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Soffrivo molto fisicamente, ma l’anima cantava

Chiara Badano, 18 anni, beatificata per far vivere il suo insegnamento: quando c'è amore vero, la gioia vince ogni dolore o paura

Lun 27 Set 2010 | di Alberico Cecchini | Attualità
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Cancro, sofferenza... morte. Argomenti tabù. Ma forse è meglio così, quando la superficialità domina, meglio il silenzio. Perché sono temi che richiedono rispetto profondo. Quello che oggi è sempre più difficile trovare, specie nei mass media. Poi se riguardano una ragazza di 18 anni, piena di gioia e di vita, la nostra capacità di comprendere vacilla. Rifiuto ed indignazione ci offuscano. 
Chiara, invece ci spiazza tutti. 
Giocando a tennis a 17 anni ha un dolore improvviso, diagnosi: osteosarcoma, un male incurabile alle ossa. La sua reazione è potente: si illumina, si fida di Gesù, ama piu che mai. E sconvolge tutti quelli che la vanno a trovare con la luce che trasmette. L'amore che lei provava per tutti, specialmente per i giovani come lei, è difficile da comprendere senza sperimentarlo. Tanto più è difficile raccontarlo su un giornale, ma le sue parole ci aiutano: «I giovani sono il futuro. Io non posso più correre, però vorrei passare loro la fiaccola come alle Olimpiadi. Hanno una vita sola e vale la pena spenderla bene». Poi scompiglia i capelli della mamma: «Ciao! Sii felice, perché io lo sono».
Dopo una notte difficile, confida: «Soffrivo molto fisicamente, ma l’anima cantava». Chi va a darle coraggio, ne esce sconvolto: è Chiara che contagia con la sua serenità e pace, c’è chi dice d’aver sperimentato il Paradiso. I suoi stessi genitori ne sono stupiti: «Pensavamo facesse quel sorriso per noi - dice il papà -. Ho cominciato a guardarla dal buco della serratura per capire se era sempre così, anche quando nessuno la vedeva. Chiara era sempre così!». Il suo medico curante, non credente e critico nei confronti della Chiesa: «Da quando ho conosciuto Chiara qualcosa è cambiato dentro di me. Qui c’è coerenza, qui del cristianesimo tutto mi quadra».
è il 7 ottobre 1990 quando Chiara Luce conclude la sua avventura terrena.  Aveva atteso questo momento come incontro con lo Sposo. Aveva trasformato la sua passione in un canto nuziale. Per il suo funerale aveva pensato a tutto: ai canti, alle preghiere dei fedeli, ai fiori, alla pettinatura, al vestito che aveva desiderato bianco, da sposa. Alla mamma aveva detto: «Quando mi vestirai, non dovrai piangere, ma dire: “Adesso Chiara Luce non soffre più, vede Gesù”». Quel giorno moltissimi i giovani.
Il vescovo di Acqui, monsignor Livio Maritano: «La gioia era dominante, stranamente unite lacrime e sorrisi». Immediata l’eco della straordinarietà della sua breve esistenza.  Molti cambiano vita. Innumerevoli le testimonianze. C'è un punto però che merita approfondimento: non è forse un grave inganno pensare che sia Dio a mandare le malattie? Forse semplicemente non può impedirle.
E talvolta, attraverso la collaborazione del malato, trasforma anche le situazioni di malattia in occasioni per avvicinare tante persone all'amore. Nei suoi pochi anni di vita Chiara ha realizzato ben oltre quello che poteva immaginare il suo desiderio di supportare tanti giovani a trovare la gioia della vita, dimostrando che si non deve avere paura delle difficoltà o dellesofferenze per quanto gravi, ma solo di vivere senza amore.  
 



CHIARA LUCE

Il nome “Chiara Luce” le viene dato da Chiara Lubich, nel luglio 1990. In risposta ad una lettera di Chiara Badano, la fondatrice del movimento focolarino le scrive tra l’altro: «Grazie anche della tua foto. Il tuo viso così luminoso dice il tuo amore per Gesù… “Chiara Luce” è il nome che ho pensato per te. è la luce di Dio che vince il mondo».          


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