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Le abitudini dei newyorchesi

Dalle file alla mancia, dalla pausa pranzo alle lavatrici condominiali

Gio 29 Lug 2010 | di Manuela Senatore | New York
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New York è la patria dell’individualismo, ma nella vita quotidiana i suoi abitanti seguono le stesse regole non scritte. Queste sono tra le più comuni che mi sia capitato di osservare.

File per tutti i gusti
Il newyorchese medio non fa la fila solo per il bus: aspettandolo, è del tutto normale per l’ultimo arrivato mettersi alla fine di una diligente coda; ma le occasioni per fare la fila sono illimitate. Un classico dell’estate è “Shakespeare in the Park” (con attori famosi come Al Pacino). I biglietti, gratuiti, sono distribuiti di pomeriggio, ma fin dal mattino presto si forma una coda chilometrica. Molti si portano le sedie pieghevoli e ingannano l’attesa con un libro o leggendo dall’iPad. A primavera, c’è il Tribeca Film Festival: se i biglietti per un film sono esauriti, la gente fa la fila per quelli in stand-by che sono ridistribuiti poco prima dell’inizio del film. Per i film più discussi, la fila dura anche un paio di ore senza la garanzia che si riuscirà ad entrare. Quando è uscito l’iPhone 4, decine di persone sono arrivate ore prima dell’apertura davanti ai negozi Apple, pur di acquistare il telefono il giorno dell’uscita. Altre file tipiche sono quelle davanti ai negozi che offrono in svendita le firme di lusso o quelle davanti ai ristoranti e alle botteghe più di moda. Una delle file garantite è quella che si fa davanti a Shake Shack, un botteghino a Madison Square Park che vende hamburger, milk shake e altre leccornie, dove è davvero impossibile essere serviti senza aspettare.


La mancia è dovuta
Altra abitudine che vede i newyorchesi solidali è quella di lasciare la mancia (tip) quando si riceve un servizio (il 15-20% in aggiunta al costo). Le mance più comuni si lasciano al cameriere o al bartender quando si ordina al ristorante o al bar. Poi ci sono le mance per il tassista, per il portiere, per l’estetista e per gli attendenti del garage. Quella delle mance è una delle regole non scritte più seguite nella Grande Mela; tutti questi lavoratori si aspettano di riceverla e storcono il muso se essa non risponde alle loro aspettative. La mancia è dovuta anche quando il servizio lascia a desiderare; se invece è stato eccellente, la mancia sarà ancora più generosa. In realtà i lavoratori che la ricevono hanno bisogno di questa integrazione al loro magro salario per sopravvivere. Per i clienti la mancia ha l’effetto di rendere i servizi più cari del loro costo nominale, ma consente di dimostrare critica o apprezzamento al trattamento ricevuto.

Prendere la metro per spostarsi
I ricchi e i Vip si spostano con l’autista, i più avventurosi scelgono la bicicletta nei mesi caldi, ma la stragrande maggioranza dei newyorchesi si dà appuntamento tutti i giorni nei tunnel della metropolitana (subway). Il parcheggio è vietato in tutte le zone commerciali della città (quelli privati costano quaranta dollari al giorno o 400 al mese); tanti newyorchesi la macchina non ce l’hanno neppure; l’autobus è un’opzione solo per chi non va di fretta. Allora per muoversi si sceglie la metro che copre tutta la città a tutte le ore del giorno. Fino a qui tutto bene, ma molti lamentano che i tagli fatti dall’MTA (la società che gestisce i mezzi pubblici) si riflettono negativamente sulla frequenza dei treni e sulla comodità del viaggio. I treni hanno l’aria condizionata, ma le piattaforme dove si aspetta non ce l’hanno e d’estate sono simili a saune. I binari sono sudici e spesso infestati dai ratti. Il servizio metropolitano ha più di cento anni e ci sono continue interruzioni alle linee per lavori di manutenzione, specie nel finesettimana. Vuol dire che anche a New York cominceremo a vedere le moto e i motorini che invadono Roma? Ne dubito, e non solo per il divieto di parcheggio (che molti evadono, staccando la targa dal proprio mezzo per non prendere la multa), ma anche per la condivisa avversione al rischio delle due ruote. E poi, se ci si fa male, chi le paga le spese mediche?

Il pasto veloce davanti al computer
Secondo un recente sondaggio dell’Energy Project pare che il lavoratore medio a New York prenda meno di venti minuti al giorno per la pausa pranzo. Quasi tutti mangiano davanti al computer tra i germi della tastiera. Molti lavoratori s’illudono che così facendo riusciranno ad andare a casa prima, ma senza riposo finiscono per impiegare più tempo in quello che fanno. Le aziende incoraggiano i lavoratori a mangiare alla scrivania e a usare l’ora di pausa per rispondere alle e-mail, per gli incontri tra dipartimenti e altri compiti.
Il conformismo – o peer pressure – è un’altra ragione: molti lavoratori si sentono in colpa se escono per il pranzo quando i colleghi restano a mangiare in ufficio. Un vero peccato con tutto quello che c’è da fare in città, soprattutto d’estate con il bel tempo e tutte le attrazioni che si trovano per strada. Per fortuna un’organizzazione chiamata “Take Back Your Lunch” ha iniziato una campagna nazionale per incitare i lavoratori a riappropriarsi della pausa pranzo: tutti i mercoledì i lavoratori americani s’incontreranno in un parco pubblico per il pranzo e cercheranno di rilassarsi.

Il bucato con il vicino
La maggior parte degli appartamenti a New York non ha la lavatrice. I palazzi in genere non hanno balconi per affacciarsi o per stendere i panni lavati. Così i newyorchesi devono fare il bucato nelle lavatrici condominiali e fare i turni con i vicini. Se poi mancano le lavatrici condominiali, bisogna usare quelle a pagamento delle lavanderie self-service. Questi negozi sono anche provvisti di asciugatrici, così si fa tutto dall’inizio alla fine. Specie nel finesettimana capita di vedere le persone camminare con il sacco del bucato sporco e la fiasca del detersivo. Si può decidere d’ingannare l’attesa leggendo un libro o facendo due passi; oppure si può lasciare il bucato al negozio e andarselo a riprendere pulito e asciugato a un costo aggiuntivo.
 



NIENTE SIGARETTE NEI PARCHI E IN SPIAGGIA
I l sindaco di New York Michael Bloomberg (ex fumatore) vuole inserire tra le già numerose zone dove è vietato fumare anche i parchi cittadini e le spiagge: «Lo vogliono i newyorkesi - ha detto Bloomberg -. Se glielo vai a chiedere, ti dicono che non vogliono avere accanto fumatori». New York ha circa 1.700 parchi e 20 chilometri di spiagge.


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