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Come ti affosso la natura

I parchi nazionali sono a rischio lasciati senza fondi statali

Lun 27 Set 2010 | di Patrizia Santo | Ambiente
Foto di 17

Non avendo (per ora) tassato l'aria e la bellezza del Creato, scatta la mannaia sul patrimonio più importante del nostro Paese: la natura. L'ultima manovra finanziaria dello Stato prevede di dimezzare i fondi ai Parchi nazionali. Una potatura drastica, anzi letale, che mette a rischio e allo sbando un delicato e complesso ecosistema di aree protette.
Paradisi marini e montani, foreste, fiumi, laghi, orsi, cerbiatti, delfini, piante e fiori, aquile, falchi e aironi, cascate...  non contano. Bisogna tagliare: 50 milioni di euro per quanto di più sano e affascinante abbiamo nel Belpaese sono troppi, se ne facciano bastare 25. Lo dice il Governo. L'anno scorso gli hanno tolto circa 2 milioni e mezzo di euro per reperire fondi per il terremoto in Abruzzo e nel 2008 addirittura volevano sopprimere gli Enti Parco come enti inutili, in nome della lotta agli sprechi. Manco fossero un esercito di assessori e deputati. Parliamo di 522 dipendenti che mandano avanti un'enorme Arca di Noé visitata da oltre 34 milioni di persone l'anno.

Come ammazzare l’ambiente...
Negare quei 25 milioni di euro sarebbe il colpo di grazia per i nostri Parchi nazionali, già tenuti a stecchetto con un contributo statale che è il più basso d'Europa (17 euro l'anno per ettaro, contro una media europea di circa 50). Tagliando quei fondi, non si risana un bel niente, ma si soffoca chi cura l'ambiente più pregiato di cui disponiamo. «Noi non pesiamo molto sul bilancio dello Stato e con questi tagli ci sarebbero seri problemi di funzionamento ordinario e questo sarebbe molto grave. La decurtazione prevista non permetterebbe di pagare attività vitali obbligatorie per legge, come la vigilanza ambientale e l'antincendio e addirittura i costi del personale o la benzina», spiega ad Acqua & Sapone Francesco Carlucci, Direttore di Federparchi, l'associazione che raggruppa oltre 160 organismi di gestione di parchi nazionali e regionali, aree marine protette, riserve naturali regionali e statali, alcune Province, Regioni e molte associazioni ambientaliste. Morale: «Essendo nati per tutelare e conservare la natura, se ci tolgono pure questi fondi, di fatto ci tolgono la possibilità di svolgere la nostra funzione».

… e rovinare l'economia
«I parchi non sono luogo per appassionati della natura, ma luoghi di sperimentazione e di buone pratiche di sviluppo sostenibile e detengono il maggior numero di fonti d'acqua. Sono un'opportunità per l'intero Paese». Se un panorama che ristora l'anima o una gita coi bambini in mezzo agli alberi o al mare non hanno prezzo, esistono comunque dei numeri che fanno riflettere. Levare agli Enti Parco quel gruzzoletto – che è un'inezia nell'intera manovra finanziaria - non risolve alcun problema, anzi produce gravi perdite affossando il sistema dei Parchi nazionali. E con essi un giro complessivo d'affari di oltre un miliardo di euro, che significa per l'erario un incasso annuale di oltre 300 milioni di euro in imposte. Dunque lo Stato va a perdere oltre 6 volte tanto quanto spende per il funzionamento dei Parchi nazionali che coinvolgono 80.000 occupati (4.000 diretti, 12.000 nell'indotto dei servizi, 4.000 nella ricerca e nei servizi in 500 progetti di studi e ricerche, 60.000 nell'indotto del turismo, dell'agricoltura, dell'artigianato, del commercio), 750 cooperative di servizi e di lavoro e 200 associazioni onlus. E non potendo più pagare gli stipendi – dice il memorandum presentato da Federparchi al Governo – gli enti si ritroveranno pure con un mucchio di contenziosi coi loro dipendenti, e quindi con nuove inutili spese. Strozzando i Parchi, poi, si spalancano altre porte agli speculatori edilizi. Gli Enti parco hanno infatti prerogative anche in materia idrogeologica ed urbanistica.
7 comuni su 10 sono in dissesto idrogeologico ed uno su 4 è a rischio di frana ed alluvione insieme. Secondo l'Istat, dal 1990 al 2005 in Italia oltre 3 milioni e 665mila ettari di suolo agricolo sono stati mangiati da asfalto e cemento ad un ritmo di 100 ettari al giorno. Abbiamo perduto così il 17% di terreno agricolo, senza considerare le costruzioni abusive e quelle “sanate” dai condoni. In Liguria e Calabria le perdite più pesanti: rispettivamente il 45% e il 26%. Mentre le aree protette valorizzano il cemento stesso facendo salire il prezzo degli immobili esistenti.

Parchi strozzati, ma per i partiti ci sono 200 milioni di euro l'anno
Si spera in un sussulto di normalità e vitalità nel Governo e nel Parlamento, affinché cambino idea in sede di approvazione definitiva della finanziaria al Senato, in dicembre. Questo accade nel 2010, dichiarato dall'Onu “Anno della Biodiversità”. Lo stesso anno in cui – come tutti gli anni - i partiti prendono 200 milioni di euro in “rimborsi elettorali”, per un totale di oltre un miliardo di euro ogni quinquennio. I parlamentari italiani sono i più pagati d’Europa, come ha mostrato un recentissimo dossier di Confindustria. Ma tutelare l'ambiente e l'economia pulita non è nella loro natura. Il personale in servizio negli Enti Parco per legge dovrebbe essere di 792 unità, ce ne sono 522 . Molti meno dei parlamentari e ministri. Solo che fanno un gran lavoro.  
 



TESORI ITALIANI IN CIFRE

1.138 aree protette
1.873 Comuni coinvolti
24 Parchi nazionali
30 Aree marine protette
142 Parchi regionali
146 Riserve statali
371 Riserve regionali
431 altre aree protette
3.485.787 ettari protetti
34 milioni di visitatori l’anno


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