO STESSO?
Se qualche minuto d’attesa davanti al microonde basta a garantirci la cena dopo una giornata difficile, come reagiamo quando a servirci un piatto industriale è, a sorpresa, lo chef di un ristorante? Bistecche impanate, antipasti, dessert, lasagne, ma anche pasta al pomodoro, spaetzli (i tipici gnocchetti tirolesi) e poi ovviamente le patatine fritte. Basti pensare che un terzo dei prodotti surgelati consumati in Italia ci arrivano attraverso la ristorazione di tutti i tipi. Tutto questo e molto altro ancora fa parte dell’armamentario a disposizione dei ristoranti e dei cuochi che cercano soluzioni facili. Tutto in regola ovviamente, la qualità è spesso buona: basta che il cliente venga sempre informato che il piatto che gli verrà servito è un prodotto industriale!  


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