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Matteo Branciamore: Il figlio dei Cesaroni

La sua Roma, gli amici di ieri e di oggi, la famiglia allargata e Bossi...

Lun 27 Set 2010 | di Angela Iantosca | Interviste Esclusive

I Cesaroni non sono più solo una serie tv: sono un modo di dire, sono i nostri parenti migliori, sono l’appuntamento imperdibile con il buonumore. Tra i volti più amati Marco Cesaroni (nella vita Matteo Branciamore) che, nella nuova serie, in onda da settembre su Canale5, ha un ruolo molto importante: è diventato padre del figlio di Eva (alias Alessandra Mastronardi).

Cominciamo dai Cesaroni: come è cresciuto il vostro legame in questi anni?
«Siamo una famiglia vera ormai, siamo troppo uniti, non è più finzione: ci sono momenti di “crisi d’identità”».

Chi è il più buffone del gruppo?
«Quello che fa più casino sono io! Non si direbbe, vero? Sul set è un continuo scherzare».

Una parola per i componenti della tua famiglia televisiva.
«Elena Sofia Ricci (Lucia Liguori) potrei definirla tecnica. Claudio Amendola: ha un cuore grande come una casa. Alessandra Mastronardi (Eva Cudicini) è vecchia dentro… Lei capisce cosa intendo! Niccolò Centioni (Rudi Cesaroni) è buono. Federico Russo (Mimmo Cesaroni) è un paravento. Antonello Fassari (Cesare Cesaroni) è un grandissimo attore, è il professionista. Micol Olivieri (Alice Cudicini) è simpatica».

Ti piace l’immagine di famiglia che trasmette la serie tv? 
«Sì molto, nonostante ci stiano addosso e ci critichino perché, secondo qualcuno, è una famiglia troppo allargata».

E tu cosa ne pensi?
«Penso che rispecchi la situazione familiare di tante persone. Non è una rappresentazione idilliaca della realtà, ma veritiera: ci sono arrabbiature, momenti difficili, problemi da superare. Non è una favola quella che si racconta! Moltissime persone, in questi anni, mi hanno detto di identificarsi, di ritrovarsi molto in ciò che raccontiamo. Non sono ormai moltissimi quelli che possono “vantare” di essere cresciuti in una famiglia “istituzionale”».

Il lavorare in un contesto del genere ti ha fatto cambiare l’idea di famiglia che avevi?
«Un po’ sì. Io vengo da una famiglia molto unita, i miei stanno insieme da tanti anni (Matteo ha anche una sorella più piccola – ndr). E, prima dei Cesaroni, pensavo che quella fosse la famiglia per eccellenza. Poi ho capito che ciò che conta davvero è l’amore, è l’amore che vince su tutto… Non importa se sei figlio o figliastro, ciò che conta è ciò che ci tiene uniti, che fa superare difficoltà, paure, incertezze!».

Come eri da adolescente? 
«Da piccolo ero timidissimo, chiuso. Poi, crescendo, è venuta fuori una parte di me che non conoscevo, quella del casinaro: facevo impazzire tutti a scuola. Al Liceo (ha frequentato lo Scientifico, in zona Corso Trieste a Roma - ndr) è esplosa una parte di me che era rimasta nascosta fino ai 14 anni».

Come hai vissuto in quegli anni Roma?
«Non ho mai sopportato le classificazioni sociali, che qualcuno fosse definito coatto e qualcun altro pariolino, in base al quartiere di nascita. Io sono nato in un ambiente un po’ snob e dentro di me è scattato presto un senso di “ribellione” a quel sistema. Sin da giovane non mi sembrava giusta questa divisione e questa strada non l’ho voluta percorrere, quindi i miei amici provengono da ogni ambiente romano! Degli anni dell’adolescenza ricordo gli amici, le partite di calcetto, i giri in motorino di sera… Sono passati 10 anni, ma gli amici di allora sono gli amici di ora!».

Quando hai deciso di fare l’attore?
«La verità? Quando a scuola ho capito che, facendo teatro, potevo saltare un’ora di lezione! Poi ho scoperto che mi divertivo parecchio».

La tua prima volta su un palcoscenico?
«In terza media, quando ho recitato un Arlecchino!». 

Quando hai capito che ce l’avresti fatta?
«Quando ho iniziato a fare i provini e, nonostante la mancanza di esperienza, i raccomandati intorno a me – io non conoscevo nessuno -, ho capito che la passione poteva diventare un mestiere. Non avevo paura della macchina da presa: applicandomi, avrei potuto raggiungere dei traguardi».

I tuoi ti hanno ostacolato in questo?
«All’inizio sì: come tutti coloro che hanno studiato un minimo, non credono alle favole e non credono al mondo effimero dello spettacolo, quindi non sono mai favorevoli al manifestarsi di una tale passione nei figli. Poi io ero uno che ogni mattina si svegliava e cambiava idea: volevo fare il calciatore, il tennista, poi il cantante…  Quindi diciamo che i miei erano convinti che ben presto avrei cambiato idea... E invece...».

Cosa dicono ora del “successo” di Matteo?
«I miei sono orgogliosi, ma non mi hanno mai esaltato. Sono riservati, non si vantano mai di avere un figlio che fa l’attore! Ma lo stesso comportamento lo avevano anche quando praticavo intensamente sport e ottenevo buoni risultati: mi dicevano che avevo fatto semplicemente il mio dovere!». 

Come ti ha cambiato la popolarità?
«I miei amici mi dicono “sei sempre il solito cretino”: diciamo che non sono cambiato per niente».

Dove ti rifugi per stare solo con te stesso?
«Sto sempre in giro. Quindi il mio luogo ideale è stare nella mia casa!».

Cosa vuoi far da grande?
«Vorrei lavorare sempre in un prodotto televisivo di qualità. Al cinema, mi piacerebbe lavorare con Carlo Verdone e Tornatore…».

Cosa vuoi rispondere all’attacco di Bossi ai “borgatari” Cesaroni?
«Ma che dobbiamo rispondere a Bossi? Io non capisco quello che dice. Certamente ognuno è libero di esprimere quello che vuole. Ma sono convinto di una cosa: generalizzare è sbagliato. Dire che i napoletani sono, i romani sono, i milanesi sono in una determinata maniera è sciocco: gli onesti e disonesti si annidano ovunque, in qualsiasi parte del mondo. I romani non sono tutti borgatari, come i milanesi non sono tutti raffinati. Ogni persona è un individuo a sé, a prescindere dal luogo in cui è nato».

Su quale lato di te vorresti lavorare?
«Sulla diplomazia, sono troppo sincero. E sono consapevole di sbagliare nel dire sempre quello che penso. Sono difficile da gestire... ma non resisto: se penso una cosa, la devo dire!».



GIOVANE PROMESSA
Nato a Roma il 2 ottobre del 1981, ultimati gli studi superiori, si iscrive alla facoltà di Scienze della Comunicazione. In teatro debutta nel 2002 con “Novembre”; in tv nel 2001 appare in “Sei forte maestro 2” e “Distretto di polizia 2”, in “Padri e figli” e “La buona battaglia - Don Pietro Pappagallo”. Dal 2006 diventa popolare con “I Cesaroni”, serie alla quale presta anche la voce per la sigla “Adesso che ci siete voi” e per “Un mare di guai”. Nel 2006 gira il film tv “Piper”.  A settembre 2010 è tornato in tv con I Cesaroni.


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