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Anna Maria Marasi: nella superficialità non c'è rispetto

Una grande atleta che con la maternità ha scoperto il vero trofeo da conquistare

Lun 27 Set 2010 | di Giuseppe Stabile | Zona Stabile
Foto di 9

Dopo anni di successi e una carriera ai vertici dello sport internazionale ci si può accorgere che i traguardi più importanti sono ancora tutti da conquistare. Annamaria Marasi, ex capitano della nazionale italiana di pallavolo femminile, oggi commentatrice sportiva e membro della Commissione Nazionale Atleti del Coni, ha scoperto che l’impegno personale e la guida di un buon “allenatore” sono indispensabili anche per arrivare alla meta più ambita: la gioia dell’anima.

Anna Maria, come nascono i tuoi numerosi successi sportivi?
«Sono cresciuta in una bellissima famiglia di Parma, con una sorella più giovane che ha appena avuto un bimbo. Loro mi hanno dato la possibilità di seguire la mia passione più grande, lo sport. Mio padre mi ha dedicato tantissimo tempo: questo dovrebbe essere il primo impegno dei genitori verso i propri figli».

Che cosa hai imparato dalla tua lunga carriera?
«A sedici anni ho iniziato a vivere lontano dalla mia famiglia ed ho accumulato molte esperienze, anche con le immaturità e gli errori dei primi anni, quando pensavo che tutto fosse scontato e che andasse bene qualsiasi cosa decidevo. Il mio talento naturale e la grande passione sportiva mi hanno aiutato ad accettare e rispettare delle regole anche molto dure: ma sapevo che era necessario per diventare capitano della Nazionale e giocare nelle squadre più forti».

Com’è la vita quotidiana degli atleti professionisti?
«Fare sport ad alto livello è gratificante, ma per l’atleta è anche complicato: negli anni della gioventù la cosa più importante sono gli allenamenti e le gare. È molto difficile conseguire un titolo di studio o coltivare degli interessi; per me era faticosissimo anche mantenere i rapporti con le persone, dato che avevamo la giornata tutta programmata. Si vive fuori dal mondo per molto tempo, in un ambiente bellissimo che ti fa continuare a giocare anche da adulti, ma che è lontano dalla realtà. Ad esempio, quando ho smesso di giocare, non sapevo neanche come si pagavano le bollette delle utenze, perché ho sempre avuto qualcuno che lo faceva per me!».

Perché hai abbandonato l’attività agonistica a soli trenta anni, quando eri al culmine della carriera?
«La nascita di mio figlio ha cambiato la mia esistenza. All’inizio ho continuato a giocare per altri due anni e lo portavo sempre con me, ma poi ho deciso di dedicarmi completamente a lui. Avrei potuto continuare a giocare ancora per molto tempo, ma sono stata completamente trasformata dal grande amore che mi ha donato la maternità. Allo stesso modo, dopo aver fatto per tre anni la bellissima esperienza di commentatrice tecnica della Rai, ho lasciato l’incarico perché ho capito che le continue trasferte m’impedivano di seguire adeguatamente la crescita di mio figlio. Ora collaboro con il Coni e, attraverso la Commissione Atleti, cerchiamo di aiutare gli sportivi professionisti alla fine della loro carriera e di portare testimonianze ai ragazzi».

Che rapporto hai con i giovani?
«Collaboro con molti noti atleti di varie discipline, tutte persone splendide, a cominciare da Diana Bianchedi e Demetrio Albertini, che ha anche un fratello sacerdote molto in gamba. La nostra testimonianza può essere molto importante per i ragazzi: me ne accorgo da mio figlio tredicenne e dalle richieste di consigli che ci arrivano quando andiamo nelle scuole. È evidente che le persone oggi sono molto confuse ed anche nei giovani ci sono tristezza e disorientamento: i genitori hanno poco tempo per loro e, fuori dalla famiglia, a cominciare dalla politica, non hanno molti esempi edificanti. Eppure, soprattutto in certe fasi della propria esistenza, è fondamentale avere delle persone che possano sostenerci».

Sei stata sostenuta e guidata nelle tue scelte personali?
«Soprattutto dopo il dono di mio figlio, è nata in me l’esigenza di operare delle scelte non facili: ho preso delle decisioni convincendomi della loro ragionevolezza, anche se dentro di me sapevo che erano sbagliate. Ero alla ricerca ed è stato fondamentale l’incontro con un sacerdote che è diventato la mia guida spirituale. Non sempre abbiamo la capacità di comprendere da soli la nostra situazione personale, ma purtroppo è difficile incontrare delle persone che possano aiutarti veramente».

Come deve essere una relazione che sappia aiutarci a dare precedenza all’anima?
«Non basta rivolgersi a un amico qualsiasi, deve essere una persona preparata, dotata di qualità e contenuti, che sappia ascoltare l’anima di chi gli si avvicina e riesca a distinguere la differenza che esiste tra voler bene ed amare oppure tra provare affetto e compassione. Ho sperimentato che la vera strada la troviamo solo se, attraverso chi ci aiuta, riusciamo a vedere e incontrare Gesù: questa è la vera missione dei sacerdoti. Mi rendo conto che oggi è difficile avvicinarsi alla Chiesa, ma la realtà è che, rispetto a un sacerdote con comportamenti non consoni, ce ne sono altri dieci che aiutano tante persone».

Come arrivare a una vita più serena e gioiosa?
«So di dover percorrere ancora un lungo cammino e cerco di non demoralizzarmi per i miei errori. Ho ancora molti nodi da sciogliere, ma sono consapevole che non basta capire i propri conflitti interiori, che spesso sono inconsci. Infatti, capita frequentemente di continuare a fare cose che non vorremmo e non sappiamo come uscirne: quindi bisogna avere gli strumenti per risolvere il proprio disagio! Inoltre, è fondamentale il rispetto nelle relazioni interpersonali: dobbiamo rispettare noi stessi e farci rispettare, stando alla larga dalla superficialità. Nella superficialità non c’è rispetto: è necessario metterlo in pratica noi e dobbiamo esigerlo anche dagli altri. Tutto questo è un processo graduale che richiede molto impegno, esprimendo le cose belle che abbiamo e nella certezza che solo l’Amore guarisce».

Come ti prendi cura quotidianamente della tua anima?
«Leggo quasi ogni giorno il Vangelo, perché mi piace molto e trovo sempre un messaggio profondo adatto alla giornata che sto vivendo: ritengo possa essere utile a tutti. Contemporaneamente, è davvero importantissimo imparare a pregare, perché dona una grande serenità soprattutto nei momenti difficili. Credo che la preghiera sia molto più che ripetere meccanicamente delle parole che abbiamo imparato a memoria: pregare è poter parlare con Dio. Cerchiamo chi può aiutarci a comprendere cos’è veramente la preghiera: io stessa l’ho chiesto più volte, anche a Dio. È difficile, ma gradualmente ci si può arrivare».
 



EX CAPITANO DELLA NAZIONALE

Nata a Parma il 14 agosto 1969, a sedici anni esordisce nella serie A1 della pallavolo femminile dove, militando in varie squadre, resta fino alla fine della sua carriera, interrotta a soli trenta anni per stare vicino a suo figlio. Capitano della Nazionale, ha vinto 4 scudetti, 3 coppe Italia e 2 coppe dei Campioni. È stata scelta dalla Rai come commentatrice tecnica e fa parte, insieme ad altri dieci atleti, della Commissione nazionale Atleti del Coni. Partecipa a molte campagne di solidarietà, soprattutto a favore dei bambini più bisognosi e dei giovani.
 



VOLLEY 2010

Dal 24 settembre alla finale di Roma del 10 ottobre 2010, l’Italia ospita la diciassettesima edizione dei campionati mondiali di pallavolo maschile. Ventiquattro nazionali cercheranno di aggiudicarsi la medaglia d’oro, vinta negli ultimi due tornei dal Brasile. La nostra nazionale si è aggiudicata il titolo mondiale per tre edizioni consecutive dal 1990 al 1998.


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