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Selvaggia algarve

Nel sud del Portogallo, una terra ai confini del vecchio mondo

Gio 29 Lug 2010 | di Serena Marchionni | Mondo
Foto di 22

 

Quando l’aereo si avvicina all’aeroporto di Faro, dall’oblò si vedono già le tre nuances che domineranno la vacanza: l’azzurro cielo del mare, l’ocra delle sabbie e della terra arida, il verde della macchia mediterranea.
Scopriamo poco prima di atterrare che il Portogallo del sud è costellato di campi da golf frequentati da ricchi inglesi, francesi e tedeschi che giungono per una partita tra amici, anche solo un weekend.
È una delle mete ancora sconosciute al turismo italiano ed uno dei luoghi più amati, a ragion veduta, dai tedeschi e dagli inglesi. è l’Algarve, regione selvaggia e affascinante nel sud del Portogallo, l’estremo ovest della nostra vecchia Europa.

 

COME MUOVERSI
Noleggiare un’auto in Algarve è necessario se la vacanza vuole essere dinamica, perché i mezzi di trasporto pubblici non sono molto efficienti. Anche per le indicazioni stradali conviene munirsi di cartina geografica e fare affidamento solo sui propri mezzi, per evitare di chiedere informazioni: all’aeroporto di Faro il personale sembra più intento alle questioni private che a soddisfare le richieste del pubblico!

 

LA CAPITALE DELL’ALGARVE
Faro è la capitale dell’Algarve, è piccola, ma rappresenta il punto di partenza principale per un viaggio nel sud della Spagna, vista la presenza di un aeroporto internazionale e di un porto di media grandezza. Nato come piccolo villaggio di pescatori, conserva ancora i segni del passaggio prima dei romani e poi degli arabi. La cittadina è molto tranquilla e attira sempre più tedeschi ed inglesi che scelgono di viverci dopo la pensione. La gente del luogo è allegra, generosa e vive la vita con poco, ma con grande dignità. Nonostante i portoghesi siano famosi per la movida notturna, qui a Faro la città si spegne presto la sera, perché la gente si alza di buon mattino per pescare. La mattina, mentre cammino per le strade, c’è silenzio. La città dorme fino a tardi, i negozi sono chiusi ancora verso le 11 e sembra quasi di sentire il respiro lento della città. La strada statale è deserta e non incontriamo quasi nessun veicolo: l’atmosfera è quella della Sardegna nei periodi di bassa stagione, quando l’isola appartiene ancora agli abitanti. Anche la vegetazione e le rocce intorno a noi sono sole, immerse nel caldo afoso che fa sospirare i portoghesi.

 

RIA FORMOSA
Da Faro, proseguendo in direzione Est troviamo uno dei parchi naturali più belli del Portogallo, Ria Formosa, costituita di lagune e paludi collegate da piccole lingue di terra. Il parco è famoso soprattutto per i birdwatchers (osservatori di uccelli) di mezzo mondo che vengono qui per le splendide varietà ornitologiche, anche rare.

 

ROMANTICA ALBUFEIRA
Il mio itinerario prevede una sosta ad Albufeira, un piccolo villaggio di pescatori ad ovest di Faro. Arriviamo con il sole già alto: le casette sono tutte bianche e oltre la collina, dalla statale, si vede il mare. Attraversiamo le vie scoscese a piedi, stando attenti a non inciampare nei sanpietrini e, seguendo le indicazioni, arriviamo ad un arco bianco in pietra, un piccolo tunnel scuro attraverso il quale giungiamo ad una splendida spiaggia di sabbia gialla sull’Oceano Atlantico, con rocce aspre che emergono dalla terra e piccole barche colorate in tinte pastello che lì sono arenate. Il villaggio è molto amato dagli anglosassoni e dai tedeschi e gli autoctoni, per venire incontro alla crescente domanda turistica, hanno imparato anche qualche parola di inglese. Passeggiando per la città, scopriamo tante piccole chiese e nicchie con Madonnine scolpite nella pietra: le campane suonano ogni ora e questa eco si perde nel rumore delle onde forti dell’Oceano. Lasciata la spiaggia, ci avventuriamo per le strade e sbirciamo nelle botteghe locali: sono tutte vecchie e oltre ai soliti souvenirs per gli inglesi con i vari saluti da Albufeira, troviamo delle piccole ceramiche molto belle e scopriamo che qui lavorano ancora molti artigiani e artiste che ricamano a mano centrini, lenzuola, tovaglie ed arazzi.

 

A TAVOLA
La cucina portoghese è semplicemente deliziosa, molte le specialità di pesce freschissimo, come o bachalau (il baccalà), le carni arrosto con la salsa piccante Peri Peri e i vini eccezionali e corposi. La vita qui scorre tranquilla, ma la sera si vive fino a tardi: ci sono molti locali, dove viene suonata musica portoghese dal vivo, ma anche rock per accontentare i turisti stranieri. I portoghesi amano divertirsi fino a tardi e non pensare mai al domani e questa caratteristica, evidente in ognuno di loro, si riflette sul villaggio, su Albufeira, la nostra scacciapensieri.

 

I “FARAGLIONI” DI LAGOS
Ripresa la statale, proseguiamo in direzione sud ovest e, su consiglio di amici locali, decidiamo di fermarci a Lagos, un altro piccolo centro con una bella marina. Il sole è forte già nel primo mattino e i negozi sono ancora chiusi quando arriviamo intorno alle 9.30. Il centro storico anche qui è chiuso alle macchine e occorre entrare a piedi, oltrepassando le antiche mura arabe della cittadina: quasi tutti i locali dormono ancora e l’unico suono forte proviene dal rintocco delle campane della Cattedrale di Santa Maria, del XVI secolo. Nel museo regionale, scopriamo che Lagos vanta oltre duemila anni di storia, che ha subìto la dominazione araba, romana e bizantina. Tristemente nota per essere stata sede del primo mercato di schiavi (Mercado de Escravos) in Europa, è stato un importante centro navale fino al 1755, anno in cui un terribile terremoto ha distrutto tutte le immense opere architettoniche e ha ridimensionato i confini del centro. Oggi Lagos è meta turistica indiscussa soprattutto grazie alle sue splendide spiagge, come Praia dos Estudantes (la spiaggia degli studenti), Praia Solaria, Meia Praia, ma soprattutto la famosa Praia de Dona Ana.

 

PRAIA DE DONA ANA
Ne abbiamo sentito tanto parlare e per arrivarci dobbiamo percorrere una strada locale, poi un pezzo di sterrato senza indicazioni in mezzo alla selva mediterranea, che finisce con un piccolo piazzale, un bar nel mezzo del nulla e una scalinata in discesa. Migliaia di scalini di legno verso la baia mozzafiato: il cielo plumbeo, la macchia mediterranea in fondo, il mare verde azzurro, la sabbia gialla e faraglioni altissimi che spuntano dall’acqua ancora bassa. Arrivati giù, si ha l’impressione di trovarsi in una baia dell’Isola del Tesoro e immagino al di là delle rocce qualche galeone di pirati in agguato vicino alla costa. Non è affatto un panorama europeo e i faraglioni sono diversi da quelli di Capri, ma suggestivi allo stesso modo. I turisti sono pochi e ci sono anche gli autoctoni che vengono ad amoreggiare: il luogo è romantico e privo dei soliti ombrelloni e sdraio. La scalinata impervia, grazie a Dio, ne restringe l’accesso al turismo di massa!

 

SAGRES: ALLA FINE DEL MONDO
Da Lagos si riparte verso ovest, l’estremo ovest, la fine del mondo. Arriviamo a Sagres, un promontorio, parco nazionale, una lingua di terra protesa sull’oceano: oggi, ci dicono i locali, è il paradiso dei surfisti. Avevamo già notato lungo la strada sterrata il vento talmente forte da far vibrare la macchina. Anche qui, non ci sono indicazioni o brochures che ci conducono alla meta, ma solo il passaparola degli amici e una mappa grande acquistata per strada. Di fronte a noi, oltre ad un arco di pietra immenso, si apre una distesa di pietra bianca, più in fondo una piccola chiesa anch’essa bianca e un grande faro. La passeggiata è lunghissima e sotto il sole cocente, ma ne vale la pena. Oltre il faro solo il crepaccio, e intorno a noi che siamo sul lembo di terra, solo l’Oceano e il cielo. Siamo alla fine del mondo. Anticamente infatti, i cartografi ritenevano che Sagres fosse l’ultimo avamposto della terraferma ad ovest, oltre il quale poteva esserci solo l’Oceano. Questo luogo divenne un importante centro di avvistamento e da qui sono iniziate le gesta dei famosi esploratori portoghesi riuniti tutti nella scuola del re Enrico il Navigatore che, si dice, spinto dal desiderio di conoscere il mondo, mise a disposizione enormi ricchezze e tecnologie, allo scopo di raggiungere nuovi mondi. Da qui e da Cabo de São Vicent (Capo di San Vincenzo), a poca distanza, salparono le celebri caravelle di Vasco de Gama, Ferdinando Magellano, Bartolomeo Diaz. E, ancora oggi, il faro di Cabo de São Vicente, a picco, solo, su scogliere alte oltre 75 metri, indica ai naviganti la rotta giusta.

 


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