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Natalie Portman: Io, il cigno bianco

Una donna fuori dagli schemi guidata da valori positivi

Lun 27 Set 2010 | di Boris Sollazzo | Interviste Esclusive
Foto di 16

 Natalie Portman turbò gli spettatori e i critici già in quell'esordio folgorante targato Luc Besson, uno che di dive e grandi attrici se ne intende. Scritturata per “Léon” (1994) poco più che bambina, con quei lineamenti unici, lo sguardo penetrante, la bellezza che mozza il fiato e il piglio determinato siglò subito una firma indelebile sulla sua carriera. Star già giovanissima, ma mai schiava dello star system, Natalie Hershlag, nata a Gerusalemme e naturalizzata statunitense, è una che ha sempre preso decisioni coraggiose, che ha portato avanti strade in cui i valori fossero positivi e fondamentali. Rischiando di sacrificare la carriera e una gioventù più spensierata. Ora, a quasi trent'anni ha un bagaglio culturale, cinematografico e sentimentale straordinario. In lei scorgi una profondità atipica, che può farla passare da Besson alle “Guerre Stellari” di Lucas senza perdere l'intensità di film come “V per Vendetta”, “Closer” o l'ultimo “Black Swan” del geniale Darren Aronofsky, che ha aperto l'ultimo Festival di Venezia. In cui è meravigliosa accanto al collega Vincent Cassel. Un film su un'artista pronta a tutto per realizzare il suo sogno, sulla follia che nasce dalla passione ossessiva. Su una ballerina - come lei, che ha studiato danza dai 4 ai 13 anni - che sogna solo “Il Lago dei Cigni”. Un gioiello, come lei.

“Black Swan”: una sfida fisica ed emotiva per lei. Come se ne esce?

«A pezzi! (Ride - ndr). Scherzi a parte, non è stato facile. è vero che ho ballato quand'ero piccola, ma erano almeno 15 anni che non mettevo quelle scarpe e non mi muovevo sulle punte. Ho dovuto allenarmi per un anno, negli ultimi sei mesi ho lavorato con i coreografi cinque ore al giorno, ho voluto mettere alla prova il mio fisico - con tanto di infortunio che m'ha tenuto in sofferenza per almeno tre settimane - fino allo stremo, superare i limiti come donna e come attrice. E qui entra in gioco anche l'aspetto emotivo: ci sono tante scene forti e il mio personaggio scava ben oltre il consentito nelle sue ossessioni. Può essere destabilizzante».

Non per lei: ha sempre saputo mantenere un forte equilibrio. E farlo a Hollywood, un mondo di pazzi, è eroico.

«Bisogna uscire dagli stereotipi: Hollywood non è il male. Dipende da te, come vivi il successo e come te ne fai condizionare. Io ho sempre cercato delle priorità chiare: così ho smesso di fare cinema quando volevo dedicarmi all'università e al teatro (ovviamente, quando l'ha fatto ha vinto un Tony Awards, l'Oscar del teatro, per “Il diario di Anna Frank” - ndr) e da adolescente giravo pellicole solo d'estate, per non smettere di studiare. Non devi farti abbagliare dalle luci della ribalta, di qualsiasi tipo: che siano i mega studios di Hollywood o il cinema indipendente, che pure ti lascia più libertà».

Tornando a “Black Swan”, ha mai pensato di non farcela?

«Tutti i giorni. Non potevo rifiutare un film come questo, mi consentiva di mostrare un'altra parte del mio talento che finora io stesso avevo scandagliato troppo poco. Ho sempre cercato di interpretare personaggi positivi, anche perché sento che gli attori hanno un ruolo importante per chi li segue, come esempi. Ma volevo, come dice il titolo, mostrare il cigno bianco, la mia parte positiva, e quello nero, la mia parte oscura. è una partita che si gioca al limite e ho dovuto tirar fuori tutto quello che avevo. In questo senso devo ringraziare Darren, un regista fantastico ed esigente, e Cassel, un collega meraviglioso. Mi hanno aiutata molto, mi hanno sostenuto e spronato».

Per raccontare un'artista ossessionata come questa, ha preso spunto anche dalla sua esperienza reale?

«Certamente, si cerca spesso qualcosa dentro se stessi per riuscire ad interpretare personaggi così difficili. Anche solo per allontanarti da chi sei veramente ed entrare in loro. Quindi riesco a capire, ma non a giustificare la sua follia. Trovo che questo lavoro, e l'arte in generale, sia sinonimo di disciplina, certo, ma anche di libertà. Non riuscirei a rinunciare a quest'aspetto. A mio parere il cigno bianco è ossessionato dal compiacere gli altri, quello nero dal soddisfare se stesso. Difficile separarli. Difficile farli convivere».

Com'è stato il primo incontro con Darren Aronofsky?

«Affascinante, è un regista che seduce con la sua arte. Il progetto è in piedi da otto anni, e già dal primo appuntamento con lui mi svelò molte delle difficoltà del personaggio, scene sexy comprese. Mi parlò dell'attrazione-repulsione verso se stessa che aveva la protagonista: così, anche se i giornalisti si sono appassionati alla sequenza saffica, confesso di aver trovato più stimolante e rischiosa quella autoerotica».

Come ballerina sembra farsi ispirare dal balletto russo. Come attrice dalle splendide protagoniste di “Eva contro Eva”. Sbaglio?

«Confesso di non aver mai studiato né praticato balletto russo. Ma mia nonna aveva radici russe e armene e forse una parte della mia anima è rimasta da quelle parti. Per le ispirazioni esterne, confesso di essermi concentrata molto sulla sceneggiatura, sulle indicazioni di Darren, senza cercare di emulare grandi attrici del passato, anche se so che lui qualche riferimento lo aveva».

Una curiosità: ma lei non si sente bloccata nel “solito” ruolo di donna problematica, bella e intensa?

«Beh, mi sembra una categoria ampia in cui essere rinchiusa! No, credo sempre di scegliere consapevolmente, secondo quello che mi piace e mi interessa in quel momento, anche secondo quello che voglio trasmettere agli altri».

 


 

DA GERUSALEMME AD HOLLYWOOD

Nata a Gerusalemme nel 1981, si trasferisce a Washington all’età di 3 anni. Nel 1994, viene scelta per il film “Léon”. Seguono “Heat - La sfida” (1995) con Al Pacino e De Niro, “Tutti dicono I Love You” (1996) di Woody Allen, “Mars Attacks!” (1996) di Tim Burton. Interpreta la Regina Amidala in “Star Wars”, episodi I, II e III di George Lucas; recita in “La mia adorabile nemica” (1999) con Susan Sarandon. Nel 2003 si laurea in psicologia. Con “Closer” (2004), ottiene un Golden Globe e una candidatura all'Oscar. Interpreta “V per Vendetta”,  “L'ultimo inquisitore”, con Javier Bardem. Nel 2007 è nel film “Il treno per il Darjeeling”. Nel 2008 recita con Dustin Hoffman in “Mr. Magorium e la bottega delle meraviglie”. A Cannes nel 2009 è secondo membro della giuria, insieme a Sean Penn. A Venezia ha presentato “Black Swan”. Da gennaio 2010 è sul set di “Thor”, ultimo film di Kenneth Branagh.


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