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Marco Carta: così non l'avete mai sentito

Un ‘alieno’ di 23 anni, salvato dalla musica con una passione esagerata per “i Cesaroni”

Mer 01 Apr 2009 | di Alma Pentesilea | Interviste Esclusive
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Cappellino nero in testa, jeans un po’ calati, maglietta bianca e il sorriso di un ragazzo a cui la vita, in 23 anni, ha tolto e dato molto.
Gli ha strappato i genitori in tenera età e gli ha dato una popolarità inaspettata. Vincitore della settima edizione di “Amici” e vincitore del 59° Festival di San Remo, Marco Carta rimane un ragazzo semplice che non dimentica le sue radici.
«A livello caratteriale, sono cambiato poco, sono il Marco di sempre. Sono solo diventato più esigente, soprattutto con me stesso».

Come stai vivendo il successo?
«Lo sto metabolizzando. Ancora non ho preso coscienza di ciò che sta succedendo nella mia vita. Ma penso che mai me ne renderò davvero conto, perché per metà vivo in un altro mondo. è una cosa difficile da spiegare. Una parte di me è staccata dalla realtà e penso che questa “popolarità” che mi viene buttata addosso mi serva per “svegliarmi”, per prendere coscienza. Ogni volta è come ricevere uno schiaffo».

C’è qualcuno che conosce questa tua metà profondamente?
«Sono pochissime le persone che ho condotto nel mio mondo, che mi conoscono veramente».

Cosa ti sta togliendo la popolarità?
«La possibilità di fare tutto quello che voglio. Di fare qualche marachella, come lanciare i gavettoni dalla macchina! Ormai devo fare il bravo ragazzo!».

La musica è la tua passione da quando hai 6 anni. Pensi che ti abbia “salvato” nel corso della tua vita, nei momenti difficili?
«Mi ha salvato molte volte. Ricordo anni fa, avevo 16 anni, avevo un gruppo con cui suonavo, un gruppo di amici che si facevano le canne e facevano uso di droghe, cosa che io non ho mai fatto e mai farò. L’amore per la musica mi ha portato lontano da loro».

Hai solo 23 anni, eppure hai vissuto intensamente questa tua breve vita, cosa che inevitabilmente ti differenzia dai coetanei più fortunati. Vuoi dire qualcosa a questi ragazzi?
«Andando in metropolitana, in giro per strada li osservo e li ascolto e mi viene da domandarmi se c’è qualcosa che li fa sentire utili, anche una cosa stupida, qualcosa che li fa sentire vivi».

Cosa hai imparato dalla tua vita personale?
«Che gli uomini, io in prima persona, nonostante l’esperienza e la sofferenza, continuano a fare gli stessi errori. Con la morte dei miei genitori ho imparato molte cose e pensavo che non avrei mai più rifatto gli stessi errori in un futuro di fronte ad una situazione simile. Eppure, quando è morto mio nonno qualche anno dopo, mi sono ritrovato a provare gli stessi rimpianti e a domandarmi perché non gli avessi detto per tempo alcune cose. Ma c’è una cosa importante: da questi dolori ho imparato ad apprezzare la famiglia, a guardarmi intorno, oltre me stesso, ad apprezzare anche le cose più insignificanti che amiamo di più e di cui riconosciamo il valore soprattutto quando ne siamo privati. In questi giorni, per esempio, ho riscoperto la bellezza del sole la mattina presto, quando è forte e illumina ogni spazio e per le strade c’è silenzio. Era un po’ che non mi capitava di camminare per la città a quell’ora!».

Inevitabile parlare di “Amici” e Maria. Non pensi che i litigi continui in tv in una trasmissione che dovrebbe essere un talent show siano eccessivi?
«Nel corso della mia permanenza nella trasmissione, ho sofferto molto e mi domandavo il motivo di tutte quelle discussioni, quell'accanirsi».

E della tv in generale che dici?
«Mi diverto a guardarla e a farla…».

Ti vedi in qualche format?
(Riflette sorridente)… «Per ora voglio cantare, ma mi piacerebbe fare una parte in un film, oppure fare lo special guest ne “I Cesaroni”, la mia serie tv preferita! Ci vado proprio matto, a livelli esagerati, ma in fondo ho solo 23 anni!».

Cosa dice tua nonna di tutto ciò che sta capitando a suo nipote ?
«Mia nonna (lo ha cresciuto dopo la scomparsa dei genitori – ndr) mi ama ed è contentissima. Per lei sono il numero 1, anche se non è così!». E i suoi occhi sorridono pieni di amore.


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