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Giuseppe Giacobazzi: piuttosto sto zitto

La star di Zelig: “Ciò che dico è esattamente ciò che penso”

Mar 10 Ago 2010 | di Angela Iantosca | Interviste Esclusive
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Quando sul palco di Porto Corsini (Ra) ha cominciato a parlare con ironia delle showgirl italiane più o meno giovani e più o meno ritoccate e dei dolori del giovane Emanuele Filiberto per aver trascorso l'infanzia nell'indigenza, tra yacht e ville, lontano dalla sua amata patria, ho deciso di intervistarlo. Perché Giuseppe Giacobazzi è uno di quei comici che raccontano l'Italia che vedono: l'Italia delle contraddizioni, l'Italia delle donne emancipate, delle Poste con i loro servizi, delle nuove tecnologie, l'Italia in cui è cresciuto.

La tua notorietà si deve senza dubbio a “Zelig”. Ma, quando hai scoperto la tua vis comica, su chi ti sei “esercitato”?
«Ho cominciato ad esercitarmi dalle elementari sui compagni di classe. Poi sono approdato alle Radio libere della Romagna e lì ho sperimentato ancora di più cosa significa essere un cretinotto. Oggi continuo a farlo su Radio Italia Anni '60, con una mia rubrica quotidiana: con il tempo sono solo peggiorato!».


Una delle tue vittime è tua moglie...
«Lei, che è qui a casa con me, è una delle fonti di ispirazione principali, perché mi dà temi su cui disquisire. E poi mi dà consigli prima di salire sul palco!».

Da quanto tempo ti sopporta?
«In realtà ci sopportiamo da 22 anni, tra fidanzamento e matrimonio! Lei lavora in un'agenzia di assicurazioni ed io sto tentando di farle lasciare il lavoro e di seguire me, per tenermi i conti: come tutte le donne è capace di tenere i conti meglio di me!».

I tuoi spettacoli fanno il tutto esaurito: il segreto della tua comicità?
«Non mi prendo sul serio, ma sto molto attento alle cose intorno a me, a quello che si scrive sui giornali, a quello che accade ogni giorno, alla realtà della vita, alle piccole manie. Forse è questo che piace».

Pensi che l'Italia sia un paese in cui la comicità è libera?
«Io prendo come fonte di ispirazione cose che sono già sulla bocca di tutti. Ma ho percepito, in considerazione di alcune cose che mi hanno detto alcuni colleghi, che la libera comicità c'è finché non si toccano tasti delicati. è capitato a qualcuno di essere invitato a evitare certi argomenti. Io credo fermamente in quello che dico e sicuramente non riuscirei mai a dire qualcosa che non penso. Piuttosto sto zitto!».

Pensi che la comicità sia un modo per informare anche i bambini?
«I bambini sono più aperti e ricettivi di noi adulti, sono attratti istintivamente da ciò che li diverte. Ed è importante far capire loro, attraverso la comicità, che ci sono cose positive, c'è l'amore, c'è il benessere, c'è la famiglia, ma ci sono anche cose negative! Ma tutto questo deve essere fatto con rispetto!».

Quanto è importante il legame con la tua terra, la Romagna?
«Fondamentale... Io vivo a Bologna da molti anni, ma appena posso torno in Romagna (Giacobazzi è nato ad Alfonsine, provincia di Ravenna - ndr). Quando poi faccio gli spettacoli nel mio paese, mi scappano sempre delle parole tipiche...».

Come la parola tugnini, che indica i tedeschi che d'estate popolano la Riviera Romagnola...
«Vedo che sei ferrata in materia! Quando sono in Romagna mi lascio andare e vado a colpire proprio i nostri modi di fare e dire. Mi piace il cinismo romagnolo. In realtà, io amo tornare a casa, perché l'uomo è un essere più stanziale della donna, è un palo di cemento, è come un pino, ha le sue radici. E, quindi, da anni vado in vacanza sempre nella mia terra natia, dove incontro sempre i miei amici, vado nello stesso bar, sulle stesse strade! Gli amici di ieri sono quelli di oggi».

Cosa hanno detto i tuoi genitori quando sei diventato famoso?
«Per mia mamma sono il più bello e il più bravo! Io, invece, sono molto autocritico verso me stesso... ed anche mia moglie! Mio padre, purtroppo, è venuto a mancare quando io cominciai “Zelig Off”, ma spero che sia contento del mio percorso, come era contento di me, prima che se ne andasse».

Grazie a te la “lingua” romagnola è stata sdoganata: quale è stata la soddisfazione più grande?
«Ottenere un ottimo riscontro a Ragusa e, soprattutto, vedere tanta gente a Roma. Pensa che un ragazzo, in fila per comprare il biglietto, quando mi ha visto passare mi ha detto “Aò, a Giacoba', solo per la Roma ho fatto la stessa fila!”. L'ho abbracciato commosso!».

Cosa fai prima di salire sul palco?
«Niente! Non sono scaramantico e, quando qualcuno mi dice “In bocca al lupo”, io rispondo “Viva il lupo!”».

Il tuo sandalo, che indossi sempre, è leggendario...
«è sempre con me! Sono 17 anni che uso sempre lo stesso e lo porto anche con il calzino bianco! Pensa che ho dovuto fargli anche il tagliando e portarlo dagli amanuensi. Non ho mai trovato un sandalo bello come quello, tutto in cuoio. L'ho cercato anche nei negozi dai Frati Cappuccini, ma anche i loro si sono ammodernati!».

Sei impegnato in questo momento, sul set del film di Vincenzo Salemme.
«è la prima volta per me e ne sono lusingato. In “Baciato dalla fortuna” sono un vigile, inquadrato e ruffiano! è davvero divertente!».

Hai mai pensato di diventare un attore drammatico?
«Mi piacerebbe. Sino ad ora sono stato solo una volta un assassino, in “Don Matteo!”».

Cosa non guardi in tv?
«Faccio fatica a guardare trasmissioni popolate da pseudo politici comici. In generale faccio fatica a sopportare la classe politica dalla quale siamo governati. Penso che la politica sia qualcosa di più alto e che meriterebbe più rispetto anche da parte dei suoi rappresentanti!».

Quali saranno le prossime “vittime” della tua comicità?
«Le nuove tecnologie. Come l'I-pad e l'I-phone che non funziona se lo prendi in mano con la sinistra... oppure sul nuovo servizio delle Poste che si chiama “Dimmi Quando”, che permette all'utente di scegliere il giorno in cui vuole che gli sia recapitato un pacco... Solo che la canzone “Dimmi Quando” non è molto benaugurante...».




BACIATO DALLA FORTUNA
Nato ad Alfonsine (Ra) nel febbraio del 1963, Andrea Sasdelli, in arte Giuseppe Giacobazzi, dopo l’esordio in tv romagnole e in radio private, nel 2004 è protagonista di “Tisana Bum Bum”, fiction di Rai Due. Nel 2005 partecipa a Zelig Off. A febbraio 2006 viene notato dagli autori di Zelig Circus che lo “arruolano” per la prima serata di Canale 5. Nel 2007 e nel 2008 Giacobazzi torna a Zelig. Nel 2010 è nuovamente a Zelig e in giro con il nuovo spettacolo teatrale “Una vita da pavura”. Ha scritto il libro di poesie “Sburoni si nasce”, “Una vita da pavura” e “Quel tesoro di mio figlio”. Sta girando il nuovo film di Vincenzo Salemme, “Baciato dalla fortuna”, in cui interpreta un vigile.


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