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Inutile boom di cesarei

PerchÚ il parto Ŕ diventato una malattia su cui intervenire chirurgicamente? Il cesareo non Ŕ pi¨ sicuro e priva donna e bebŔ di una meravigliosa esperienza di vita

Lun 27 Set 2010 | di Francesco Buda | Salute
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Di questo passo la maternità e il dare alla luce diventeranno una malattia da curare, anziché un viaggio da vivere ed accompagnare con amore. Un evento così naturale, per quanto delicato e complesso, è sempre più nel mirino del bisturi, trasformato in intervento chirurgico. O in business.
A leggere i rapporti nazionali e regionali su gravidanza e nascite, c’è da rabbrividire: si tende sempre più a inculcare il mito del cesareo, che in realtà non è affatto più sicuro del parto spontaneo, che è il vero parto. E si tende, come riconoscono innanzitutto gli addetti ai lavori della sanità pubblica, a medicalizzare l’evento più naturale che c’è, come un incidente da calcolare, programmare, pilotare con la tecnologia, in cui la donna diventa una comparsa gestita dalla regia di tecnici ai quali si delega l'operazione. E così il bimbo arriva al mondo quasi in assenza della mamma, che non di rado si ritrova da un lato intimorita e dall’altro indotta a scorciatoie molto spesso non necessarie e meno sicure, anziché essere accolta e sostenuta nel tirar fuori tutte le sue forze che naturalmente ha. Nel Paese che canta (e pure troppo) la mamma abbiamo l’infausto record di tagli cesarei nel mondo, superando in tutte le regioni il 10-15% indicato nel 1985 dall'Organizzazione Mondiale della Sanità e l'obiettivo di ridurre i cesarei al 20% entro il 2004 fissato dal Ministero della Sanità nel 2000. Sulla pelle delle donne e dei bimbi - trattati sempre più come soggetti da terapia, visite, controlli ossessivi - ci ritroviamo con un fenomeno fuori controllo.
Si registrano punte pazzesche di cesarei nel meridione, dove ormai vi si ricorre anche conmamme giovanissime e giovani e quasi sempre, circa 9 volte su dieci, nel caso dei gemelli. E soprattutto nelle cliniche private. In cima alla classifica c'è la Campania, dove viene aperta la pancia alle mamme nel 62% delle nascite. E la cosa è ancora più stucchevole se si pensa che i cesarei nella terra di Pulcinella erano sotto la media italiana tra il 1980 ed il 1988. Poi è iniziata l'ascesa, che ora arriva a picchi del 68,6% di cesarei nel 2007 nella Asl Napoli 3 e punte meno eclatanti del 43,4% a Benevento, “variabilità non spiegabile in base a differenti caratteristiche delle partorienti e dei nati” spiega l’ultimo Rapporto regionale sulla natalità in Campania. Ma pure la regione della Capitale d’Italia è affetta da questa “sindrome”, che la accomuna a Sicilia, Puglia, Calabria, Molise, Basilicata, o a Sassari, dove in media una volta su due i bambini vengono “estratti” chirugicamente con il taglio.
Spulciando nel Rapporto “Le nascite nel Lazio” - pubblicato dall'Agenzia di Sanità Pubblica regionale quest'anno sui dati del 2008, uno dei dossier più accurati ed aggiornati in Italia – viene fuori che il fenomeno nel Lazio è peggio di quanto descritto dalle fonti nazionali: ben il 44,4% dei bimbi laziali è venuto al mondo con il taglio cesareo. Il Ministero parla del 41,3%. Alle casse regionali un cesareo costa quasi il doppio rispetto ad  un parto spontaneo.
Ma non si tratta di una mannaia ineluttabile, la gravidanza non è destinata irreversibilmente a subire la sala operatoria. Esempi di vera eccellenza secondo natura ci sono. E non soltanto nei soliti Trentino Alto Adige e Friuli, che fanno nascere i loro bebè oltre 7 volte su 10 in modo naturale. La Toscana, ad esempio, brilla in naturalezza, riuscendo a contenere i cesarei a una nascita su 4, vantando primati positivissimi, addirittura sotto i limiti raccomandati dall'Organizzazione Mondiale della Sanità e dal Ministero della Salute. All'ospedale Misericordia e Dolce di Prato la percentuale di cesarei nel 2007 è stata del 14%, e poco più alta, 15,9%, all'ospedale della Valdinievole, a Pescia in provincia di Pistoia. A Prato, i tagli sono persino diminuiti di mezzo punto percentuale rispetto al 2005!  Ed è ora di smetterla pure con la storia che sarebbe tutta colpa delle donne: l'84% delle mamme  intervistate dall'Istituto Superiore di Sanità in 12 regioni italiane dichiara che, potendo scegliere, avrebbe preferito partorire spontaneamente. «Il dato – scrivono gli esperti autori dell'indagine nel 2001 - contrasta con l'affermazione sempre più frequente che sostiene che parte dell'elevata incidenza di tagli cesarei nel nostro Paese sia dovuta al desiderio espresso dalle donne di non partorire spontaneamente».
Altro mito da sfatare: il cesareo non è più sicuro. «Il parto spontaneo è più tranquillo, perché non richiede intervento chirurgico», conferma ad Acqua & Sapone il Prof Massimo Moscarini, presidente dell’Associazione ostetrici e ginecologi italiani.

 



I MEDICI: ECCO PERCHÉ FACCIAMO IL CESAREO

Paura di denunce    91%
Gestione-organizzazione    59%
Influenze esterne (donna, famiglia, mass media)    47%
Invecchiamento ostetrici    42%
Esigenze-limiti della struttura    34%
Cultura (“sono cambiate le donne”)    34%
Altro    33%
Motivi clinici    32%
Richiesta della donna anche senza indicazioni mediche    27%
Aumento patologia mamma-bimbo    15%
Inadeguato controllo clinico in gravidanza    6%
Necessità pratiche della donna    4%

 




ESAGERARE COI CONTROLLI NON SERVE

Se la gravidanza non presenta alcun problema, il Ministero della Salute consiglia di eseguire tre ecografie durante i nove mesi di gestazione, una ogni trimestre. Se prescritte dal ginecologo o dal medico di base e se effettuate in struttura pubblica o convenzionata, questi tre esami sono totalmente gratuiti. Eppure aumentano ogni anno le donne che ne fanno 7 o più: secondo l'Istat, dal 1999 al 2005 sono aumentate dal 23,8% al 29%. Mentre sono cresciute, nello stesso periodo, quelle che fanno 7 o più visite mediche durante la gravidanza, passando dal 52,7% al 56,4%.
Erano addirittura oltre 8 su 10 le gestanti che avevano fatto oltre tre ecografie, rilevate dall'indagine dell'Istituto Superiore di Sanità pubblicata nel marzo 2001. Dato confermato dall'Istat nel 2006.

 



PAPÀ, VIENI IN SALA PARTO
Le mamme lo vorrebbero accanto quando dànno alla luce il loro bimbo

Oltre a mettere fuori gioco la mamma, il cesareo non aiuta nemmeno a far partecipare i padri o magari altre persone importanti per la donna e per il bebè: l'indagine “Valutazione dell'attività di sostegno e informazione alle partorienti” dell'Istituto Superiore di Sanità, sottolinea che in media oltre 8 mamme su 10 avevano espresso il desiderio che vi fosse accanto a sé una persona di fiducia al momento del parto, innanzitutto il padre del nascituro.
Però non hanno avuto tale opportunità una su 4 al Nord, una su 8 al Centro e ben 7 su 10 al Sud. Nelle regioni meridionali ciò è dipeso soprattutto dalla inadeguatezza della struttura, mentre al Nord e al Centro soprattutto ciò è accaduto perché si trattava di cesarei. Cioè di interventi chirurgici. Care mamme, chiedete di essere informate e rispettate anche in questo, avete tutte le risorse per partorire secondo natura, con tutto l'appagamento che ciò comporta e accompagnate dai vostri partner. E cari papà, fatevi avanti pure voi, soprattutto al Sud e nelle Isole, “dove solo il 31,1% ed il 47,1% delle donne ha avuto vicino il proprio partner al momento del parto”, come sottolinea una ricerca dell’Istat nel 2006. 
 



MAMME, FATEVI INFORMARE E PARTECIPATE ALLE SCELTE

«Carenza di informazioni e conoscenze tra le donne, che vengono spesso escluse dai processi decisionali relativi all'assistenza ed una progressiva medicalizzazione dell'evento nascita di cui l'eccessivo ricorso al taglio cesareo rappresenta la manifestazione più esasperata». Lo scrivono già nel 2001 gli esperti dell'Istituto Superiore della Sanità in un'indagine nazionale su sostegno e informazione alle partorienti. Alla domanda se prima del parto aveva avuto sufficienti informazioni sulle modalità di assistenza al parto e al dopo-parto in uso nella struttura dove ha messo al mondo il figlio, hanno risposto: “No”, il 27,8% al Nord, il 32% al Centro e ben il 53,5% al Sud. Circa 4 su 10 delle mamme intervistate non conosceva il nome degli operatori sanitari che le hanno assistite. Il 60,3% ha dichiarato di non essere stata interpellata sull'effettuazione di qualche procedura (clistere, tricotomia, taglio del perineo “episiotomia”, ecc.), di cui il 40,5% al Nord, il 73,8 al Centro ed il 74,2% al Sud. Peggio ancora in fatto di come partorire. Alla domanda “le è stato consentito di scegliere la posizione che lei preferiva al momento del parto?” hanno risposto “No” il 48% al Nord, il 77% al Centro e l'80,5% al Sud.


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