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Rivolta dei giocatori contro il 6 che esce sempre meno

Dal luglio 2009 è cambiato il sistema di estrazione. E la sestina vincente è diventata sempre più rara. Nonostante i montepremi super, per la prima volta c’è qualche segno di disamore

Gio 21 Ott 2010 | di Armando Marino | Attualità
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La febbre del Superenalotto è ancora alta, ma un po’ di antibiotico sta entrando in circolo nelle teste dei milioni di italiani appassionati di giochi e scommesse. La colpa è di una specie di effetto assuefazione all’adrenalina trasmessa dal fantasma della mega vincita, quella che stravolgerebbe la vita di chiunque, incluso zio Paperone. Il fatto è che di montepremi super nell’ultimo anno ce ne sono stati tanti, forse un po’ troppi. E dalla bolgia dei giocatori comincia a levarsi qualche voce di protesta. Anzi più di qualcuna: basta un’occhiata nei forum su internet per constatare che ci sono migliaia di giocatori in rivolta, inferociti per il mitico 6 che non esce mai. E naturalmente cominciano a serpeggiare le teorie del complotto. La più gettonata è quella del diabolico super cervellone della Sisal che, controllando in tempo reale tutte le giocate effettuate, pilota l’estrazione facendo uscire proprio la combinazione che nessuno ha scelto di giocare. E così il montepremi si gonfia, facendo sempre più gola all’italiano sognatore. Naturalmente di questa teoria, come di tante altre che circolano nella Rete dei complottisti, non c’è la minima prova. E però i giocatori in rivolta segnalano un’evidenza statistica che, come la giri la giri, è innegabile: fino al luglio del 2009, la sestina vincente era ricavata dalle estrazioni del lotto, pescando il primo numero estratto da sei ruote diverse (e bisogna ricordare che il gioco del lotto è gestito da Lottomatica, il Superenalotto dalla Sisal). Da quella data in poi si è deciso di cambiare sistema, creando un’estrazione apposita solo per il Superenalotto. Proprio a cavallo del passaggio al nuovo sistema c’è stata quella che resta, al momento in cui scriviamo, la vincita più alta mai registrata in questo gioco: i 147 milioni vinti nel paesino di Bagnone (in provincia di Massa Carrara) dopo che la sestina vincente non è stata azzeccata per 87 concorsi consecutivi. Nonostante sia un paese piccolissimo, il super vincitore non è mai stato identificato e questo ha alimentato ulteriormente la fervida fantasia dei complottisti. Anche perché, nei mesi successivi il 6 ha cominciato a essere sempre più raro. In seguito si sono verificate altre due vincite ritardatarie con conseguente super montepremi: quella di febbraio scorso ha assegnato il secondo jackpot più alto, 139 milioni, divisi a metà tra Parma e Pistoia, dopo 73 settimane di estrazioni. Ma è stata surclassata dal 6 non uscito per oltre 100 settimane con il montepremi che ha sfondato il muro da 160 milioni. Il fatto curioso, segnalato da migliaia di giocatori, è che prima che cambiasse il sistema di estrazione, nel luglio scorso, le vincite maggiori avevano visto il 6 ritardare per poco più di 50 concorsi, dunque staccatissime in classifica da quelle dell’ultimo anno. Una coincidenza che va a tutto vantaggio della Sisal, che vede aumentare le giocate, e dello Stato, che incassa la sua quota di tasse, sempre più gonfia. Il fatto che la svolta sia coincisa col cambio di sistema ha innescato un vespaio di sospetti tra i giocatori, anche se l’estrazione viene fatta negli uffici dell’Amministrazione dei monopoli di Stato, controllata da Guardia di Finanza e notai, seguendo tutte le procedure di sicurezza prescritte. E volendo si può anche assistere all’estrazione, cosa che dovrebbe garantire ulteriore trasparenza. Ma non basta a rassicurare i giocatori. E un po’ la maldicenza, un po’ l’effetto assuefazione alle cifre sempre più enormi, comincia a manifestarsi qualche segnale di disamore. Parliamo sempre di incassi altissimi: a ogni concorso si raccolgono giocate per oltre 30 milioni di euro. In totale è come se ogni italiano adulto spendesse 75 centesimi ogni giorno dell’anno per giocare la propria schedina. Basta moltiplicare per quasi 48 milioni di italiani (ossia esclusi bimbi e ragazzini) e per 365 giorni: viene fuori una cifra imbarazzantemente enorme. Il fatto è che nel 2010 sono stati giocati mediamente 7,2 milioni di euro al giorno, mentre le vincite arrivano ad una media quotidiana di  2,7 milioni. Dunque il gioco più amato dagli italiani è quello meno equo, che ha restituito ai suoi seguaci appena il 37,5 per cento delle giocate: una percentuale di restituzione tra le più basse, se comparata con quelle degli altri giochi autorizzati dai Monopoli di Stato. E infatti nelle ultime settimane, pur restando elevatissime le giocate, ci sono stati concorsi che hanno registrato lievi cali degli incassi. E le 50-60 milioni di combinazioni giocate negli ultimi concorsi sono ben lontane dalle 144 milioni di combinazioni giocate quando fu vinto il Superenalotto da 100 milioni a Catania. Ad ottobe il premio ha superato i 160 milioni, ben 60 milioni in più di allora. Ma per chi fatica ad arrivare a fine mese, quei 60 milioni non fanno poi una gran differenza: resta sempre un sogno impossibile. Ultimamente sempre più impossibile.
 


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