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Dubrovnik: città profumata d’antico

Patrimonio dell’umanità, di bianco vestito

Mer 01 Set 2010 | di Giuseppe Barbieri | Turisti non per caso
Foto di 8

Arrivando col traghetto, prima di scorgere Dubrovnik, si percorre un lungo tratto di costa. Il braccio di mare limpido e calmo, che si snoda attraverso una miriade di isole lussureggianti di fauna mediterranea, porta al visitatore gli effluvi di un'aria leggerissima ed inebriante. Dalla folta macchia che ricopre i dorsi gibbosi della terra, si elevano maestosi gruppi di pini marittimi, intervallati a distanze quasi simmetriche da alti cipressi. E, là dove occhieggia qualche casolare, lo sguardo incontra una platea di verdi olivi, caratteristici vigneti, palme da datteri, melograni, agavi e opunzie. Intanto continuano a sfilare, come mannequin silenziose, tante piccole isole, ciuffi di vegetazione che emergono da un palcoscenico blu cobalto variegato che, a volte, sembra un infinito prato di smeraldo: poi Sipan, Lopud, Kolocep, Locrum. Improvvisamente, le vecchie, possenti mura di Dubrovnik: evocano alla mente la potenza e, nel contempo, la poesia del medioevo più genuino. Di tanto in tanto emergono dalle mura ciclopiche svettanti campanili circondati da un mare di tetti scomposti, comignoli e abbaini, in un'armonia di linee ed un miracolo di equilibri, cui i secoli hanno aggiunto una patina tipica ed uniforme. L’abbraccio della lunga muraglia disorienta, non tanto per l'aspetto di baluardo, quanto perché sembra voglia nascondere all'occhio profano e indiscreto i suoi immensi tesori.
Le mura, infatti, non hanno la costante rigidità propria di certe costruzioni, essendo basse e di poca ampiezza, da 1,5 a 3 metri in alcuni punti, mentre in altri raggiungono 25 metri d'altezza e 6 di spessore.
Edificata secondo un disegno rigorosamente geometrico, Dubrovnik è tra le gemme più pregiate della Croazia, tanto che l’Unesco l’ha definita Patrimonio dell’Umanità.

PATRIMONIO DELL’UMANITÀ
Il suo primo nome fu Laus, che in greco significa roccia, da cui ebbe origine Raus, Rausium, Ragusium ed infine Ragusa. Straordinario il patrimonio artistico della città: descriverlo tutto, menzionando le origini, è compito estremamente difficoltoso. La fondazione di Dubrovnik avviene nel periodo delle invasioni degli Avari e degli Slavi, nella Penisola balcanica. Quando gli Avari, nella prima metà del VII secolo, demolirono la vecchia potente città di Epidauro (l'attuale Cavtat), una parte dei fuggiaschi si stabilì sulla piccola rocciosa isoletta chiamata Laus, che dominava una posizione veramente inaccessibile al nemico. Verso la fine dell’VIII secolo, la colonia viene circondata da alte mura di pietra. Unita alla terraferma nell’XI secolo, la popolazione procede alla costruzione delle grandi mura, in pietra e calce, quelle stesse mura che, più tardi rinforzate, giungono fino a noi. La caduta di Costantinopoli, nel 1453, scuote l'Europa e anche Dubrovnik ne resta impressionata, tanto da decidere di rinforzare ulteriormente le difese. In meno di due anni viene costruito un mastodontico muro di 22 metri di altezza e 4 di spessore. Ed ogni volta che Venezia scende in guerra contro i Turchi, intensifica progressivamente le sue difese. La città cresce e si sviluppa all'ombra delle grandi potenze del tempo, come Venezia e Costantinopoli, pagando forti tributi in denaro e navi pur di trarre massimi vantaggi, senza disdegnare però l'immediato disimpegno quando il potente è in procinto di essere sopraffatto. La principale intuizione dei suoi amministratori consiste nel riuscire a conservare sempre una certa neutralità tale da non essere mai travolta dalle alterne vicende delle parti in contesa. Da ogni protettorato esce arricchita nell’arte e nella cultura, crea un monopolio di mediazione commerciale tra Oriente e Occidente, mentre Costantinopoli e Venezia continuano a combattersi all'ultimo sangue. Quando i Turchi conquistano l'Ungheria, chiede protezione al sultano. Poi è la volta della Spagna, del Sacro Romano Impero, dell'Austria e della Francia, ma il passaggio dall'una all'altra protezione non provoca mai risentimenti e reazioni di natura politica ed economica, da parte del precedente “alleato”.

LA CITTÀ VECCHIA
Superata la porta di Pile, dalla quale si entra nella città vecchia, ci si trova in un'altra dimensione: una dimensione nuova per il turista. Si cammina per ore, senza accorgersene, alla continua scoperta di nuove sensazioni magari sensazioni perdute e non più percepibili.

IL DOMINIO DEL BIANCO
La Placa, arteria di Dubrovnik, accoglie il visitatore abbagliandolo: costituisce il punto nevralgico della città, dove il bianco domina incontrastato con le sue tonalità più sfumate che danno all'occhio una sensazione cromatica, non facilmente cancellabile. Bianchi i muri, i balconi, gli ingressi delle botteghe, i portali antichi, i bassorilievi, i draghi alati, le teste di ariete, i fiori e le foglie scolpiti sulle bifore e le trifore; e ancora i capitelli, le colonne, gli archi, le nicchie, le curve che movimentano i cortili vuoti e silenziosi. La stessa pavimentazione stradale concorre a formare una specie di palcoscenico fantasmagorico, invaso da una luce vivida. Anche di notte, quando le tenebre avvolgono le antiche mura, conferendogli un aspetto sepolcrale, dal bianco si sprigiona una luce polare, che ne delinea i preziosi contorni, muti testimoni di un'arte ormai dimenticata.

LA CITTÀ INCONTAMINATA
Dubrovnik, come i suoi dintorni, non avendo alcuna attività industriale, è incontaminata. Inoltre, ha un clima mite e temperato; gode di un'organizzazione alberghiera di prim'ordine e di una ricchezza di panorami ed escursioni incredibili. Inoltre, i suoi abitanti sono molto ben disposti verso il visitatore, sapendo perfettamente che l'economia si basa esclusivamente sul turismo. Questo modo d'agire ha permesso a Dubrovnik di farsi conoscere ed apprezzare in tutto il mondo, pur rimanendo la medesima: un lembo di terra in riva al mare, dove i valori umani sono inalterati.

LA MEGLIO GIOVENTÙ
La gioventù di Dubrovnik è la più bella, la più esuberante e la più colta che abbia incontrato durante i miei viaggi. Per la musica, ad esempio, ha una predisposizione particolare. Non è raro il caso che si riuniscano in complessi, per tenere piccoli concerti davanti alla chiesa di San Vlaho (San Biagio), patrono della città. Inoltre, capita frequentemente che qualche artista famoso, magari di passaggio, venga coinvolto ad esibirsi pubblicamente.

SEMPRE IN FESTA E GRANDE MUSICA
Dubrovnik è una cittadina perennemente in festa e le manifestazioni hanno sempre un'impronta artistica evidente. Ogni anno, ormai quasi da 50 anni, si svolge un festival che ha superato i confini della ex Jugoslavia, richiamando artisti da tutto il mondo. In luglio ed agosto è un intrecciarsi d'iniziative culturali. Un accenno particolare merita il Festival Julian Rachlin & Friends, in programma dal 30 agosto al 12 settembre. Il violinista, folgorato dall’atmosfera suggestiva della città, ha voluto ambientare qui una kermesse di musica da camera alla portata di tutti. A me è capitato di assistere a varie manifestazioni e la cosa che mi ha sorpreso è stato il constatare che la piazzetta dove si svolgeva il concerto era gremita fino all'inverosimile da giovani che seguivano il concerto con lo spartito in mano, leggendo la musica mentre ascoltavano. Dubrovnik non ferve di cultura soltanto durante il festival, ma tutto l'anno. I primi a scoprire il fascino di quest'oasi d'arte sono stati, come sempre, i turisti nordici. Hanno imparato a scoprire in ogni casa una fetta di passato, antico retaggio di un grande popolo di marinai, case di cui i proprietari possono disporre ma non vendere, che possono restaurare - con l'autorizzazione delle Belle Arti - ma non modificare.

GLI ESPLORATORI
La cittadina, specialmente al mattino, è tutta del turista: un viavai interminabile di “esploratori”, mentre solo più tardi, a mezzogiorno in punto, si ritrovano all'osteria, come ogni giorno, i pensionati del mare, per giocarsi l'aperitivo alle carte. Una sola partita, ma piena di significati e di intendimenti: quindi, un nuovo appuntamento per l'indomani alla stessa ora, ma in una bettola sempre diversa. Il pomeriggio, invece, verso le 18, incomincia la passeggiata dei cittadini nello “Stradun”: parola di chiara origine veneziana che significa grande strada, qual è appunto la via Placa. Se vuoi incontrare qualcuno non occorre che tu vada a cercarlo per la città: sicuramente, prima o dopo, lo incontrerai qui. L'usanza di passeggiare e salutarsi ogni volta che ci si incontra, i Ragusei l'hanno appresa dai vecchi marinai veneziani, durante i lunghi protettorati. Nello “Stradun”, ci s'incontra per discutere, stipulare, stringere e concludere affari, per questioni sentimentali, per parlare di sport e di politica. Verso il crepuscolo, solitamente, i colombi smettono di tubare per lasciare campo a velocissimi stormi di rondini, che sembra apprezzino molto queste vecchie mura, a sentire i loro concerti di gioia. Un'altra giornata è trascorsa per l'antica Repubblica di Ragusa: una giornata in cui abbiamo rivissuto alcuni fasti d'un tempo attraverso l'armonia degli eleganti edifici rinascimentali, barocchi e gotici, che conserveremo gelosamente quale ricordo d'un popolo dalle inesauribili risorse umane.  


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