acquaesapone Interviste Esclusive
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri

Margherita Buy: Sono anche una burlona

Villa Ada per rilassarsi un film romantico tra i suoi sogni e se sua figlia volesse fare la velina...

Gio 21 Ott 2010 | di Angela Iantosca | Interviste Esclusive
Foto di 8

 Basta sentire la sua voce per intuire le espressioni del volto, di quegli occhi grandi da bambina che osserva il mondo con stupore e curiosità. Inafferrabile nella sua complessità, Margherita Buy lascia appena intravedere il suo mondo interiore fatto di pensieri, domande, risposte ed ancora domande. «Oddio un’intervista: mi ero completamente dimenticata!»: inizia così la chiacchierata con l’attrice, come una scena di uno dei suoi innumerevoli film! «Vado in banca e poi sono libera: sai, la mattina ho sempre tantissime cose da fare…». Ed eccoci qua a tu per tu con una delle attrici più apprezzate dai registi italiani. 

Lei è spesso protagonista di film incentrati sui rapporti familiari: come vede la famiglia oggi in Italia? 
«Ultimamente viene molto rappresentata al cinema, attraverso l’uso di diversi linguaggi. E, in certi casi, si analizza abbastanza bene il momento di crisi che sta attraversando. Ma quella a cui assistiamo è un’evoluzione che fa parte dei cambiamenti normali dei nostri giorni. La famiglia in senso tradizionale è il retaggio di un certo tipo di mentalità che sta cambiando. Non dico che debba essere distrutta, ma deve essere messa in discussione. A volte la rappresentazione che ne fa il cinema è anche troppo bonaria».

Pensierosa, problematica, complessa: è così che appare dai film. Come è Margherita Buy nella vita quotidiana?
«Sembro complessa? Diciamo che la complessità è una parte del mio modo di essere e vivere, credo che tutti lo siamo… Ed anche i miei personaggi: in fondo sono interessanti proprio per le loro molteplici sfaccettature, per il fatto di avere problematiche che alcuni di noi vivono. La gente si deve rispecchiare in qualcosa. Io sono come tutti: ho una dose di complessità, sempre rinnovabile, che non si esaurisce mai! Ogni età, ogni momento, ogni situazione è diversa da un’altra. Se vivi la vita in un certo modo, facendoti un po’ di domande, non può che essere così… complessa. Ma ho anche una parte molto spensierata, ludica, mi piace divertirmi, essere diversa rispetto ai film, scanzonata, allegra, burlona…».

Si parla spesso di donne madri e lavoratrici: come riesce a conciliare questi due mestieri?
«Argomento complesso… come la vita (ride – ndr). è semplicemente complicato. Si fanno molti sforzi, cercando di non togliere niente a nessuno, cosa impossibile, rinunciando anche al lavoro per stare con i figli. E, diciamo la verità, nessuno ti aiuta! Cerco di essere sempre presente, cosa impossibile, di parlare con mia figlia (Caterina - ndr): dopo un po’ - ne sono convinta - i figli lo capiscono che, se una madre lavora, è perché vuole farlo, perché è una esigenza personale e importante. I figli capiscono, basta parlare con loro e dargli tempo».

I personaggi che ha interpretato cosa le hanno lasciato? Le hanno mai fatto vedere la realtà con occhi diversi?
«Alle volte sì: le storie delle persone ti rimangono addosso, sia che siano interessanti, dolorose o divertenti. E quando, poi, mi trovo a vivere esperienze interpretate nei film, ho la sensazione di esserci già passata e le affronto in modo diverso, più consapevole. I film che trattano di famiglia o di adolescenti me li ritrovo nell’approcciarmi alla vita di mia figlia. Io ho una bambina di 9 anni e, con il mio lavoro, mi sono avvicinata già a problematiche che dovrò affrontare tra un po’, ma che affronterò con maggiore tranquillità, leggerezza, allegria, perché è come se le avessi già vissute. Interpretando vari personaggi, nella vita poi si è propensi ad alleggerire… come se le avessi già vissute…  un po’ come quando si fa il secondo figlio, credo!».

Perché ha deciso di diventare attrice? Cosa pensava di fare da grande, quando frequentava il Liceo Scientifico? 
«In realtà ero confusa, non pensavo di lavorare ed ero decisa a non andare all’Università. Ho cominciato a frequentare l’Accademia - cioè l’Università degli attori – per caso, come se una mano mi avesse preso e condotta lì e mi avesse detto: “Adesso fai qualcosa che ti può salvare, dare una possibilità”.  Ero abbastanza sbandata: ero fuori dalle dinamiche normali, non studiavo, non volevo andare a scuola, non mi volevo piegare al sistema. Sono stata a volte anche abbastanza problematica per i miei genitori. Veramente pensavo di non fare niente!».

Quindi quando ha deciso di far qualcosa, e cioè recitare, i suoi genitori sono stati contenti?
«I miei genitori (il padre lavorava nell'Unità Sanitaria Locale e la madre era casalinga – ndr) non sono stati affatto contenti all’inizio, pur rendendosi conto, lentamente - e per lentamente intendo anni! - che recitare poteva essere l’unica cosa che potevo fare. Soprattutto mia madre ha sofferto per il mio iter scolastico. Mio padre voleva che frequentassi l’Università: voleva per me una vita normale, ma io non ci sarei rientrata in questo cliché. Quella dell’attore è stata la strada migliore».

Ultimamente sono uscite alcune sue dichiarazioni sul fatto di sentirsi disoccupata: sono vere o sono state delle errate interpretazioni?
«Era una battuta! Sono stata sciocca io… l’ho detto in modo ironico, ma non volevo dire ciò che è stato riportato dai giornali e su internet!  Poiché ho sempre lavorato d’estate e quest’anno, per la prima volta, questo non è successo, ho detto che ero disoccupata. Mi dispiace quando non si capisce quello che dico. Approfitto di questa domanda per dire ciò che penso: quello della disoccupazione è un problema molto grave anche nel mio settore, il cinema. è un problema generale e sono molto solidale a chi vive veramente questa situazione in questo momento».

Quali personaggi si sente pronta ad interpretare?
«Ne parlavo l’altro giorno con una mia amica regista: mi piacerebbe un personaggio molto romantico, una commedia, anche non una commedia, vorrei vestire i panni di una romantica, in una età, la mia, ormai ai limiti concessi per interpretare un tale ruolo!».

Cosa vorrebbe comunicare di sé, recitando, che ancora non ha fatto?
«Mi dispiace molto quando è molto presente il mio aspetto ansiogeno e nevrotico. In realtà c’è tutta una parte di me che non è così. I ruoli che mi vengono attribuiti continuano a produrre ansia anche dentro di me. Vorrei un altro ruolo, di contesto, di storia, che abbattesse questa mia immagine».

Il cinema italiano è in crisi?
«La crisi del cinema c'è e ce ne accorgeremo nel prossimo anno: ci saranno pochi film italiani, anche poche produzioni televisive. Spero che si superi presto».

Ha mai pensato a lasciare questo Paese?
«L’ho pensato… ma sono poco intraprendente in questo, c’ho provato, ma non ho il carattere per farlo… forse me ne andrò, chissà...».

Cosa cambierebbe di sé quando si rivede in tv o al cinema?
«La faccia! Provo un disgusto feroce nei miei confronti! Farei piani larghi e lunghi. Poi, dovrei rifare tutto nel modo di recitare… ci sono dei momenti che non mi sopporto (ride – ndr)...».

... quindi è inspiegabile che abbia vinto tanti premi.
«Assolutamente! Sicuramente mi fanno piacere, ma poi non rafforzano l’immagine di me. Sono contenta perché il premio mi fa sentire partecipe di qualcosa di bello, di un lavoro interessante, mi fa sentire parte della squadra. Mi piace questa sensazione. Non sono una individualista, mi piacerebbe lavorare ancora con persone con cui ho lavorato, per dare e per prendere. Il premio è solo un riconoscimento al lavoro di squadra, non a me!».

Da donna riservata, elegante, raffinata, come vede le donne di oggi?
«Discorso molto lungo: ci sono tanti aspetti della donna, troppi da considerare. Nel mondo del lavoro si vedono i frutti dell’emancipazione. Ma ci sono delle esagerazioni che a me non piacciono. Si sono fatti molti passi avanti e molti indietro, c’è una esibizione della donna come oggetto del desiderio degli uomini che non condivido, in tv spesso ed anche per strada. è un tipo di atteggiamento dilagante che mi dispiace. La donna dovrebbe farsi apprezzare anche per il suo aspetto fisico, ma non in modo così scoperto. Penso che la tv sia un po’ colpevole in questo: ha trasmesso dei messaggi devianti».

E se sua figlia un giorno le chiedesse di fare la velina?
«Mia figlia non me lo può chiedere. Se me lo chiedesse significherebbe che io ho fallito come genitore, che come genitori io e il mio compagno non abbiamo saputo dare le giuste indicazioni e direzioni. Se me lo chiede, poiché sono io che ho fallito, è giusto che lo faccia!».

Un luogo in cui ama rifugiarsi, lontana da ansie e fobie?
«A Villa Ada a Roma, dove vado sin da bambina: è un posto in cui mi reco proprio per trovare pace, corro, cammino, passeggio con il mio cane… È un luogo in cui ritrovo me stessa, la mia infanzia, me… serena».              

 


 

MATRIMONI E FIGLI

Nata a Roma il 15 gennaio 1962, dopo essersi diplomata presso l’Accademia Silvio D’Amico, nel 1986 debutta al cinema in “La seconda notte”. Ha vinto il Nastro d'argento come migliore attrice protagonista per “La stazione”, “Le fate ignoranti”, “Saturno contro”, “Il caimano” e “Giorni e nuvole”; le è stato assegnato il David di Donatello nella stessa categoria per “La stazione”, “Fuori dal mondo” e “Giorni e nuvole”. Ha vinto due Nastri d'Argento come migliore attrice non protagonista per “Il più bel giorno della mia vita” e “Caterina va in città”. Nel 2010 l’abbiamo vista in “Genitori & figli - Agitare bene prima dell'uso”, “Happy Family”; “Matrimoni e altri disastri” e “Habemus Papam”, quest’ultimo di Nanni Moretti.                 


Condividi su:
Galleria Immagini