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Nino Benvenuti: Campione sul ring e nella vita

Benvenuti in aiuto del suo ‘avversario’ Emile Griffith malato di Alzheimer

Mer 01 Set 2010 | di Alma Pentesilea | Interviste Esclusive
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Campione Olimpico nel 1960, campione mondiale dei Pesi medi tra il 1967 e il 1970, vincitore del premio di “Fighter of the year” nel 1968, in una parola Nino Benvenuti: “nato con una sola vocazione, quella di fare la boxe”.
Ma questa che voglio raccontare non è la storia del pugile: è la storia di due campioni. Di due uomini che sul ring si sono presi a pugni, ma che nella vita si sono sempre tenuti per mano. è la storia di una amicizia: quella tra il “nostro” Nino Benvenuti ed Emile Griffith, il suo “antagonista” di sempre, suo fratello da sempre. Questa storia comincia più di 40 anni fa, quando due giovani boxeur si sfidano sul ring del Madison Square Garden per il titolo di campione del mondo. Sono tre gli incontri che li vedono protagonisti, tre incontri che vedono scontrarsi un campione americano nero e un europeo bianco, biondo con gli occhi azzurri. Ma a loro non interessa. Non interessa che a vincere sia Benvenuti. Scesi dal ring Emile e Nino sono amici. E lo sono nei momenti difficili e lieti della vita. Benvenuti sceglie Emile come padrino alla Cresima di uno dei suoi figli, gli sta vicino nei momenti di indigenza. E decide di stargli vicino quando riceve una telefonata dal figlio di Emile, Luis, che gli chiede aiuto perché il padre ha l’Alzheimer ed un sussidio di 300 dollari al mese. è il Natale del 2009 e Nino decide di portargli 10mila dollari, raccolti grazie all’aiuto di alcuni amici. Ma non basta. Nino deve fare di più e lo fa partendo dall’Italia.
«Con l’aiuto prezioso di amici, come Luciano Ferrari, Anita Madaluni e Mauro Grimaldi, sponsor e collaboratori insostituibili, ho cominciato a bussare a tante porte per sensibilizzare verso il caso del mio amico Emile e, di conseguenza, verso una delle malattie più subdole che esistano. E così abbiamo dato vita al Magic Round: Round perché è il quarto dopo quei tre famosi incontri che ci videro avversari sul ring. Magic perché è un round senza pugni, fatto solo di abbracci».

Dove vi ha portato e dove vi porterà questo tour?
«è cominciato il 26 aprile, il giorno del mio compleanno, a Latina. Poi abbiamo fatto tappa in altre località italiane per poi ripartire per gli Stati Uniti. Ora stiamo continuando a sensibilizzare anche attraverso la mia Fondazione l’A.I.E.S. (Associazione Italiani all’Estero). La nostra idea è quella di garantire ad Emile una vecchiaia dignitosa. Cercheremo anche di trovare un sostegno in Obama».

Cosa sapeva di Alzheimer prima di cominciare questo viaggio con Emile?
«Ciò che sanno più o meno tutti o per averne sentito parlare o per avere dei casi nella propria famiglia. La mamma di mia moglie si è ammalata quando aveva 50 anni ed è morta a 91. è una malattia terrificante che toglie la dignità».

Il suo è un gesto di amicizia, ma anche di fair play: cosa dovrebbero imparare i giovani?
«Non lo faccio per insegnare agli altri. Il mio rapporto con Emile è tale per cui quello che ho fatto è ciò che si dovrebbe fare verso una persona grazie alla quale sono diventato quello che sono. Se non ci fossero stati quegli incontri, io non sarei diventato, probabilmente, campione del mondo! Ed è quello che è naturale fare verso una persona che considero un fratello».

 


20 SETTEMBRE: GIORNATA MONDIALE ALZHEIMER
Il 20 settembre è la Giornata Mondiale dell'Alzheimer. Ad istituirla nel 1994 l'Organizzazione Mondiale della Sanità. La giornata vuole essere non solo un momento di sintesi ed aggiornamento dei dati scientifici più recenti, ma anche un'importante occasione di informazione, di coinvolgimento e di sensibilizzazione del maggior numero possibile di persone per una malattia che, con il suo drammatico iter e per la complessità clinica-assistenziale, rende indispensabile una reale collaborazione tra ricercatori, medici, malati, familiari ed amministratori della cosa pubblica. Secondo il Cnr sono circa 800.000 le persone colpite da demenza oggi in Italia, con 97mila nuovi casi l’anno. La forma più diffusa di demenza è l’Alzheimer.
Nel 2050 potranno essere dieci milioni i malati: un nuovo caso ogni 33 secondi.


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