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Italiani a rischio estinzione

Uno studio prevede nel 2100 solo 8 milioni di italiani doc. Ma a sostenere chi vuole fare figli chi ci pensa?

Gio 21 Ott 2010 | di Maurizio Targa | Attualità
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Italiani come mammuth: tra poco saremo una specie estinta. Una battuta? Proprio per niente, secondo Fred Pearce, giornalista scientifico inglese, il cui libro "Il pianeta del futuro: dal baby boom al crollo demografico" ha fatto recentemente parlare di sé in tutto il mondo. In particolare lo studioso britannico ha messo sotto lente la situazione demografica del nostro Paese il quale, secondo lui, anticiperebbe una tendenza mondiale: un picco di crescita della popolazione nei prossimi anni, poi un brusco e prolungato calo. Ci sono spiegazioni diverse in ogni nazione per questo, secondo il ricercatore: dalla legge del figlio unico cinese agli effetti della recessione globale per le economie avanzate, e via sciorinando.
Ma il nostro Paese, dice Pearce, merita la maglia nera e la gogna pubblica: perché il tasso di natalità italiano è davvero basso (1,4%, tra i peggiori al mondo, con la sola Spagna a far peggio di noi nell’UE), e i fiocchi italiani, rosa o azzurri che siano, registrano un calo lento ma costante (dai 519.731 nati del 2004 ai 505.202 del 2008, con ben 14.528 nascite in meno). Ad impedire il crollo verticale ci pensano tuttavia i baby stranieri nati nello Stivale, il cui bilancio registra un fortissimo incremento (48.925 nel 2004 cresciuti sino a 57.925 nel 2007, pari a +8.840 neonati). Il ritmo di crescita degli italiani d'importazione, secondo le stime Caritas-Migrantes, unito al saldo negativo tra nascite e morti italiane, porta ad ipotizzare che nel 2050 gli extracomunitari rappresenteranno dal 17 al 20% della popolazione residente in Italia. L’ineffabile Pearce si spinge oltre, quantificando in appena 8 milioni gli italiani “doc” nel non lontanissimo 2100. Una catastrofe.

Un caleidoscopio di popoli
Non tutti però la vedono così: ricercatori dell'Università di Torino si sono divertiti a smontare le tesi di Pearce, documentando l’inesistenza della pura razza italiana (se li sentisse Garibaldi o peggio… Mussolini!). La prova? Le regioni del sud - Calabria, Sicilia, Puglia - sono ancora oggi abitate da individui che nel loro DNA portano segni inequivocabili di un legame fortissimo con la Grecia. In Liguria vivono i discendenti dei celti liguri, in Lombardia ci sono gli insubri, anch’essi di origine celtica. In Toscana troviamo gli eredi degli etruschi, a loro volta figli di una “carovana di mare” proveniente dal Medio Oriente. Addirittura in Sardegna ci sarebbero tracce cromosomiche che riportano ai fenici, popolo semita, come gli ebrei, originario del sud dell'Arabia: secondo gli scienziati piemontesi, dunque, se si dovesse esaminare il DNA di due italiani presi a caso, si potrebbero riscontrare le stesse differenze evidenziabili dall'analisi del corredo cromosomico di un africano ed un nordeuropeo.

Quando lo stato fa harakiri
Uscendo dall’esercizio, lo studio condotto dagli accademici ha sottolineato, tra le cause della sordità degli italiani al “crescete e moltiplicatevi”, il fatto che lo Stato da noi destini appena l’1% del proprio PIL a sostegno delle famiglie: imbarazzante il confronto col 3,5% della ricchezza nazionale dedicato alla stessa causa dalla Svezia e dalla Germania, o il 4% di Danimarca, Olanda e Finlandia.
Ha rimarcato come in Italia manchino efficaci politiche di sostegno aziendale, in particolare al lavoro delle neomamme: non le ha introdotte il 50% delle aziende, mentre solo una ditta su 4 propone l'orario flessibile e un altro 25% concede il part-time, che riguarda solo il 26,9% delle donne occupate, molto al di sotto della media europea che si attesta al 36,7%. Pochissime le aziende disponibili al telelavoro, o dotate di asilo aziendale.

Donne meno pagate degli uomini
Il nostro, continua l’impietosa analisi, è il Paese in cui le donne percepiscono circa il 20% in meno di retribuzione rispetto al collega maschietto, e nel quale gli asili nido sono pochi e cari. Dove, per l’asilo privato, è possibile detrarre fiscalmente solo il 19% su un tetto massimo di 632 euro annui, cioè 120,08 euro, quando la spesa media annua per bambino si aggira sui tremila euro.  Dove la donna, spesso, scegliendo di essere madre è costretta a dire addio al lavoro. E per lo Stato, questo fenomeno ha l’aspetto di un vero cortocircuito: l’addio all’impiego produce pesanti ripercussioni sul PIL, quindi sulla ricchezza nazionale, e un minor gettito fiscale derivato, ossia l’introito di meno tasse per lo Stato. Oltre ovviamente all’oltraggio arrecato alla mamma/persona, costretta a dover frustrare la propria realizzazione professionale, e non ultimo alla famiglia per il mancato apporto dello stipendio guadagnato dalla donna.

Il futuro negli stranieri
Se prosegue il trend attuale, sarà lasciato alle mamme di origine straniera (forse, aggiungiamo noi, anche un po’ meglio disposte al sacrificio?) il compito di riempire lo Stivale con pargoletti che, magari con gli occhi a mandorla, parleranno la lingua di Dante. Ma altro che razzismo all’amatriciana e protezione della stirpe: forse è il caso di interrogarsi se la facilità ad impadronirsi delle lingue che caratterizza gli slavi, le doti matematiche degli indiani, o la precocità all'apprendimento dei cinesi, allenati fin da piccoli a destreggiarsi con una scrittura che è logica ed immaginazione insieme, non siano invece delle marce in più che consentiranno ai nuovi fratellini d’Italia di arricchire di sana competitività le aule tricolori. E se magari non sia arrivato il momento di smetterla nel pensare di proteggere inesistenti purezze cromosomiche, propugnando idee che già troppi disastri hanno prodotto nella storia dell’uomo. Prendendo atto, per dirla con Einstein, che esiste una sola razza: quella umana.   
 



CRESCE LA POPOLAZIONE MA SONO IMMIGRATI
Subito dopo l’unità d’Italia, 149 anni fa, il nostro Paese contava poco più di 22 milioni di abitanti. La crescita della popolazione fu abbastanza lenta sul finire dell'Ottocento, anche a causa dell'emigrazione. Nel Novecento, fino alla fine degli anni ’70, l'aumento demografico fu invece più sostenuto nonostante le Guerre mondiali. La popolazione italiana è rimasta sostanzialmente invariata tra il 1981 e il 2001 (crescita zero), intorno ai 56 milioni; negli ultimi 10 anni è ripresa la crescita, soprattutto per via dell'immigrazione. Oggi siamo 60.418.711 (dato Istat più recente - aprile 2010).
 



BANCHI MULTIETNICI
Singolare in una classe romana della scuola elementare Pisacane: alla ripresa delle lezioni, lo scorso settembre, le maestre hanno preso atto del trasferimento anche dell’ultimo scolaro capitolino; ora tutti gli alunni sono stranieri, precisamente cinesi e bengalesi. Il ministro Gelmini ha sottolineato in proposito l’opportunità di far rispettare rigorosamente il tetto del 30% di bambini non italiani. Sicuri di aver capito tutto?
 



LA VITA È UNA TROTTOLA
La cosiddetta piramide dell’età della popolazione tricolore mostra una forte erosione alla base, caratteristica riscontrabile in tutte le nazioni del mondo sviluppato, assumendo la forma definita in gergo “a trottola”. La curiosa rappresentazione grafica è dovuta alla diminuzione del tasso di natalità e al contemporaneo aumento della capacità di sopravvivenza e quindi della speranza di vita: tutto ciò porta all'invecchiamento della popolazione, con la conseguenza, apparentemente paradossale, dell'aumento del tasso di mortalità. In realtà quest’ultimo aumenta solo perché la popolazione invecchia.
 


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