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Altro che ronde, è l’amore delle mamme

Il coraggio delle donne contro la violenza del quartiere

Mer 01 Set 2010 | di Roberta Giaconi | Sudafrica
Foto di 2

«Adesso basta». A dirlo questa volta sono state le donne del piccolo paese di Seawinds. «Se non prendiamo noi in mano la situazione, non lo farà nessuno».
Sono seduta in un piccolo container di questa piccola cittadina a poche ore di macchina da Città del Capo. È una zona “coloured”, né bianca né nera, dove vivono i discendenti di quelle unioni miste che nel tempo hanno creato una terza razza a parte, riconosciuta e distinta anche ai tempi dell’apartheid. Le donne sedute intorno a me mi offrono un tè caldo per contrastare il freddo dell’inverno australe e mi indicano le foto appese alle pareti, una lunga serie di coltelli e pistole. «Le abbiamo sequestrate noi, durante le nostre ronde», spiegano.

Vegliano ogni notte senza paura
È da qualche tempo infatti che questo gruppo di donne ha deciso che non ne poteva più della violenza che dilagava nel quartiere. Si sono accorte che nessuno le avrebbe aiutate e hanno deciso di fare da sole.
E così nel fine settimana con l’aiuto di un metronotte hanno iniziato a girare per la città dalla sera alle prime ore dell’alba. Fermano agli incroci i ragazzi che spacciano droga, si fanno consegnare pistole, coltelli o gli attrezzi per forzare le macchine. Restano sveglie tutta la notte senza essere pagate neanche un rand.
«Ancora con queste ronde!», sbufferà qualcuno, ricordando quelle per la sicurezza proposte in Italia e subito contestate. Ma qui stiamo parlando di un’altra storia.
Il Sudafrica non è l’Italia. È un Paese violento con uno dei tassi di criminalità più alti al mondo e oltre 37 omicidi ogni 100.000 abitanti. Le aggressioni sono concentrate nelle aree povere, dove miseria e disoccupazione rendono meno importante il valore della vita. Come Seawinds. Qui anche i ragazzini di 10 anni spesso hanno già sperimentato la droga. Ogni settimana la scuola del quartiere subisce qualche incursione. Scompaiono regolarmente libri, computer e tutto quello che può essere portato via. Anche la chiesa è stata derubata e gli stupratori dopo pochi giorni vengono rilasciati dalla polizia e tornano a vivere nella stessa zona.
Ed è in questa situazione che Rita Jacobs, la cinquantunenne che ha messo insieme il gruppo di signore per le ronde, ha deciso di fare qualcosa, convinta che siano le donne a poter fare la differenza.
«Mi minacciano, ma non mi interessa. Anche se mi ammazzano dobbiamo morire tutti. E poi ci sono abituata, visto che sono cresciuta con mio figlio per casa: rubava di tutto per comprarsi la droga, era aggressivo. Alla fine l’ho cacciato via - spiega Rita -. Ora non ho più paura di niente, nonostante le lettere di minaccia che mi vengono regolarmente recapitate a casa».

Mamma Rita non è più sola
Tra le nove signore che seguono la battagliera Rita c’è Lisa Smith, una donna all’apparenza fragile, con il viso segnato dall’età e da una vita non facile. «Quando vado in bagno o in cucina devo chiudere la porta di camera mia a chiave, altrimenti mio figlio fa sparire tutto per venderlo dietro l’angolo e comprarsi la droga», racconta. Per lei, con il marito alcolizzato e un figlio tossicodipendente, la notte era il momento peggiore. Restava nella casa vuota, aspettandoli, non sapendo se e in che stato sarebbero tornati. «Da quando faccio le ronde, mi sento meglio. Noi donne insieme siamo forti». Sembra che il progetto per il momento stia funzionando e che le strade siano diventate davvero più sicure, ma non tutti ne sono contenti. «Pffff», sbuffa il nipotino di Rita, 11 anni, da pochi mesi trasferitosi a vivere con lei. «Dove stavo prima era divertente, c’erano le sparatorie. Qui è noioso, non succede più niente».  


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