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Ticino

l’Italia in Svizzera

Gio 21 Ott 2010 | di Simonetta Bonamoneta | Turisti non per caso
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Immaginate la bell'Italia! Serbate i pregi e togliete i difetti. Pensate, insomma, al Ticino, l'unico dei 26 Cantoni svizzeri, in cui la lingua ufficiale è quella italiana. I ticinesi parlano italiano, ma pensano svizzero. Leggendo i giornali, ascoltando la radio o guardando la televisione, si ha proprio l'impressione di trovarsi in Italia, ma non appena si mette il naso fuori di casa, ci si rende conto di essere in Svizzera.

Tutto funziona alla perfezione. Le strade e i marciapiedi sono lisci e puliti come piste da bowling; di mendicanti non se ne vedono; la disoccupazione è a bassissima percentuale; nessuno passa mai con il semaforo rosso e sono tutti molto disciplinati e cortesi; i mezzi pubblici sono sempre in perfetto orario e non c'è pericolo di rimanere a piedi per aver perso l'autobus, perché ce n’è presto un altro.

Oltre alla storia, alla cultura e alla lingua, anche l'ambiente ticinese ricorda l'Italia, con il suo clima mite ed i suoi paesaggi quasi mediterranei. Nelle zone ritenute "inesplorate" si incontrano persone di tutte le età che, equipaggiate con enormi zaini o munite semplicemente di borsette, se la spassano in bicicletta. Ovunque è possibile trovare un manipolo di ciclisti diretti chissà dove, e questo perché il Ticino offre centinaia di chilometri di itinerari ciclabili, marcati e segnalati, che permettono a sportivi ed appassionati di godere del paesaggio, come pure di rilassarsi in mezzo alla natura. Una delle zone più ricercate per itinerari agroturistici in bicicletta è certamente la Piana di Magadino - fra Bellinzona e il lago Maggiore - che, con un'estensione di circa duemila ettari, è in grado di offrire al turista l'occasione di visitare moderne aziende agricole e scoprire la vita contadina in tutti i suoi aspetti, attraverso una campagna ricca di bellezze naturali, immersi in un paesaggio incantevole e rigoglioso.

LOCARNO: CULTURA E ARTE
Locarno, sede in agosto dell'omonimo Festival Internazionale del Film (in ordine di importanza il quarto dopo Cannes, Venezia e Berlino) punta molto sulla cultura e sull’arte, con una stagione costellata da numerosissimi eventi per tutti i gusti. Qui si vive a contatto con un ambiente internazionale di prim’ordine: attori e scrittori, produttori e impresari, vengono qui e si incontrano a passeggio all’ora del tè. Gente che è irraggiungibile a Londra o New York, te la trovi accanto al bar come se niente fosse. Qui gli alberghi non chiudono mai e tutta la cittadinanza partecipa agli avvenimenti con grande interesse. Anche i musei sono vivi e inseriti nella realtà cittadina, in modo che tutti possano goderne. è bello passeggiare sul lungolago e il quartiere vecchio, attraverso un defilé variegato di pregevoli edifici, tra cui la Pinacoteca Casa Rusca, dal cortile interno con tre ordini di loggiati di Hans Arp, uno dei padri del dadaismo. Dice Annarosa, un’italiana trapiantata qui da decenni: «Non sento molto la mancanza del mio Paese, perché qui siamo sì all’estero, ma con il vantaggio della lingua comune siamo veramente dei privilegiati. Beneficiamo del buon funzionamento di questo Stato che offre molte opportunità». è vero, con tante regole ma, assimilandole, dopo poco tempo diventano basilari per un buon convivere, cosicché il rigore nordico e la creatività latina vanno a braccetto.

Anche i suoi dintorni offrono un ambiente naturale di suggestiva bellezza. Le valli che fanno capo a tutta l’area locarnese offrono una straordinaria ricchezza di escursioni e permettono di toccare entro limiti abbastanza ristretti forme di espressione di vita assai varie e ormai rare, dato il carattere montanaro di questa gente. Soprattutto se si pensa di essere a poco più di un’ora d’auto da Milano. Assolutamente da vedere, il Rivellino, roccaforte e casamatta del Castello Visconteo del 1500 circa, con la certezza al 95% di essere stato progettato e realizzato da Leonardo da Vinci. Negli ultimi anni è oggetto di un po’ di dispute in quanto da tempo appartiene a privati, ma tutti concordano che questa testimonianza, comunque sia, vada rispettata e tutelata in tutti i modi.

LA LINGUA
è molto frequente nel Ticino l’uso di parole non correttamente italiane, un misto tra dialetto e idioma che dà un tocco originale all’esprimersi di questa gente, infatti ce ne accorgiamo subito al momento dell’imbarco a Locarno dove, per raggiungere il Parco Botanico del Cantone Ticino, ci appare la scritta “Imbarcatoio” e la cosa ci fa simpaticamente sorridere. Così arriviamo alle isole di Brissago che, aperte al pubblico nel 1950, hanno già accolto diversi milioni di visitatori. Per il clima particolarmente mite della regione del lago Maggiore, le isole ospitano sia piante coltivate di origine subtropicale, sia piante spontanee, tipiche della regione insubrica. Le principali aree geografiche da esse rappresentate sono: le coste mediterranee; le regioni subtropicali dell'Asia, dalla Cina al Giappone; l'America settentrionale, centrale e meridionale; l'Africa australe e l'Oceania.

UN SECOLO DI STORIA
Le isole già erano note all'epoca dei Romani, ma la loro storia come parco botanico ha avuto inizio solamente circa un secolo fa. Nel 1885 infatti, la baronessa Antonietta Saint Leger, affascinata dalla natura di questo luogo, lo assunse a sua dimora e diede inizio ad un’intensa attività culturale, con la partecipazione di musicisti, pittori, scultori e scrittori. Alla caduta in miseria della baronessa, le isole vennero acquistate nel 1927 da Max Emden, ricco commerciante amburghese, che conferì ad esse il loro attuale aspetto, costruendo nell'Isola Grande una splendida villa, il bagno romano e la darsena, sistemando le aiuole e lasciando l'Isola Piccola allo stato naturale. Le isole di Brissago vennero acquistate nel 1949 dallo Stato, divenendo Parco Botanico del Cantone Ticino. Con i loro incantevoli e riposanti colori che si riflettono nel blu intenso del lago, rappresentano il luogo ideale per rilassarsi e ristorarsi, circondati da lussureggiante vegetazione.

LA CAPITALE
La storia di Bellinzona, capitale della Svizzera Italiana, confine simbolico tra nord e sud, si perde nel tempo, come testimonia la scoperta nel suo territorio di numerose vestigia romane. Anticamente la città era una munitissima roccaforte, protetta da tre enormi castelli, Castel Grande, Montebello e Sasso Corbaro, che, nonostante i secoli trascorsi, si ergono tuttora maestosi. Castel Grande, del XII secolo, che sorge a ridosso del nucleo cittadino originario, su un enorme masso erratico, richiama alla mente tempi più feroci; Montebello, della fine del XIII secolo, che domina Bellinzona con la sua bellezza marziale e Sasso Corbaro eretto in pochissimo tempo dai milanesi nel 1479.

PIEMONTESI DI CULTURA LOMBARDA
«Noi ticinesi siamo un po’ come dei piemontesi di cultura lombarda - mi racconta il titolare di un piccolo supermercato di Bellinzona, grande appassionato di ciclismo -. Ogni fine settimana pedalo diverse decine di chilometri, perché qui abbiamo numerose piste ciclabili e grandiosi panorami: ogni tanto raggiungo l’Italia, ma il traffico caotico mi fa stare proprio male». La conoscenza di Bellinzona non si esaurisce certamente con uno sguardo ai suoi castelli. Essa infatti offre, oltre alle fortificazioni, edifici di notevole valore artistico e antiche dimore patrizie che, con i loro portali di granito, i graziosi balconcini straripanti di gerani e le curiose insegne in ferro battuto, racchiudono strette contrade in cui si ha l'impressione di trovarsi in un pittoresco borgo medievale.

META OBBLIGATA
Il sabato mattina, il centro storico di Bellinzona costituisce la meta obbligata per chi abbia voglia di apprezzare i pregi di una città che, nonostante il progresso, ha cercato, con ottimi risultati, di mantenere inalterata la fisionomia delle antiche borgate lombarde. Ogni settimana si svolge, infatti, una delle più sentite manifestazioni popolari, il mercato, che, come da tradizione, offre i migliori prodotti dell'artigianato ticinese, le specialità di salumeria preparate secondo ricette medievali, il pane, i formaggi e i migliori frutti dell'agricoltura locale. Insomma, gironzolando qua e là, tra monti, laghi, valli e città di quest’angolo della Svizzera italiana, ci si sente proprio a casa, ma in una casa molto confortevole che racchiude tre elementi essenziali: educazione, ordine e qualità della vita, il tutto in un’atmosfera da grandi affari… Forse, sotto sotto, tutto ciò che sognano gli italiani.


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